E' solo colpa mia

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Mario

Poche volte ho sentito la terra mancarmi sotto i piedi, quel buco allo stomaco che ti crea una caduta nel vuoto durante un sogno che ti costringe a svegliarti.. e in questo momento mi sento esattamente così, ma c'è una piccola differenza: non sto sognando ed è stato proprio Claudio a lanciarmi da un precipizio.

Guardo questo bambino tra le sue braccia e mi chiedo chi è Claudio realmente e soprattutto perché tutto questo. Mi sento come se una valanga mi avesse preso in pieno e io non riesco a muovere un solo arto, non ho la forza di andarmene, di togliergli gli occhi di dosso. Mi passano davanti questi mesi assieme a lui e non trovo un solo motivo per cui non mi abbia detto niente. Eppure ci dev'essere una spiegazione ed è proprio questo che mi tiene incollato ancora qui.

Mi rendo conto di non essere arrabbiato. Sono deluso, che è ancora peggio.

-"Ciao ometto, come va? Ti sei divertito?" gli dice riempendolo di baci e accarezzandogli la schiena.

-"Certo papà. Zio mi ha portato ogni giorno al luna park e ogni sera mi ha comprato lo zucchero filato."

Un colpo al cuore, due, tre, quattro, dieci.. non so se riuscirò ad arrivare alla fine di questa conversazione prima che Claudio si accorga di me.

-"Amore io devo fare delle cose importanti. Tu rimani un pochino qui, ci sono Lara, Nunzia ed Elisabetta. Stai un po' nel mio studio, papà subito torna. Va bene?" gli dice mettendolo a terra e abbassandosi alla sua altezza.

Lui annuisce stringendo un po' di più il peluche che ha tra le mani e si gira verso di me e per la prima volta lo guardo davvero. E' bellissimo ed è così piccolo, ha i suoi stessi occhi e sono sicuro che se non fosse andata così, se avessi visto questo bambino per strada, lo avrei indicato a Claudio e gli avrei giurato di averci visto nei suoi occhi un po' di lui.

Claudio

Fa che non vada via.

Eppure lo fa. Mentre Luca viene stritolato e coccolato dalle mie dipendenti, mi giro verso Mario con non so quale coraggio e nei suoi occhi ci vedo tanta delusione. Credo che questo sguardo mi sarà difficile da dimenticare, credo che stavolta l'ho perso sul serio, credo che nel mio cuore si sia formata una crepa quando mi da le spalle, prende il suo borsone e va via.

Lo seguo fuori al bar, lo inseguo per qualche metro fino a quando riesco ad afferrargli il polso. Siamo di fronte al negozio di giocattoli e mi sento ancora di più in colpa.

-"Fermati Mario, ti prego." Gli dico con voce supplichevole.

Mi fa una risata sarcastica e so con certezza che adesso farà di tutto per nascondermi il suo dolore.

-"Non farlo Claudio, non impedirmelo." Mi dice con freddezza e nel suo sguardo il gelo.

-"Mario io...." Non mi fa finire la frase quando inizia a gettarmi addosso tutta la sua rabbia.

-"Sisi, adesso mi dirai che non è come credo, che tu stavi per dirmelo, che puoi spiegarmi, che c'è una spiegazione. Lo so Claudio che c'è una spiegazione, deve esserci per forza una spiegazione! Ma adesso non importa più."

Sta in silenzio per pochi secondi, ma so per certo che lo fa soltanto per riprendere fiato.

-"Adesso mi spiego tantissime cose. Mi spiego i tuoi improvvisi silenzi, le ore intere che passavi assorto alla finestra ogni mattina come se aspettassi che arrivasse Dio soltanto sapeva chi, i tuoi occhi a tratti persi nel vuoto, quando ti appartavi per rispondere al telefono, i giochi nel ripostiglio e per non parlare delle mille macchinine che proprio ieri abbiamo comprato qui, in questo negozio. Per cosa Claudio? Per la collezione di tuo padre... certo! Mi hai nascosto una cosa importantissima, non hai voluto condividere con me la cosa più straordinaria che poteva capitarti. Mi hai tenuto fuori dalla tua vera vita Claudio. Chi sei veramente? Avrei accettato tutto per te, ma non dovevi prendermi in giro. Perché non me l'hai detto? Cos'è la nostra storia eh Claudio? Il gioco del silenzio? Mi sono stancato di darmi da solo delle cazzo di spiegazioni su tutto. Basta, ho smesso."

Tutto quello che pensavo potesse bastarmiLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora