18 Maggio 2018
- Madero.-
- Giada, numero 9.-
Corsi incontro alle mie compagne per battere loro il cinque e darci la carica a vicenda, prima che iniziasse la partita, forse la più importante del campionato. Sentivo l'adrenalina scorrere nelle mie vene, non vedevo l'ora di poter entrare in campo, per portare il team alla vittoria. Erano le finali regionali del Trentino, con l'intramontabile scontro tra Bolzano, la mia squadra, e Trento, le campionesse in carica.
A questo punto immaginerete che io sia una bolzanina doc, ma la risposta non è corretta. Sono originaria di Pavia, ma vivo in Trentino, a causa del lavoro dei miei genitori, da quando avevo dodici anni, quindi da novantasei mesi. Per chi non fosse abile in matematica, come me del resto, ho vent'anni e una voglia di vivere e spaccare il mondo esagerata.
La pallavolo mi dona ogni giorno la possibilità di liberare la mente ed il corpo da tutti i problemi che fanno parte della mia vita, al di fuori della palestra. Avete mai avuto la sensazione di avere nelle vostre mani il potere supremo sul mondo, di avere la responsabilità di una scelta, ma, al tempo stesso, di poter essere i burattinai del teatrino? Beh, io sì. Non prendetemi per pazza, tiranna, o egocentrica, ma la verità è che nella pallavolo, così come nella vita, qualcuno deve ricoprire questo ruolo. C'è sempre qualcuno che deve esporsi, assumendosi la responsabilità di una decisione, consapevole che alcuni lo sosterranno, ma altri gli saranno contro, qualsiasi cosa faccia. Anche nella pallavolo questo ruolo deve averlo qualcuno: il palleggiatore, o regista, come molti sono soliti definirlo.
Nel Bolzano Volley, sono io l'alzatrice. Certo, sulle mie spalle c'è un gran peso, devo tenere in considerazione tanti fattori e ragionare velocemente. La palla mi arriverà precisa? Se non lo è, dove arriverà? Dalla posizione in cui mi trovo qual è la scelta migliore? La palla è precisa vicino alla rete, ma a chi alzo? Chi è la più concentrata ed efficace in quel dato momento? Mi affido a chi ritengo essere una certezza? Rischio una fast al centro? Spiazzo il muro con una pipe? Do uno schiaffo alla palla dall'altra parte della rete di seconda intenzione? Ogni istante nella mia testa si accavallano queste domande, senza poi trovare una vera risposta, che arriva dall'istinto. Spesso si gioca ascoltando il cuore, anche se l'allenatore ha detto nel time out dieci secondi prima, di alzare ad una certa persona.
Mi sono dilungata troppo, vero?
Datemi della logorroica, non lo posso negare, ma quelle che tanti chiamano digressioni inutili, per me sono narrazione di uno stile di vita.
Ma, forse, ora è meglio se torno al racconto, d'altronde è per questo che sono qui: per raccontarvi una storia, la mia.
L'allenatore ci stava dando le ultime dritte, prima di scendere in campo per giocare la finale. Il sestetto titolare era lo stesso: Giulia ed Elena le bande, Martina come opposto, Anastasia e Paola i centrali, Emma come libero e infine me stessa, come palleggiatrice.
Non voglio annoiarvi, raccontando per filo e per segno le azioni più significative dell'incontro, ma mi limito a dirvi che fu una partita molto tirata. Cinque lunghi set sono serviti a piegare le avversarie e a portare a casa il titolo regionale. I primi due set sembravamo fantasmi in campo. Troppo contratte e con la paura di sbagliare negli occhi. Poi finalmente si è accesa una lampadina e abbiamo iniziato ad ingranare, punto su punto, senza più mollare nulla, fino alla fine. La battuta float delle trentine ci ha dato non pochi problemi in ricezione, per non contare il loro muro, sempre ben piazzato. La grinta e la fame di vittoria, però, ci ha condotte al trionfo, regalandoci la soddisfazione di alzare la coppa. Eravamo tutte consapevoli che quel match fosse importante, il Mister continuava a ricordarlo, ma soltanto tre giorni dopo l'incontro, ci fu svelato il motivo.
Roberto Tidano, alias "Il Mister", ci aveva convocate in palestra, il mercoledì pomeriggio, nonostante fosse il nostro giorno libero. Così ci trovammo tutte sedute in cerchio, in mezzo al campo, quando fummo raggiunte dall'allenatore.
- Buongiorno ragazze.-
- Mister, non ci dica che dobbiamo fare un allenamento extra anche oggi- disse Elena, una delle due bande titolari, nonchè capitano della squadra.
- No. Voglio parlarvi della partita di domenica. Ricordate che vi ho sempre detto quanto fosse importante?-
- Sì, certo. Era la finale regionale, contro Trento poi- rispose Anastasia, parlando a nome di tutte noi.
