Capitolo 2

8.1K 452 64
                                        

Elisabeth- Keira vedi, sai già che prima di te c'è stato un solo Figlio dell'acqua vero?

Io- Certo. È lui vero? Ha gli occhi azzurri con molte sfumature verdi e i capelli blu,come i miei.

Elisabeth- Sì, è lui. Si chiamava Caleb.

Memorizzai quel nome come fosse il mio. Elisabeth continuò.

Elisabeth- È nato tre secoli fa, quando la preside era ancora Sugar. Devi sapere che era un ragazzo bello ed intelligente proprio, come te, il suo potere era impressionante, ma sapeva che poteva essere pericoloso. Durante i suoi ultimi anni di scuola, ci fu la Battaglia dei primi Figli.

L'hai studiata vero?

Io- Sì, alla fine vincemmo noi, però subimmo molte perdite come Sugar e molti alunni. Invece la scuola subì gravi danni.

Elisabeth- Eccellente. La scuola riuscì a vincere grazie a Caleb, non si sa bene come fece ma ci riuscì, anche grazie al acqua della fontana che c'era nel cortile. Ma ne fu terribilmente indebolito, ed il colpo di grazia glielo diede..

Io- Minerva.

La interruppi. È quello che diceva Caleb nel mio sogno. "  I successori di Minerva vogliono la loro vendetta e non esiteranno"

Io- Lui la uccise vero? Lei lo colpì ma lui con le ultime forze le rubò l'energia vitale e morì prima di lui.

Elisabeth- È vero. So che lo hai sognato. Lui lo aveva detto prima di morire. "Verrà un giorno in cui i successori dei malvagi vorranno la vendetta, e uno come me nascerà e li sconfiggerà. Io l' aiuterò, appariró nella sua mente grazie a Morfeo".

Io- Ma parlava sempre così?? Era molto strano.

Elisabeth- Ahahahah, è normale che la pensi in questo modo. Sono passati tre secoli ed sono cambiate molte cose da allora.

Io- Aspetta, io sarei uno come lui?

Elisabeth- Si Keira sei tu. Adesso va. Pensa a quello che ti ho detto.

Uscì dalla presidenza frastornata. Mi diressi verso gli Habitat, appena la volpe mi vide corse verso di me e mi saltò adosso.

Io- Ehi, calma. Sei una volpe gigante, non pesi come una foglia.

Si rialzò e la accarezzai.

Io- Devo smetterla di chiamarti volpe.

Volpe- Hai ragione.

La guarda i. Ne avevo visti di animali che rispondevano alla loro lingua, però ero sorpresa perché non si era rivelata subito e io non l'avevo capito.

Io- Va bene. Fammi pensare, che ne dici di...Giaila!

Giaila- È perfetto! Ti devo ringraziare, se non fosse stato per te non sarei qui.

Mi strofinò il muso sul viso e in quel momento arrivò Beta con il suo aiutante David.

Io- Ciao Beta. Ciao David.

Beta- Giorno Keira. Sei già andata dalla preside?

Io- Sì, sono uscita adesso. Come si è comportata Giaila?

Beta- Bene le hai dato un nome.

David- Mi piace. Questa mattina non si è voluta far lavare, ha chiesto di una ragazza con i capelli blu. Ti volevo chiamare, ma Beta ha detto che saresti passata di sicuro. Ed infatti..

Io- Non c'è problema, la lavo io. Di sicuro l'acqua non è un ostacolo.

Ridemmo insieme e poi portai Giaila nella vecchia stalla, dove c'era un tubo per poterla lavare. Lo aprì e chiamai l'acqua a me per farla arrivare più velocemente. Sgorgò come un fiume in piena ed io cominciai a lavare la mia volpe.

Giaila- Bello. Non è forte come il getto della cascata, è più piacevole.

Io- Bene, l'ho regolata affinché non fosse troppo potente o fredda.

