Lo schermo lampeggia ancora qualche secondo prima di piombare in un assoluto nero.
Stringo forte il telefono tra le mani tanto che mi fanno male le dita, le ossa attorno ai bordi solidi giocano con i tasti del volume in un moto continuo.
Ho il fiato spezzato, emozionato, il cuore minaccia di uscirmi dalla bocca.
Sollevo lo sguardo dal finestrino e, per una volta nella mia vita, prego che il tempo si velocizzi.
Dannazione, quanto è lento questo autobus.
Di solito i conducenti guidano come pazzi, bruciano quasi i semafori, si credono grandi e grossi e si immettono nelle strade con il rischio di schiacciare i poveri conducenti. Che il fato mi stia remando contro a ogni costo?
Mi passo una mano sul collo rigido, poi rigiro il braccio e poso i polpastrelli sulle labbra, e nel sentirle tirate verso l'alto in un sorriso genuino mi scappa una bassa risata.
Non ci speravo, invece è successo, e non potrei sentirmi più felice di così.
Appena intravedo sullo sfondo i palazzi conosciuti, mi tiro su aggrappandomi ai pali di ferro, pronto a uscire veloce dal mezzo. Le porte si spalancano con un cigolio e io sono fuori da lì, le gambe tese nella corsa e il vento tra i capelli.
Scarto le vie di quel labirinto senza rallentare l'andatura, ricordo ogni piccola deviazione, sebbene abbia sempre evitato questo luogo il più possibile.
Prendo fiato e salto un ostacolo: un secchio di ferro ribaltato, la spazzatura copre la strada, e voglio sperare sia stato un gatto, o magari un cane alla ricerca di qualche resto di cibo.
Una volta raggiunta la meta ansimo forte e sollevo lo sguardo verso le finestre superiori della casa. Sono aperte per metà, uno scacciapensieri trilla con l'unico campanello rimasto.
Un po' macabro. Sembra come se qualcuno abbia mozzato di proposito gli altri sonagli, lasciandolo a corto di suoni.
Oh, andiamo Damien, possibile che tu sia in grado di vedere del tragico anche in un semplice oggetto? Forza, concentrati.
Cerco tra i contatti del telefono, schiaccio il numero desiderato e resto in ascolto con il cuore in attesa.
Lo so che ci sei.
—Dami?—
La voce del mio migliore amico si sprigiona dall'altro lato, poi lo sento borbottare qualcosa con sua sorella e ridere subito dopo.
Sembra tranquillo; un buon segno.
Non trattengo un nuovo sorriso, sento le guance tirare con forza.
«Dani, sono sotto casa tua. Puoi scendere un attimo?» dico con la gola secca, tanto che ingoio un paio di volte, i battiti a mille. In realtà, avrei bisogno di un po' d'acqua, giusto un goccio per idratare la bocca arida e impedire alla lingua di incollarsi sul palato a ogni lettera.
—Tutto bene?— Il tono cambia. Lo sento preoccupato, il fruscio dei capelli sul microfono mi suggeriscono il suo cambio di posizione, magari una più sollevata.
Ovvio che si sia allarmato; non è quasi mai capitato di vedermi arrivare qui senza preavviso.
Mettere piede in questa abitazione equivaleva a: "entrare nella tana di una bestia", o almeno è sempre stata questa la spiegazione data da Daniel.
Per questo motivo, sin dal nostro primo incontro, non mi ha mai invitato di sua spontanea volontà a casa sua, ma solo se costretto.
«Sto bene, stai tranquillo. Tu scendi e basta, ok?» dico con insistenza, pensando solo in un secondo momento alla possibile presenza di suo padre.
Ti prego, fa' che non esca a rovinare tutto.
Ascolto il suono delle chiavi nella porta, uno spicchio di apertura nella soglia e gli occhi di Daniel sono dentro i miei, lo sguardo inquisitorio e confuso. Si avvicina al cancelletto e lo apre, nel mentre scruta sul mio volto eventuali segnali di cedimento.
Inutile cercare, caro amico mio. Sono talmente felice che potrebbe accadere di tutto, e manterrei comunque il sorriso.
Nel vedermi occhieggiare verso la porta con insistenza, si affretta a rassicurarmi: «Il bastardo non c'è, è da ieri sera che manca. Si sarà addormentato in qualche vicolo di merda o avrà fatto festa con i suoi amici», dice con un sospiro soddisfatto, poi accenna un ghigno curioso, «e tu? Cosa ti prende?» domanda, contagiato dal mio buon umore, sorridendo a sua volta.
Mi schiarisco la gola, conto i battiti del cuore, cerco di rallentarli, però è davvero impossibile.
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Destino
Fiction générale[Completa] Damien è un ragazzo introverso e complicato. Ama la propria routine trovandola, nel contempo, banale e noiosa, portandolo a lamentarsene con se stesso ogni giorno, senza però cercare un valido motivo per cambiarla. Ha perso la voglia di v...
