Capitolo 44

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Revisionato
Jane's POV

"Tranquilla tesoro, è un incontro veloce fuori città non occorre che tu venga con noi. Mancheremo due giorni, partiamo domani in mattinata e torneremo l'indomani verso l'ora di pranzo. Tu affianca tuo zio negli affari interni dell'azienda e continua a fare tanti bellissimo shooting che sei una bomba atomica e grazie a te stiamo triplicando i nostri guadagni"

Le parole che mio padre mi ha detto mercoledì mattina rimbombano ancora nella mia testa e da ieri mi ritrovo seduta dietro una scrivania ad annoiarmi leggendo fogli sopra a fogli con uno dei lavoratori di mio padre che mi parla senza sosta mentre io guardo con ansia le lancette dell'orologio per vedere quando arriverà l'ora di pranzo per poter tornare a casa e dirgliene quattro ai fuggiaschi che sono partiti per chissà dove lasciandomi qui con mio zio Luke a girarci i pollici perché non abbiamo molto lavoro da fare se non controllare degli stupidi documenti.
Sono passati solo quattro minuti dall'ultima volta che ho controllato le lancette, sono le 12:54, ma sembrano un'eternità grazie a questi documenti mandati da uno dei nostri buyer di stoffe dove gentilmente mi illustra la sua impossibilità a reperire un particolare tipo di seta, adatta per dei colori termo-riscaldati che fanno apparire il loro reale colore con il calore. Il problema è che sono parecchio leggeri come colori e su tessuti pesanti come il cotone o la lana si disperde; quindi, vorrei provare la seta ricavata dalla ragnatela per creare questo nuovo modello che ho pensato.

«Signorina Cooper, sta seguendo quello che le voglio dire?» dice il signore dinanzi a me mentre continua mostrandomi cataloghi su cataloghi di altri campioni di sete anche se non riesco a capire cosa non gli è particolarmente chiaro della mia frase di poc'anzi dove dicevo che richiedevo solo ed esclusivamente quella tipologia di stoffa. «Io non sono come mio padre e odio ripetermi, perciò tenga ben aperte le orecchie perché dirò le cose come stanno per l'ultima volta. Deve trovarmi quella seta perché è l'unica che riesce ad assorbire i colori che devo usare senza farli risultare slavati o macchie informi. Quindi vada da chi di dovere e mi reperisca quello che chiedo per favore» nonostante il tono scazzato che uso, cerco di essere sempre molto educato usando il per favore finale ma il tipo non sembra molto contento della mia risposta e si alza oltraggiato dalla sedia, quasi come se quest'ultima scottasse. «Mi sento altamente offeso. Si trovi pure un altro fornitore perché non ho intenzione di sottostare ad una ragazzina che di tessuti non ne capisce niente. Suo padre è diverso da lei, molto più educato e....» lo liquido con un gesto della mano mentre mi alzo dal mio posto felice che l'orario di uscita è sempre più vicino.

«Bene, allora parli con mio padre. Se vuole scusarmi io devo chiudere i battenti che è ora di tornare a casa per me» dico interrompendo il suo monologo con un cenno della mano invitandolo ad uscire dalla porta. Esegue i miei comandi borbottando insulti su insulti ma lo ignoro con successo mentre ridacchio indossando il cappotto e prendendo la borsa per abbandonare anche io questa prigione. Cammino per i corridoi del penultimo piano con una certa fretta per raggiungere gli ascensori ma interrompo la mia corsa quando scorgo la figura di Albert, il rappresentante del reparto stoffe, fermo proprio dinanzi la sala relax per prendersi un caffè- Faccio una piccola deviazione e mi fermo al suo fianco richiamando all'attenzione.

«Albert, penso che il vostro fornitore di stoffe di fiducia si sia appena licenziato a causa mia. Nel dubbio vi dico di trovarne uno migliore e che sia molto più fornito di lui. Non gli ho chiesto il mondo ma solo della seta ricavata dalla ragnatela che producono i ragni. Ora vado, ho già avvisato tutti che mi sono presa il pomeriggio libero» con gesto della mano lo saluto e raggiungo velocemente la meta che mi ero designata fin dall'inizio. Con il sorriso sulle labbra, premo il pulsante per far salire al piano l'ascensore e mentre aspetto che il classico "DLIN" mi avvisi dell'apertura delle porte scorrevoli per poter entrare nel cubico, prendo il telefono tra le mani e chiamo al numero di casa per avvisare del mio rientro a casa anticipato. Il telefono squilla per un tempo che a me sembra un'infinità lasciando entrare la segreteria telefonica poco dopo. La cosa mi sembra molto strana, è insolito che nessun domestico presente in casa abbia preso il telefono ma non mi do per vinta e riprovo a chiamare. Una...due...tre...faccio sei chiamate tutte con lo stesso esito della prima ed un senso di angoscia inizia a nascere all'interno del mio petto.
Provo a chiamare nei telefoni privati di mia madre e di mia zia ma anche loro non accennano ad accettare nessuna chiamata. Isabelle è una delle mie ultime possibilità ma anche lei ignora la mia chiamata e la mia mente pensa subito al peggio con Léonore anche se la casa è perfettamente controllata, impossibile che sia riuscita a trovare uno scorcio dalla quale poter entrare, il sistema di sicurezza è praticamente perfetto e ho decimato pericolosamente la loro forza. Non posso avvisare neanche mio zio perché è fuori per un convegno e torna nel primo pomeriggio poco dopo mio padre.

.B.A.D.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora