Matteo
2 Ottobre 2018
Essere capitano è una responsabilità. Lo era quando ero solo un ragazzino che giocava in under 14 nei campionati provinciali nella mia società ad Asti, lo è adesso che rappresento la Power Volley Milano, nel maggiore campionato italiano.
Essere capitano non significa solo sorteggiare, per tentare di avere il primo turno di battuta, o essere il primo della fila, di fianco all'arbitro, quando c'è la presentazione delle squadre e il saluto iniziale. Non è nemmeno avere una striscia sottile sulla maglia, proprio sotto al numero o dover essere l'intermediario tra i giocatori in campo e l'arbitro.
Capitano è colui che deve prendere le redini della squadra, deve guidarla, saper gestire lo spogliatoio, tenendo unita la panchina, saper tenere alto il morale dei compagni quando le cose vanno male, saper gestire le emozioni dentro e fuori dal campo, deve essere un esempio. Un po' tipo un guru. Beh, forse è troppo egocentrico definirmi così, o meglio, Luca sosterrebbe questa tesi.
Quando sono arrivato qui a Milano, in prestito da Modena, sono stato quasi lusingato della responsabilità che mi hanno dato. Coach Giani ha dimostrato di credere in me fin dall'inizio, forse più di quanto non fosse accaduto nella società da cui provenivo. In un anno sono rinato. Ho riacquistato la grinta e la voglia di giocare che avevo perso. In particolare l'ultima stagione nel club emiliano è stata una vera sofferenza. Stare in panchina, non sentirmi parte di un gruppo, eccezion fatta per Luca, è stato come vedermi portare via il mio sogno. Avete presente quando l'acqua porta via il castello di sabbia appena costruito? Ecco. Io ero quel castello. Sicuramente il mio infortunio non è stato d'aiuto, ma pensavo che una volta recuperato, avrei avuto il mio spazio. Invece mi sono sentito solo oppresso, chiuso in un tunnel da cui non riuscivo ad uscire, perchè non vedevo la fine. Non sapevo nemmeno se sarei riuscito a continuare a giocare, visto che non ne traevo alcun piacere. Trovavo soddisfazioni soltanto nel progetto "Brodo di Becchi" insieme al Vetto, il mio socio nonché migliore amico.
Milano, cioè Busto Arsizio, è stata una boccata d'aria nuova e fresca. Nuova società, nuovi ritmi, nuova vita, nuove conoscenze. Non completo, ma è stato un po' un reset. Sono ripartito, come quando sono approdato in A1 per la prima volta, vestendo la maglia di Città di Castello. Perchè quando qualcuno ti schiaccia, devi essere il primo che attacca, come diceva non ricordo chi, in non ricordo quale canzone, che però ho sentito in radio diverse volte.
E oggi, per il secondo anno consecutivo, sono ancora qui, al PalaYamamay, davanti ai nostri tifosi, per salutarli e promettere loro che faremo del nostro meglio per portare Milano ai vertici della pallavolo italiana. Il nostro è l'unico scudetto di sport di squadra che alla città della Madonnina manca. Vogliamo fare la storia. Queste sono le parole del presidente Lucio Fusaro e coach Andrea Giani, grande campione della Generazione di Fenomeni, che ancora oggi detiene il record di presenze in maglia azzurra, davanti ad un palazzetto gremito.
- Revivre Milano è un progetto ambizioso che si sta concretizzando. Noi ci crediamo. L'anno scorso ci siamo fermati troppo presto, ma quest'anno possiamo fare la differenza. E ora lascio la parola al capitano, Matteo Piano, prima di passare alla presentazione ufficiale della rosa.-
Prima di poter iniziare a parlare, un lungo applauso si alza dagli spalti.
- Sono orgoglioso di essere anche per questa stagione il capitano. Speriamo di potervi far divertire e di farvi sognare. Daremo tutto sul campo. Perchè noi, questa società, questa città, voi, vi meritate tutto quanto. Sarà un campionato tosto, come sempre del resto. Ormai lo sapete: i discorsi non sono il mio cavallo di battaglia, perciò forse è meglio passare direttamente alle presentazioni. Ci tengo solo a dire che dovremo dimostrare di poter essere all'altezza delle squadre considerate top. Ma abbiamo i mezzi e abbiamo la convinzione, quindi forza Milano!-
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Our destination
FanfictionLa vita di un pallavolista non è mai sedentaria: si viaggia da una parte all'altra dell'Italia, dell'Europa o del mondo, senza sosta. Creare dei legami profondi è difficile, soprattutto quando molti restano accanto soltanto per la fama e non per rea...
