Alecxander's POV
Il tocco gentile di una mano fredda e piena di graffi mi ha risvegliato dal torpore del sonno in cui ero caduto vittima. L'ho lasciata fare per un po' senza farle intuire che fossi sveglio, ma quando ho capito che se ne sarebbe potuta andare da lì a poco, ho deciso di fermarla stringendola per il braccio e l'ho convinta a restare per parlare dei nostri passati. Desideravo farle capire che non era più sola, che adesso aveva me al suo fianco per quanto testa di cazzo fossi e l'alcool in circolo nel suo metabolismo ha aiutato molto, forse anche più del mio passato.
L'ho sentita sfogarsi per un tempo che sembrava piccolo ma in realtà erano ore, ho asciugato le sue lacrime che traditrice lasciavano i suoi occhi e le ho detto di elencarmi tutte le volte in cui l'abbiamo gettata al patibolo solo per aver commesso dei piccoli errori che a noi stonavano come un pianoforte scordato e suonato male. L'ho interrotta qualche volta per chiarire alcuni punti del suo discorso per lasciarla subito dopo continuare con il suo elenco, dopo avermi fatto notare la mia spiccata intelligenza che con lei ho sempre accantonato.
«Torniamo all'elenco perché non ho ancora finito. Mia sorella mi odia perché quel senza cazzo di tuo cugino Felix l'ha violentata. Non pensa che io ho fatto sacco e fuoco per arrivare prima a casa nonostante la polizia mi avesse rotto il cazzo e ho deliberatamente deciso di prendere il suo posto rischiando di essere stuprata da Francisco. Quel cazzone ha quattro anni che vuole prendersi la mia patatina utilizzando il suo pisellino e tutto quello che ha ottenuto è stato farmi mettere dei punti nella mia vagina perché me la stava distruggendo con quelle luride mani» dondola i piedi avanti ed indietro come farebbe una bambina perché il divano le risulta abbastanza alto per poter appoggiare bene i piedi per terra, io in silenzio la guardo così spensierata mentre assorbo il suo discorso parola per parola.
Francisco la stava per violentare, voleva mettere il suo lurido cazzetto dentro la mia donna, ha osato toccarla e farle del male sia fisico che mentale.
Quel coglione le va dietro da ben quattro anni, la voleva sua ma Jane lo ha sempre snobbato, questo non lo ha decisamente fermato e ha preso l'iniziativa peggiore.
Io...Dio spero con tutto il cuore di aver capito male e che si riferisse veramente agli ortaggi e non ad altro, altrimenti spaccargli la faccia a quello sarebbe troppo poco. Lo renderò poltiglia da dare in pasto al cane dei gemelli.
«Jane, credo di non aver capito bene. Puoi ripetere meglio per piacere» la voce mi risulta fredda mentre cerco di mantenere la calma solo per lei perché è ubriaca, fradicia dalla testa ai piedi ed è fragile in questo momento. Lei è piccola, delicata come una statuetta di cristallo ed io non posso fare stupidaggini, devo restare lucido per lei.
«Quel giorno là quando mi hai salvata, gli stupratori erano cinque e non quattro. Uno era coperto dal passamontagna ma è scappato prima che tu salissi ed aprissi fuoco. Quando Adele stava piangendo nel tuo studio mentre tu eri collassato, anzi carino il cazzetto che ti ha disegnato Gabriel, lo ha fatto perché lei ha scoperto tutta la faccenda sentendo parlare Francisco con tua zia Lèonore, qui in casa tua. Pure io li ho sentiti. Lui si voleva e doveva prendersi la mia verginità. Ma non c'è riuscito grazie a te, il mio eroe» apprezzo che lei mi consideri il suo eroe ma che si fotta la mia calma!
Quel coglione io lo uccido immediatamente, come ha osato allungare troppo le mani in quel modo? Non lo dico solamente per una questione di possesso, Jane è la mia ragazza ma non un oggetto, pensare di poter possedere il suo corpo con la forza mi mette i brividi. Manco il peggiore dei vermi che ho incontrato farebbe una cosa del genere.
Furioso ed armato mi incammino verso la porta per salire al piano di sopra e fare bordello a costo di andare contro la mafia russa ma ad interrompere le mie azioni è la stessa piccoletta che blocca l'uscita col suo stesso corpo, come se potesse fermarmi realmente in queste condizioni.
«Alecxander Moore stai calmo. Così facendo non risolvi nulla. Inoltre, sono ancora vergine, ho sanguinato solo perché la sua intrusione è stata violenta ma il mio imene è ancora intatto» la sua cantilena non attacca con me, anzi. Mi infurio ancora di più sapendo che quel bastardo le ha fatto male a causa del suo gesto disumano, la sollevo di peso e la sposto fuori dalla traiettoria del mio tragitto facendo attenzione a non farle male. Le mie mani si muovono da sole, carico l'arma e stringo il pomello della porta tra le mie mani pronto ad ammazzare il coglioncello dal sangue misto, ma lei mi ferma di nuovo aggrappandosi alla mia gamba come una piccola bambina bisognosa del suo papà. «Non andare, ti prego. Devo ancora finire di parlare con te» mi fermo e mi sposto al centro dello studio con lei ancora stretta a me, saranno state le sue suppliche che hanno accarezzato con violenza quelle labbra screpolate oppure il suo faccino da cane abbandonato a spingermi per agire in questo modo. La mia rabbia pullula sotto la mia pelle come un animale inferocito ma lo trattengo per lei cercando di ignorare la presenza di quel bastardo proprio sopra la mia testa. Non abbandono la mia posizione di attacco, pronto a scattare in qualsiasi momento.
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.B.A.D.
ChickLitLa mafia da secoli segue schemi prestabiliti dove l'uomo è al comando mentre la donna viene mostrata alle sue spalle come trofeo. Dimitri, il leader mafioso russo più influente in Europa, accetterà di proteggere la bambina ignaro che il vero nemico...
