8 Settembre 2018
<<Ammetto che potevo anche essere un po' più gentile, l'altro giorno. Però grazie per avermi risparmiato lo spostapoveri, o bus, come normalmente è chiamato. In bocca al lupo per la partita inaugurale di domani.
PS: sono la tipa che hai mezza azzoppato al PalaYamamay la scorsa settimana.>>
Ecco, ho appena cliccato invio al messaggio di direct. Ho fatto una stronzata, lo so. Ma l'ennesima storia su Instagram di Matteo, sui social Teuzzo, mi ha ricordato che, forse, ero stata un po' esagerata.
In realtà è la noia del viaggio in treno che mi fa fare queste cose, di cui mi pento un istante dopo.
Vi chiederete il perché di questo spostamento. La risposta è più banale di quel che sembra.
Questo sabato non c'erano allenamenti in programma, per una qualche congiunzione astrale favorevole. Perciò stamattina ho preso il treno per Bolzano, anche se ancora esausta dopo la sessione di pesi di ieri sera.
Mesi fa, prima che la mia vita venisse stravolta completamente, avevo pianificato con le mie ex compagne che avremmo guardato Italia-Giappone a casa di Giulia, come tradizione. Ecco il perché di questo viaggetto, su un regionale talmente vecchio che mi stupisco non vada ancora a carbone.
Questa usanza è nata quando ci siamo trovate, quasi per caso, dalla schiacciatrice per vedere la semifinale Italia-USA, uno di quei match difficilmente rimovibili dalla mia mente. Quel giorno abbiamo girato quasi tutti i locali di Bolzano, alla ricerca di un posto dove goderci la partita, ma erano tutti rigorosamente pieni.
- Per una volta non si parla solo di calcio, eh?!- disse Serena, stupita della situazione, quasi surreale, che stavamo vivendo.
L'Italia non è solo il paese del pallone, a quanto pare.
- E quindi cosa facciamo? Dove andiamo?-
Domandò Giada.
- I miei sono andati da alcuni nostri parenti, perciò ho casa libera, venite da me, dai!-
Ribatté Giulia.
E così andammo da lei, per goderci quelle due ore di batticuore.
Mancavano ancora due ore all'inizio del match, così, dopo essere andate nel vicino market, ci preparammo anche riserve di cibo, come valvola di sfogo, per liberarci dallo stress e dall'eventuale tristezza che avrebbe potuto impadronirsi di noi, in caso di esito negativo.
Patate fritte, pizze e altro cibo spazzatura furono il risultato delle nostri abilità da chef. In realtà il nostro sogno nel cassetto era ottenere le famose stelle Michelin, ma non sempre i sogni sono possibili. Praticamente tutto quello che delle atlete non dovrebbero nemmeno vedere con un binocolo, a meno che non si tratti di rare eccezioni. Se il signore delle fruttine e delle verdurine, cioè Simone Giannelli, il regista di Trento e della nazionale, ci avesse viste in quel momento, penso che gli sarebbe venuto in infarto.
Fruttine e verdurine, per chi non lo sapesse, sono le grandi passioni del regista, che ogni giorno pubblica storie in cui broccoli e altri vegetali a foglia verde, nonché frullati freschi, sono i protagonisti.
In perfetto orario per sentire il "commento tecnico" e, oserei dire, "sobrio" di Lucchetta e Colantoni, ci sistemammo sul divano, oppure per terra, pronte all'inno nazionale e a soffrire.
Credo sia stata una delle gare più sofferte di sempre. Punto a punto, difficoltà, momenti di black out totale, palloni meravigliosi, la rinascita, il tie break da infarto. Probabilmente ho rischiato di lasciarci le penne, in quelle due ore e mezza infinite. Ci siamo portati a casa quella partita col cuore.
Il primo set, che sembrava già perso, ci ha visti protagonisti di una grande rimonta, terminata con un ace di Birarelli, il capitano.
Purtroppo il secondo si concluse a favore della squadra americana, con il punto finale messo a segno da quel gran bel ragazzo, per essere fine e controllata, di Matthew Anderson, mostruoso opposto.
Il terzo set è meglio non ricordarlo, fu sufficientemente imbarazzante. Il quarto invece, è stato pazzesco. Sotto 22-20, ammetto che ero già rassegnata a vedere l'Italia lottare per il bronzo contro la Russia. Ma un certo Ivan Zaytsev, detto Zar, è andato al servizio e con ben cinque battute, di cui tre aces, ci ha trascinati ad un tie break da cardiopalma.
Incollati alla televisione fino alla fine, abbiamo visto uno spettacolo mozzafiato. Concentrati fino all'ultimo punto, il muro di Buti ci ha consegnato una chance, quella di lottare per l'oro olimpico, impresa mai riuscita, nemmeno alla Generazione di Fenomeni.
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Our destination
FanfictionLa vita di un pallavolista non è mai sedentaria: si viaggia da una parte all'altra dell'Italia, dell'Europa o del mondo, senza sosta. Creare dei legami profondi è difficile, soprattutto quando molti restano accanto soltanto per la fama e non per rea...
