Jane's POV
Il sudore imperla il mio volto provato dalla stanchezza di queste lunghe ore ma continuo ad andare avanti per tenere quiete quelle voci che intasano la mia testa. Aspetto che il mio nome venga chiamato per salire nuovamente sul ring. Ho passato due giorni interi a bazzicare tra i locali, la mattina succube dell'alcool, la sera pronta a gareggiare per scuotere il mio corpo con il brivido dell'adrenalina. Ieri era persa nel mondo delle corse, questa sera vado avanti combattendo con tutto quello che riesco ad avere a portata di mano mettendo KO qualche merda umana che si crede superiore a me.
Riuscire ad entrare nel giro qui a Miami alle spalle di quella persona è stato piuttosto facile, un mio uomo ha ottimi agganci sparsi per il mondo e mi è stato di grande aiuto: le corse sono state un po' così, ero sempre sul podio come secondo o primo posto ma non ero abbastanza soddisfatta dell'adrenalina che provavo; con le lotte è tutta un'altra storia.
Devo rimanere vigile, devo colpire prima di essere colpita e soprattutto posso uccidere se voglio. Non l'ho ancora fatta ma molti dei miei avversari non sono usciti dal ring con le loro gambe perché privi di senso.
Sto combattendo da ore ormai, ho superato la prima fase di questo torneo.
Non era niente di che, semplicemente per poter accedere al ring principale e riuscire a sfidare i pezzi grossi, dovevo mettere fuori gioco tutte le combattenti femminili che non erano molte ma sapevano il fatto loro. Ovviamente non potevano mai vincere contro di me, ho superato tutti gli incontri, alcuni erano durati pochi minuti, altri qualcosina in più ma ciò che conta è che sono arrivata nel grande ring per sfidare gli uomini d'onore più pericolosi d'America. Tutti pesci troppo piccoli per me, ho spento i sentimenti e ho fatto uscire la macchina omicida che è dissipata in me, non risparmiando nessuno. All'inizio ero sottovalutata, pensavano di vincere contro una mingherlina come me, ma man mano che tutti quanti cadevano giù come castelli di carta, avevano iniziato a tirarsi indietro molti di loro. Solo quelli più audaci e sicuri di sé hanno tentato la sorte usando trucchetti stupidi per farmi fuori: chi era onesto lottava bene fino alla fine istigandomi solo con le parole per avere una reazione da parte mia, quelli meno onesti avevano delle armi nascoste ed attaccavano pesantemente, ovviamente è stato come gettarsi tra le braccia della morte perché ogni volta li disarmavo e spesso gli ritorcevo la loro arma contro.
Ho tenuto il conto di quante persone ho messo fuori gioco ed ammonta a ben quattordici persone, sei donne e gli altri tutti uomini di una certa stazza. Adesso aspetto impazientemente il mio nono avversario, voglio poter salire sul ring per affrontarlo e per mettere fuori gioco quelle voci che mi riempiono la testa sussurrandomi gli eventi avvenuti quella sera in spiaggia. Stringo la felpa macchiata di sangue che indosso e digrigno i denti. Odio la mia mente perché non voglio rivivere quel momento. Ho ferito due persone che in realtà amo, l'ho fatto perché per una volta volevo che provassero ciò che provo io stando con loro quando mi fanno pesare le cose.
Ho colpito mio nonno con un pugnale, ho deliberatamente deciso di puntare all'arteria femorale facendogli rischiare la vita pur di mettere in chiaro il concetto che non so quanto abbiano capito. Credo molto poco visto la reazione di Alecxander, lui era così ferito. L'ho distrutto psicologicamente e dai suoi occhi era perfettamente lampate il dolore che provava, quel bellissimo azzurro mare che mi ha fatto innamorare di lui era diventato un pezzo di vetro opaco, tipo i piccoli vetrini che trovi in spiaggia usurati dal sole. Avevo immaginato mille reazioni da parte sua, credevo tante cose e tutte diverse tra loro, forse speravo anche che non mi fermassero per non fare quel che ho fatto, ma la verità è che ho ucciso entrambi e non me lo aspettavo. Volevo una loro reazione ma non proprio quella.
Speravo che mi fermassero, volevo in cuor mio che almeno Alecx fosse pronto a non lasciarmi andare via, che mi stringesse contro il suo corpo anche se avrei lottato all'inizio ma mi sarei calmata solo per farmi cullare da lui dolcemente. Desideravo che lui fosse come quella lieve brezza estiva che, calda e avvolgente come un morbido respiro, mi avrebbe cullato proprio come se fossi una piccola foglia in balia della solitudine. Sono solo quella piccola fogliolina rimasta attaccata su un ramo quasi morto che vuole essere consolata, e lui lo avrebbe potuto fare, avrebbe potuto urlarmi in faccia che non credeva minimamente alle mie parole e che era fiducioso dell'amore che provo per lui.
Avveva mille scelte da fare per dimostrarmi che voleva continuare a lottare per il nostro rapporto, che desiderava come me un "Noi", ma si è fermato alle mie menzogne perché non riesce ancora a credere in me e forse, quel centro perfetto nella coscia di mio nonno ha solo fatto passare le mie menzogne per vere.
Adesso sono quello che volevano che fossi, un mostro spietato, una macchina assassina perfetta. Proprio come Noah Octavian Cooper desiderava.
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.B.A.D.
Chick-LitLa mafia da secoli segue schemi prestabiliti dove l'uomo è al comando mentre la donna viene mostrata alle sue spalle come trofeo. Dimitri, il leader mafioso russo più influente in Europa, accetterà di proteggere la bambina ignaro che il vero nemico...
