Jane's POV
Le forti braccia di Daemon mi stringono ancora a sé, sembra voglia inglobarmi dentro di sé talmente forte è il rumore del suo cuore che si muove sotto la gabbia toracica. Lo sento ingoiare un fiotto di saliva, sta trattenendo le lacrime per la perdita che anche lui ha subito, forse anche la più dolorosa, ma lo sta facendo per darmi la forza che in questo momento mi manca. Sembra che sia stata totalmente prosciugata, sono a pezzi, forse completamente distrutta e ridotta in cenere, non mi è rimasto più niente, manco la forza di piangere per le persone che ho perso.
«Abbiamo stillato una lista degli uomini caduti. Possiamo tornare a casa ed avvisare le famiglie degli uomini caduti in onore del loro leader e madre degli eredi dell'impero Cooper-Moore. Jane, mi spiace dirtelo così, so che stai soffrendo, ma adesso è tempo di essere forte. Devi prendere in mano il potere che ti hanno lasciato con la loro morte i quattro leader caduti. Hai tre imperi da mandare avanti, non puoi lasciarti andare. So di chiederti molto in questo momento, ma...» il mio amico prova a spiegarmi la situazione anche se gli risulta particolarmente difficile. La voce è spezzata dal respiro affannoso per questo ho deciso di portare a termine la frase per lui, non è niente che non sappia già, sempre la solita legge del perfetto mafioso. Tuttavia, questa in particolare la odio più di tutti, ma so che deve essere sempre rispettata.
«Un capo vedrà sempre morire i suoi uomini per il bene del loro impero, ma fin quando saranno solo dei dipendenti a cadere sarà ok. Cade il capo, cade l'impero» dico con un filo di voce a causa della gola dolorante per le urla di qualche ora prima scaturite da un sogno orribile.
Tuttavia, mi chiedo come un capo debba dare una notizia del genere quando quei familiari sono gli stessi che ti hanno vista crescere. Cosa dovrei dire a mia madre? A mia cognata che ha perso il padre dei suoi figli? Alla madre di Alecx che non ha mai avuto modo di goderselo realmente se non prima di adesso?
Ma, cosa fondamentale, che dirò ai miei figli a casa?
Già riesco ad immaginare il volto in lacrime di Toby e di Josh, loro difficilmente piangono, ma avevano un attaccamento molto forte con Alecx e con Tom. Il mio piccolo Zeno è l'essere più fragile, cosa dirà lui? Potrà sembrare forte agli occhi degli altri visto tutto quello che ha passato, ma è sempre quel dolce bambino che vive nella costante paura di rimanere solo e mio padre era il suo punto di ancoraggio come lo era per me. E poi ci sono questi due piccoli semini in arrivo, a loro che dirò in futuro? Vostro padre è a lavorare all'estero? Vostro padre è un eroe che combatte i malviventi? Cosa dovrò dire loro...
«Andiamo Jane, qui non c'è più niente ed abbiamo ritardato l'arrivo degli sbirri per troppo tempo. Adesso è tempo di lasciare questo posto, dare la triste notizia e poi potrai finalmente riposare un po'. Ne avete di bisogno tu ed i bambini» Daemon mi spinge dolcemente verso la macchina che è venuta prenderci ed io lo seguo come se fossi un piccolo robot automatico.
Sono movimenti quasi meccanizzati quelli che compio, li faccio perché sono costretta a farli, altrimenti starei volentieri ferma dove sono soltanto per farmi arrestare.
Una volta giunti dentro la vettura il silenzio cala su di noi regnando sovrano, non viene spezzato manco dai singhiozzi di Alexis che, con un pezzo della maglia di Tom che siamo riusciti a recuperare, si siede al mio fianco nei sedili posteriori stringendo quel piccolo pezzo di stoffa come se fosse l'uomo in persona. Ho sbagliato anche con lei ed ora sta soffrendo. Mi ha detto che con Tom non sono riusciti a chiudere in ottimi rapporti la loro relazione, si amavano davvero e a causa del segreto che le ho detto di mantenere, le ho creato problemi: dovevo farle dire la notizia della gravidanza almeno a Tom, per non farli litigare così.
Chiederle scusa ora sarebbe inappropriato, aggiungerei dolore su altro dolore e, invece di alleviare la ferita che ha subito al cuore, l'aprirei ancora di più.
«Hai tutte le mani ferite, Jane. Ti fai sempre male in un modo o in un altro» la sua voce spezzata dai singhiozzi rompe la quiete tormentata che si era creata. Le accenno un lieve sorriso come per dirle che sì, ha ragione mentre lei allunga le sue mani per prendere le mie senza mai lasciare quel pezzo di stoffa che il mio sangue macchia. Se prima quel bianco era solo sporcato dalla polvere, ora contiene anche il mio sangue, una specie di monito per ricordarmi cosa è successo a causa mia. Dal kit di primo soccorso situato in mezzo ai nostri corpi, estrae una pinza ed inizia a levare con cura tutte le schegge, disinfetta le ferite e le copre con della garza. Per fortuna non ha dovuto mettere punti di sutura. Dopo questi piccoli gesti di premura nei miei confronti, si calma riconcentrandosi sul pezzo di stoffa adesso striata di rosso e grigio.
Tre ore di silenzio assoluto e finalmente arriviamo dinanzi al portone di casa.
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.B.A.D.
ChickLitLa mafia da secoli segue schemi prestabiliti dove l'uomo è al comando mentre la donna viene mostrata alle sue spalle come trofeo. Dimitri, il leader mafioso russo più influente in Europa, accetterà di proteggere la bambina ignaro che il vero nemico...
