Revisionato
James's POV
Osservo come la vita continua a fluire davanti ai miei occhi: domestici che corrono a destra e a manca per ultimare i preparativi di una festa che per me non ha senso. L'aria allegra si respira ovunque dentro casa mia ma io mi sento morto. Dovrei festeggiare il "debutto" in società del nipote di Dimitri, ma tutto quello che sento è un forte sentimento di apatia: l'unica cosa che vorrei è chiudere gli occhi per sempre e bruciare nelle fiamme dannate dell'inferno.
Mi merito l'inferno per quello che ho fatto con mia figlia: è colpa mia.
Da un anno e mezzo a questa parte la mia è cambiata totalmente, tutta colpa di una chiamata avvenuta nel cuore della notte proveniente da Londra: per tutto questo tempo, potevo togliermi la vita come un codardo, ma mia figlia ha sofferto a causa mia ed ora soffrirò io al posto suo, rimanendo in vita.
Le chiamate notturne sono sempre state le peggiori per me, e quel giorno dei primi di ottobre, a chiamare sul mio telefono è stata la polizia londinese, quando ho sentito la voce dell'agente chiedermi se fossi un familiare di Jane Cooper, ho iniziato a sentire il sudore scendere dalla mia fronte. Mi sono alzato dal letto incurante di mia moglie e di Janette che mi dormivano a fianco, con voce tremante ho confermato la mia identità sperando in un arresto per non so quale assurdo motivo. Non avrei mai creduto in vita mia di preferire una chiamata dove mi avvisavano dell'arresto di uno dei miei figli piuttosto che quella: "Deve prendere il primo volo per Londra, signore. Dovrebbe fare un riconoscimento di un cadavere" queste sono state le prime parole che mi sono state dette per telefono. Non capivo e ho chiesto ulteriori spiegazioni: mi hanno riferito che una macchina diretta fuori città ha avuto un incidente ed è andata a fuoco, dentro hanno trovato il corpo di una persona ormai carbonizzata e accanto i documenti che sono riusciti a salvare dalle fiamme che portavano sopra il nome di mia figlia.
Quel maledetto sei ottobre mi è caduto il mondo addosso.
Ho informato la polizia che avrei preso il primo volo disponibile sperando nel profondo del mio cuore che fosse tutto falso.
Senza avvisare nessuno nel cuore della notte e vestito come un folle, sono partito col primo volo disponibile per Londra sperando che si sbagliassero tutti: io sentivo che mia figlia era viva, era un sentimento così viscerale che nessuno riusciva a togliermi questo pensiero dalla testa.
Poi l'ho visto.
Quel corpo nero carbonizzato della quale non rimaneva niente. E con esso non rimanevano neanche più le speranze. Era rimasto solo la forma di uno scheletro con sopra la pelle sciolta, era irriconoscibile: ho capito che fosse mia figlia a causa della collana di famiglia che si era quasi sciolta tra le sue mani. Sono dovuto correre via da quella stanza asettica e fredda, dove quei resti erano stesi su un lettino di metallo coperto solo da un lenzuolo bianco. Il senso di nausea mi aveva colpito forte, ma non era dovuto solo alla vista del corpo bruciato, no.
Erano i sensi di colpa che mi divoravano.
Ho mandato via mia figlia quando era piccola, non mi sono goduto la sua infanzia, la sua adolescenza, e quando è tornata, ho percepito una rottura del nostro rapporto e non ho avuto modo di ricucirlo.
Ci eravamo separati: non eravamo più James e Jane soli a lottare contro la terribile madre, o almeno lei così considerava Clarisse. Ci siamo persi, e quando potevamo ritornare ad essere qualcuno, ad essere di nuovo il nostro duo imbattile che sconfiggeva i terribili mostri, lei ha se n'è andata via per sempre, mi ha lasciato e dentro di me è rimasto solo un vuoto. E dopo un anno e mezzo, nonostante la vista del suo corpo carbonizzato che mi perseguita ogni notte, ancora spero che lei sia viva e aspetto con ansia il suo ritorno.
«Signor James, sua moglie mi ha fatto portare i suoi vestiti e le chiede di prepararsi per la serata» ed ecco Alecxander Moore che, come suo solito, mi risveglia dai miei momenti di trans in cui sono seduto sul divano del mio studio a contemplare il niente. Pensandoci, Moore sembra diventato lo schiavo di mia moglie da quando non ci parliamo più.
Un anno e mezzo in cui viviamo come separati in casa, ognuno nelle proprie stanze senza mai parlarci neanche per sbaglio: se in passato avrei fatto di tutto per lei, pure smettere di andare nei locali a farmi altre donne e drogarmi, ora non c'è più questo rispetto, è andato via con mia figlia.
Adesso sono le prostitute dei miei locali ad entrare e uscire dal mio studio come se niente fosse, se ho voglia mi svuoto le palle per evadere dai miei pensieri. Ma quando questi sono troppo per me da sopportare, l'unica mia amica è la droga, specialmente la cocaina, è sempre presente in grandi quantità dentro i cuscini del divano, protetta da un involucro molto resistente.
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.B.A.D.
ChickLitLa mafia da secoli segue schemi prestabiliti dove l'uomo è al comando mentre la donna viene mostrata alle sue spalle come trofeo. Dimitri, il leader mafioso russo più influente in Europa, accetterà di proteggere la bambina ignaro che il vero nemico...
