Capitolo 17

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#POV NARRATORE ESTERNO.

La mattina dopo la ragazza dai lunghi capelli castani si svegliò presto per potersi fare la doccia.
Il fratello era uscito di casa già da un
po'.
Le aveva lasciato un bigliettino sul tavolo su cui c'era scritto che prima di entrare a scuola doveva comprare certi arnesi per un esperimento di chimica.

Iniziò a spogliarsi e a riflettere.
Forse troppo.

Cos'era l'insicurezza?

Pensò.

Cosa significava davvero la parola "insicura" con cui l'avevano etichettata fin da piccola?

Maestre, professori, parenti...da molti era conosciuta per la sua timidezza, per la sua paura di dire la cosa sbagliata.

E sì, molti glielo chiedevano.
Tutti prima o poi non potevano trattenersi dal farle la solita domanda.
Il fatto è che non riuscivano a spiegarsi il motivo della sua poca fiducia in se stessa...volevano solo capire cosa l'affliggeva.

Per molti rispondere a una domanda del genere non è poi così difficile.

Ma per lei lo era eccome.
Quella domanda che tanto temeva le veniva puntualmente fatta e,ogni volta, non sapeva cosa dire.

Beh, probabilmente, la sua insicurezza non era altri che la sua migliore amica, con cui condivideva tutto: le paure,l'ansia...il timore di non essere amata.

Lei c'era sempre stata per Selene, sopratutto quando si guardava allo specchio.
Riusciva a farle notare le più piccole imperfezioni, proprio come in questo momento.

Iniziò a contarle...ed erano troppe,davvero.

Una lacrima solcò il suo viso, ma non fu l'unica.
Le altre erano in arrivo e, dopo poco, le rigarono incessabilmente le soffici guance.

Queste odiose goccioline le appannavano la vista così decise di asciugarle con un fazzoletto di carta.

Il suo sguardo,precedentemente puntato sulle "enormi" cosce, salì fino ad incontrare il suo viso, ma non i bei lineamenti da siciliana o gli occhi.

Certo che no.

Sel non riusciva a concentrarsi su quelle belle iridi color nocciola che si ritrovava,

così profonte e intense; capaci di trasmettere tranquillità e positività a chiunque provava a perdercisi dentro,

ma sulla sua espressione disgustata.

Schifata da se stessa e dal suo fisico "inguardabile" e fottutamente imperfetto.

Beh, era la piccola che definiva così il proprio corpo.

#POV SELENE.

-"Per oggi ho sofferto abbastanza." Mormoro sospirando.

Mi dirigo in bagno, apro l'acqua calda e mi fiondo sotto il getto di quest'ultima.

Inizio a fare lo shampoo e poi a lavare il mio corpo.
Il sapone scivola lentamente per il petto e poi scorre fino ad arrivare ai fianchi.

Le mie mani a contatto con tutto quel grasso vorrebbero solo prendere un paio di forbici e tagliarlo.

Esco di fretta dalla doccia, sto per fare tardi.
Infilo l'accappatoio e la biancheria intima.

E di nuovo il mio riflesso mi tormenta.

-Fottuto specchio.-

Apro il primo cassetto del mobile in bagno e dentro ci trovo vari utensili di mio fratello.
Schiuma da barba, lamette...
Bene, ne prendo una e inizio a farla viaggiare sulla mia pelle.
Non subito sento dolore, poi però il bruciore invade il taglio poco profondo che troneggia sul mio polso.
Caccio un piccolo urlo: non posso credere di averlo fatto davvero.
Le forbici mi cadono di mano e io le lascio schiantarsi sul tappeto color porpora.
Sciacquo i tagli sotto l'acqua fredda che fa scivolare via dalla mia candida pelle il caldo sangue.
Asciugo velocemente le lacrime e mi precipito in camera per prendere l'asciugacapelli.
Poi indosso ciò che avevo preparato : una maglietta blu che scopre leggermente la pancia e un jeans con dei finti strappi.
Non possono mancare le Adidas blu alte.
Ovviamente salto la colazione e vado a lavare i denti e a pettinarmi.
Poi posso finalmente uscire di casa e andare alla fermata del bus.