La insaponai e giocammo un po' con acqua e sapone, io creavo piccole onde e la travolge vo, mentre lei mi schizzava con le zampe.

Giaila- Ti va una cavalcata?

Io- Come?!

Giaila- Sono abbastanza grande e forte per portarti. Dai aggrappati e divertiti.

Salii in groppa e lei cominciò a correre per il cortile dietro la vecchia stalla. Il vento fischiava contro di noi e io mi tenevo stretta a Giaila. La sua pelliccia rossa e arancio era soffice, una morbida coperta. Dopo un po' si stancò e si fermò, io scesi e le grattai dietro le orecchie. Lei muguló festosa. Era arrivata l'ora di pranzo e dovevo andare in mensa.

Io- Vai a mangiare Giaila. Passo a salutarti dopo le lezioni.

Andai in mensa, raggiunsi Vaniglia al suo tavolo. Era insieme a Violetta, Oleandro e Giaggiolo. Tutti Figli dei fiori, e quindi, la maggior parte, avevano nomi di fiori. Poi  ci raggiungensero dei Figli della guerra e cominciammo a mangiare. A scuola conoscevo tutti, ma qualche volta mi sentivo esclusa per via del mio potere. Essere unici non è sempre più bello.

Io- Ragazzi, non ho fame. Vado un po' in biblioteca a studiare.

Oleandro- Ma come non hai lezione oggi?

Io- No, i professori hanno detto che dovevo riposarmi.

Violetta- Allora visto che vai in biblioteca, vedi che c'è qualche nuovo libro.

Io- Grazie Violetta. A dopo.

La biblioteca era un' antica  sala enorme piena zeppa di libri e scaffali. I libri erano tantissimi e non c'era nemmeno un buco sulle scaffalature, andavano messi ad incastro. Era gestita da Figli della scienza ormai troppo vecchi per un lavoro in città e che erano ben contenti de rendersi utili. Erano tutti molto disponibili e quello che ogni volta che entravo , si metteva subito a mia disposizione e poi mi consigliava qualche cosa da leggere era Archimede.

Archimede- Bentornata, Mangia- libri!

Mi chiamava sempre così, perché leggevo un libro in meno di un'ora. Io invece lo chiamavo Greco per il suo nome uguale a quello del famoso scienziato appunto greco.

Io- Ciao Greco. Volevo chiederti dei libri sulla Battaglia dei primi Figli.

Archimede- Va bene, vediamo... se non ricordo male i quel tipo di libri sono nella sezione 27.

Io- Quella attaccata al soffitto?

Archimede- Proprio quella! Vieni aiutami a portare la scala.

Andammo in una stanza buia e prendemmo una scala alta almeno tre metri.

Archimede ci si arrampicò sopra e dopo poco era in cima. Agile per essere anziano! Scese con tre libroni in mano e me li porse.

Archimede- Se cerchi quello che mi ha detto Elisabeth stamattina allora questi fanno per te.

Io- Bé come al solito sei il migliore Archimede. Li porto in camera e domani te li riconsegno.

Andando nei dormitori comincia i già a leggere ed a un certo punto...BAM. Andai a sbattere contro un ragazzo.

Io- Oddio scusa, ero distratta.

Lui- Scusami tu, anche io ero tra le nuvole.

Lo guarda i e aveva i capelli e gli occhi neri come il carbone.

Mi aiutò a raccogliere.

Io- Grazie. E scusa ancora.

Lui- Non c'è problema.

Si allontanò e da dietro notai che aveva una muscolatura definita e un portamento che mi ricordava qualcuno, ma in quel momento non mi venne in mente chi.

Andai in camera e comincia i a leggere.
##########################
Spazio Autrice.
Vi piace??? Ditemelo subito perché io qui potrei collassare senza i vostri commenti. Adesso cerco di scrivere anche il terzo. E che lo Yin e lo Yang siano con voi!!!! Sto delirando ma comunque baci!!!!

L' acqua della vita.La tua prossima ossessione. Scoprilo ora