- Beh, era importante anche perchè dei Talent Scout erano presenti tra il pubblico, per selezionare le migliori. Non ve l'ho detto prima della partita per non caricarvi di ulteriore agitazione.-
- Talent Scout? Mister non è uno scherzo, vero?-
- Assolutamente no, Giada!-
- É qui per darci buone o cattive notizie?- domandò Serena. La giovane bolzanina non ha mai giocato da centrale titolare, anche se personalmente ho sempre pensato fosse una buona giocatrice, forse troppo timida, ma di certo non senza talento.
- Per due di voi sono senz'altro belle notizie. Giada ed Emma, due talent scout hanno evidenziato il vostro talento e mi hanno incaricato di consegnarvi questa busta.-
Quando ha detto il mio nome non credevo alle mie orecchie. Alla secchiona del liceo linguistico Carducci, che ha scelto di andare all'università senza rinunciare alla pallavolo, contro il volere di tutti, era stata data una possibilità di vivere un sogno?
" Gentile Giada Madero,
Dopo un'attenta valutazione delle sue qualità tecniche e tattiche, la società Diatec Trentino Volley vorrebbe ingaggiarla, nel ruolo di palleggiatrice, per la prossima stagione 2018-2019, per il campionato di Serie A1.
Nell'attesa di una Sua risposta,
Cordiali Saluti
Direzione del Trentino Volley"
La rilessi almeno due o tre volte, prima di accorgermi di avere gli occhi della squadra puntati addosso. Gli occhi si erano fatti lucidi in un attimo, ridevo e piangevo contemporaneamente.
Abbracciai subito il Mister, prima di chiedere ad Emma cosa vi fosse scritto nella sua lettera.
- La Unendo Yamamay di Busto Arsizio vuole ingaggiarmi!- urlò la ragazza, prima di iniziare a correre come una scema intorno al campo.
Corsi incontro alla mia compagna, che si fermò, per abbracciarmi. Dopo aver dato la mia notizia, tutte le nostre compagne ci abbracciarono, consapevoli che qualsiasi decisione avessimo preso io ed Emma, le cose sarebbero cambiate.
In quell'abbraccio, così intenso, erano racchiuse tante emozioni: gioia, tristezza, paura, orgoglio, gratitudine. Giocare in serie A avrebbe chiesto di sacrificare la scuola, un trasferimento, un distacco dalla mia casa, la mia palestra, i miei affetti, la mia routine. Forse non ero ancora pronta, dopotutto.
∼∼∼
- Giada, le tue compagne sono già andate via da quasi un'ora. Stavo per chiudere la palestra, che ci fai ancora qui, con quel pallone in mano?-
- Mister, lei crede che possa farcela?-
- Io non lo credo, io ne sono certo. Hai talento, ma non basta. E questo i talent scout lo sanno. Loro cercano qualcuno che abbia il carattere, la forza, il coraggio, lo spirito di sacrificio. Se ti hanno scelta, è perchè hanno visto in te queste qualità. Non avere paura di rischiare. Nella vita non si gioca per partecipare, ma per vincere. E questa è la tua occasione.-
- Posso abbracciarla, Mister?-
- Va bene, basta che poi ce ne andiamo. È quasi ora di cena e ho fame- esclamò l'uomo, ridacchiando sotto i baffi. Questa fu una delle poche occasioni in cui lo vidi quasi commosso. Fu un grande motivo di orgoglio. Col senno di poi, credo sia stato lui a darmi la spinta per accettare.
Quella sera tornai a casa e quando lo dissi ai miei, non rimasero così entusiasti e su di giri quanto lo ero io.
- Come farai con l'università? E vivere da sola in un'altra città? Noi non potremmo venire con te, lo sai.-
- Non voglio lasciare l'università. Lingue è dura, ma non sarò nè la prima nè l'ultima a conciliare sport e studio. Vivere da sola? Non ho dieci anni papà, chiunque voglia studiare o vivere lontano da casa lo ha fatto.-
- Ma tu sei sicura, tesoro?-
- Mamma, per una volta, voglio realizzare un sogno. È la mia occasione.-
- E allora siamo con te, Giada- dissero all'unisono i miei genitori.
Ora non restava che dirlo a Lorenzo, il mio ragazzo, che ero certa mi avrebbe appoggiata, alla vecchia e alla nuova società.
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A tu per tu
Buongiorno a tutti, cari lettori.
Se state leggendo questo piccolo spazio autrice, significa che siete arrivati al termine del primo capitolo di questa storia.
Che ne pensate? Vi aspetto nei commenti per sapere le vostre prime impressioni. Ovviamente sono consapevole che la squadra femminile del Trento non gioca in serie A1, ma è un'opera di fantasia e ai fini della storia ho dovuto fare delle modifiche.
Sono aperta a consigli e idee per migliorare la storia, come sempre.
Spero possiate apprezzare il mio lavoro.
Alla prossima,
Giulia
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Our destination
FanfictionLa vita di un pallavolista non è mai sedentaria: si viaggia da una parte all'altra dell'Italia, dell'Europa o del mondo, senza sosta. Creare dei legami profondi è difficile, soprattutto quando molti restano accanto soltanto per la fama e non per rea...
