Revisionato
Jane's POV
Prima o poi, nella vita di tutti, arriva il momento di fare i conti con la realtà, di mettere da parte la maschera che si decide di indossare per mostrare il vero sé.
Arriva quel momento, nella tua vita, in cui non ti basta più essere l'ombra di qualcuno, la tua ambizione può portarti a voler essere quel "qualcuno". Ti porterà a sentirti oppresso e tu, stanca di sentire quel grido continuo nella tua testa, decidi di fare uscire il mostro che è in te.
E tutto questo ora sono io.
Dopo anni di menzogne, mi sento stanca di fingere, non voglio più essere l'ombra del personaggio che mi sono creata, voglio finalmente calare la maschera e urlare al mondo intero che si, quel demonio rosso in realtà sono io, che una donna è il mostro che tormenta la mente di molti mafiosi che temono per la loro posizione di potere.
Ho imparato la lezione, fingere di essere buona non ripaga in questo mondo: devi per forza disseminare il terrore se non vuoi rischiare di essere ucciso da persone che si credono leoni ma in realtà sono solo delle misere lepri. E questa casa è piena di finti leoni, ma non sono i miei bersagli, non questa sera. La mia preda sarà quel coniglio del fratello di Tatiana e lei stessa: se la mia "migliore amica" pensava di essere immune alla mia ira solo per il ruolo che ricopre, si sbaglia di grosso. Una preda resta sempre una preda, anche se il leone c'è cresciuto insieme.
Forse, frequentando leoni, la piccola antilope ha confuso i suoi ruoli, e ha tentato il suo colpo proprio un anno e mezzo fa: l'incidente che ha provocato per farmi fuori è ancora marchiato a fuoco nella mia mente e urla vendetta.
Mancavo da casa da un paio di mesi, sapevo cosa stava succedendo perché ero sempre aggiornata su tutto da parte di Alec. Finalmente mi ero decisa di ritornare in America dai miei bambini: i server degli aeroporti erano rotti quel giorno, e ho deciso di fare i biglietti direttamente all'aeroporto, alla fine ero di passaggio. Ero sulla strada del ritorno quando è successo tutto: per mia sfortuna non ero sola. Una ragazza era al mio fianco, mi aveva chiesto un passaggio per andare nella zona in cui abitavo da qualche mese con la famiglia di Alecxander e, a metà del tragitto, un furgoncino nero coi vetri oscurati ha attirato la mia attenzione, era molto sospetto. Tuttavia, ho provato a rimanere serena per un po', senza farmi prendere da chissà quali pensieri ma, quando quel veicolo mi ha affiancato dal lato dei passeggeri, ho capito che la situazione era più seria del previsto e qualcuno mi voleva palesemente morta in quel momento.
Manco farlo apposta, eravamo su una strada piena di curve, per me è stato difficile liberarmi di quel camioncino e, quando finalmente pensavo di avercela fatta, siamo ritornati punto e a capo, addirittura con una marcatura così opprimente da far paura. Era ormai tutto calcolato, avevo capito che sarebbe finita male, ma hanno fatto un errore di calcolo non indifferente: hanno abbassato il finestrino oscurato e il volto del fratello di Tatiana si era mostrato a me in tutto il suo splendore. Ha anche avuto l'arduo coraggio di mostrarmi un telecomandino nero con un pulsante rosso al centro: era chiaro che quel piccolo rettangolino di plastica avrebbe segnato la mia fine.
Infatti, la macchina aveva smesso di funzionare, avevo provato in tutti i modi di frenare per riprendere il controllo della vettura ma era impossibile. L'unica soluzione alla quale ero in grado di arrivare, era slacciare la cintura e a buttarmi fuori dall'auto in corsa mentre il furgoncino si allontanava.
Ho provato a salvare anche la ragazza ma ho subito gettato la spugna: era già bloccata dalla paura e dopo una spinta abbastanza violenta, ha perso i sensi. Probabilmente aveva sbattuto forte la testa nel vetro della macchina che era andato in mille pezzi.
Quando sono atterrata sul terreno, ho sentito un forte scoppio e poi fuoco e fumo ovunque. Dovevo alzarmi subito e andare via da lì, prima dell'arrivo di qualcuno: mi sono fatta forza da sola, mi sono alzata e, zoppicante e ferita a causa del forte impatto col terreno, mi sono trascinata per un po' fino a nascondermi dietro dei tronchi d'albero. Quando mi sono seduta, ho sentito i primi soccorsi arrivare insieme alla polizia.
Dalla mia posizione avevo una discreta visuale: li ho visti domare l'incendio e uscire poco dopo il corpo ormai carbonizzato della ragazza. Hanno anche uscito il mio borsello che ho lasciato lì nella fretta di scappare, era bruciacchiato ma molte cose al suo interno erano ancora recuperabili. Dal modo in cui guardavano il cadavere e poi il mio portafoglio che in qualche modo si era salvato, dedussi che avevano associato la mia figura a quei resti neri, irriconoscibili. Ed è subito scattata la chiamata verso i miei parenti.
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.B.A.D.
ChickLitLa mafia da secoli segue schemi prestabiliti dove l'uomo è al comando mentre la donna viene mostrata alle sue spalle come trofeo. Dimitri, il leader mafioso russo più influente in Europa, accetterà di proteggere la bambina ignaro che il vero nemico...
