Un altro giorno, stessa monotonia.
Sveglia alle 6, scuola, casa, studio.
In questo periodo le mie giornate sono composte da ore che non passano mai.
Anche i minuti mi sembrano infinitamente lunghi e noiosi.
Sospiro sciacquandomi il viso dopo due intense ore di matematica.
Forse è troppo che sto in bagno, ma è l'unico luogo dove io possa avere un po' di privacy.
Dove gli occhi di mio fratello non mi osservino e controllino.
Non riesco più a tollerarlo.
E so cosa potrebbe metter fine a tutto ciò, ma non sono poi così sicura di voler rischiare...
L'insistente bussare alla porta non solo interrompe i miei pensieri, ma provoca dentro me un instinto omicida assurdo.
-"Cameron, cavolo, è la quarta volta che bussi a questa dannata volta! Cosa diamine vuoi?" urlo, stufa, scandendo bene le mie ultime parole.
-"Ehi, stai calma. Volevo solo controllare che tu fossi ancora qui. Potresti uscire dalla finestra per quanto ne so." risponde cautamente.
-"Non ci credo! Ma chi ti credi di essere?!" grido ancora più forte.
Apro la porta e punto i miei occhi nei suoi, quando non noto nessuna reazione da parte sua decido di andare via.
Mi chiudo in camera e senza pensarci più prendo soldi, telefono e il cappotto.
Esco di nuovo da camera mia, sento l'acqua della doccia scorrere.
E ciò mi fa pensare che Cam si stia lavando.
Corro per il corridoio, apro il portone principale ed esco da esso.
So cosa fare, così almeno capirà.
In soli dieci minuti arrivo in paese, entro nel tabacchino del vicoletto vicino la piazza.
Entro spedita, ma appena i miei occhi incontrano quelli del commesso sento il nervoso invadermi.
-"B-buonasera." balbetto.
-"Buonasera a te, cosa ti do?" mi saluta educamente lui.
Capelli scuri, occhi verdi... carino, ma decisamente troppo grande.
-"Mmh... v-veramente... m-mi servirebbe un pacchetto di sigarette da venti." rispondo velocemente, asciugando i palmi sudati sul pantalone, nonostante il contatto con il jeans mi provochi un assurdo fastidio.
-"Senti, sei piccola, me ne sono accorto. Sei una ragazza giudiziosa, te lo leggo in faccia, e per questo te le vendo perchè sono sicuro che non sono per te. Giusto?"
-"Già." sorrido in imbarazzo.
-"Passiamo a noi, Camel, Marlboro, Winston...?"
-"Camel, perfavore."
-"Ecco a te. Buona giornata."
Pago ed esco dall'angusto tabacchino.
Imbocco velocemente la strada di casa, arrivo al cancello in poche manciate minuti.
Mi fermo davanti quest'ultimo con il cuore in gola.
"È l'unico modo per farlo ragionare." mi ripeto mentre la mia mano afferra la stecca di Camel.
Estraggo una sigaretta dal pacchetto e senza indugiare oltre la avvicino alle mie labbra.
Le mani mi tremano e non ho le farfalle nello stomaco, no, c'ho le api.
Tento di calmarmi, ma il pensiero della futura reazione di Cameron mi manda ancor di più in crisi.
Strofino i palmi sudati sulla stoffa del jeans per l'ennesima volta, oggi.
Caccio un ennesimo sospiro e dopo qualche altro secondo mi accendo la sigaretta.
Aspiro due, tre volte ma l'ansia non sembra passare, così, senza pensarci più, mi catapulto dentro casa.
Appena i miei occhi incontrano quelli di Cameron, noto un velo di pura rabbia appropiarsi del suo sguardo.
Si avvicina a passo svelto verso di me con uno sguardo che esprime tutta la sua voglia di uccidermi anche senza parlare.
Ma prima che possa dire o fare qualsiasi cosa lo precedo con le mie parole.
-"Cameron, guardami."
-"Selene che cazzo di storia è mai questa? Ti conviene darmi quella cosa o ti ammazzo con le mie mani. Ti avviso che da qui a pochi secondi potrei non riuscire a controllarmi." dice cercando di mantenere la calma, ma con pochi risultati.
Ho la sigaretta stretta fra le dita e finalmente mi decido a dire qualcosa di sensato.
-"Devi smetterla. Basta tenermi chiusa in casa. Non ha un cavolo di senso. Guarda: posso fumare in qualsiasi momento e luogo. Tenermi segregata non è servito a niente." dico scandendo bene tutte le parole ed essendo estremamente fiera del mio discorso.
-"Cameron. Guarda qua: " richiamo nuovamente la sua attenzione.
Mi avvicino sempre di più, fino a quando la distanza fra noi è solo un palmo di una mano.
Mi porto la stessa sigaretta alle labbra, aspiro e, dopo un secondo o due, caccio il fumo fuori dai miei polmoni.
Fumo che va proprio in faccia a Cameron.
Senza proferir parola, mi afferra un braccio e con l'altra mano la sigaretta, buttandola poi a terra.
Presa alla sprovvista non mi accorgo della mano di Cameron che si schianta sulla mia guancia.
Solo dopo il bruciore si fa sentire.
Pensavo davvero che avrebbe capito?
Beh, mi sbagliavo.
STAI LEGGENDO
La Piccola Di Casa
RomanceLa protagonista di questa storia è Selene, costretta a cambiare vita dopo la morte della madre. Dopo anni di lontananza rincontrerà suo fratello, Cameron, il solito dongiovanni bello e impossibile che sembra non provare sentimenti. Molte ragazze lo...