~

Arrivata a scuola cerco di ignorare i ragazzi e le espressioni sadiche che mi stanno mandando.
Corro subito in classe con Hazel Grace e Saul.
Quando l'aula si riempie del tutto la professoressa di storia dell'arte entra con a fianco...Sam.
Cosa?

-"Buongiorno ragazzi." Gracchia l'insegnante e noi, da bravi alunni che non siamo,ci alziamo in piedi e rispondiamo svogliatamente al saluto.

-"Lui è Sam e l'anno scorso per vari problemi non ha passato l'anno. Spero che lo trattiate come merita. Detto ciò, Sam accomodati pure dove preferisci...ci sono posti liberi in fondo all'aula vicino a Nicolò oppure al terzo banco vicino a Selene." Gli sorride calorosamente.

Il mio viso si colora di rosso e, alquanto imbarazzata, inizio a giocarellare con gli orecchini a cerchi evitando il suo sguardo.

Vedo Sam avvicinarsi sempre più e quando noto i suoi libri sul mio banco, intuisco che abbia trovato un posto.

-"Ehi, da quanto tempo..." ridacchia ironicamente.

-"Eh, infatti." sorrido.

~

Le ore passano lentamente, ma per fortuna siamo quasi alla fine di questa straziante giornata di scuola.

Ora c'è Comunicazione con il professor Tancredi.

La maggior parte delle ragazze della mia classe sembrano delle verie e proprie morte di cazzo quando lo vedono, non capisco cos'abbia di speciale.

In quei dieci minuti di pausa Hazel e Sam si presentano a vicenda.

All'improvviso sento chiamarmi.

-"Selene che belle tette che hai, le vorrei anche io come le tue!" si lamenta Hazel, attirando l'attenzione della sua compagna di banco: Nicol.

-"Cosa?" Domando presa alla sprovvista.

-"Ma quanto porti? Quella sarà come minimo una seconda!" Esclama la bionda.

-"Ehm, a dire il vero port..."cerco di dire.

-"Pensa che io devo mettere il push-up per averle come le tue!" mi sussurra nell'orecchio per poi scoppiare a ridere come me.

-"Sam, non credi anche tu che abbia delle belle tette?" domanda ridendo.

Cazzo, figure di merda ne abbiamo?

-"Eh,sì...non sono male." sorride strizzando l'occhio.

Ehm, okay. Forse è meglio cambiare discorso.

-"Uh il proff è entrato." mormoro acchiappando una ciocca di capelli che è fuoriuscita dal codino.

-"Oddio, come sto?" mi domanda Hazel emozionata più che mai.

-"Benissimo, ora girati avanti prima di farti rimproverare!" sorrido e lei ricambia.

-"Buongiorno, se avete finito di mangiare, direi di cominciare subito la lezione parlando un po' di quello che abbiamo detto la volta precedente. Mh, Scott perchè non me ne parla lei?"

-"Ehm..lei h-ha spiegato che...ehm..." provo a dire, ma sento mancarmi l'aria.
La gola diventa improvvisamente secca e dolorante,le gambe mi tremano.

-"Non se lo ricorda?"

-"No." sussurro io, abbassando lo sguardo.

-"Mh, va bene, lo dirò io." annuncia il professore mandandomi un'occhiata quasi perversa.

"Sarà solo la mia impressione." penso e continuo a tenere lo sguardo basso per paura di essere interrogata di nuovo.

Il professore non smetteva di fissarmi e i suoi occhi su di me mi facevano sentire incredibilmente a disagio e fu un sollievo per me sentire il trillo della campanella che annunciava la fine delle lezioni.

Messi i libri nello zaino, preso il cellulare e le cuffiette da sotto al banco mi avvio verso l'uscita.

~

-"Dai allora io vado, se no perdo l'autobus" saluto con un bacio sulla guancia Hazel e lei m'informa che deve aspettare una sua amica per raggiungere il suo paese con il GSTP.

Attraverso l"ampio cortile proprio di fronte la scuola e, mentre sto per attraversare la strada, qualcosa,o meglio qualcuno, mi costringe a prestare attenzione proprio dietro di me...

La Piccola Di CasaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora