2084, la libertà

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Aveva lavorato come un pazzo, per mesi, arrivando anche a dormire in ufficio: staccava solo quando il suo co-processore lo avvisava che le tossine nel sangue erano al limite. Ogni fine mese guardava crescere i numeri del conto corrente che fluivano luminosi sull'avambraccio, ma fu solo con il primo stipendio del 2084 che raggiunse il credito sufficiente.

Quel sabato finalmente si riposò, vagando indolente fra letto e letture, lattine e latrina.

La mattina dopo la voce del co-pro lo svegliò presto, gli chiese che tipo di colazione volesse fare, poi mentre si lavava i denti gli mostrò le nuance del momento per fargli scegliere la monotuta del colore più adatto. Lui prima mise la testa sotto il cuscino, poi al secondo consiglio sbuffando si alzò, indeciso fra cereali e toast scelse i primi ma poi li lasciò nella tazza, infine alla scelta della tuta fra questa e quella prese invece quella del giorno prima, che era ancora appoggiata sulla sedia dove l'aveva lasciata la sera precedente.

Sulla porta di casa il co-pro gli propose se portar via l'umido, ma lui era già con la chiave in mano e dopo un attimo di indecisione fece spallucce e uscì lo stesso. Per strada il co-pro gli indicò dove aveva parcheggiato e una volta in auto gli elencò tutti i possibili itinerari per il Mercato Centrale: lui più volte dovette chiedergli di ricalcolare sperando gliene proponesse uno che passasse dal centro, ma poi si ricordò che la domenica era riservato ai residenti.

Mentre guidava il co-pro chiese se voleva sentire i messaggi in arrivo, "va bene" bofonchiò: ma dopo aver sentito che il primo era della sua ex si accorse di aver sbagliato, "basta basta non me ne fare sentire più". Allora il co-pro gli domandò se voleva rispondere ad alcune mail rimaste inevase, "no" rispose, poi "anzi si", perché si ricordò che doveva ancora confermare una prenotazione per le vacanze.

Durante la guida il co-pro gli suggerì per tre volte di decelerare e di mantenere la destra, ma lui non era sicuro e si trovò prima a rallentare troppo e sentirsi suonare da dietro, poi in realtà alla fine dovette accelerare se voleva cambiare corsia.

Arrivato nel grande suk il co-pro propose i parcheggi meno lontani, lui nel dubbio su quale scegliere finì per girare in tondo. Poi lasciò l'auto con due ruote sul marciapiede e si tuffò in mezzo alla gente, cercando il baracchino delle cryptomonete mascherato da banco scommesse. Chiese al co-pro l'autorizzazione a giocare al lotto l'enorme somma messa da parte con tanta fatica, ma questi provò a dissuaderlo: prima gli mostrò le basse probabilità di vittoria, poi alcune biografie di persone famose impoverite dalla febbre del gioco. Lui ovviamente non si fece convincere dal co-pro: si avvicinò allo sportello salutando l'impiegata sorridente, finse di scegliere una puntata, mostrò l'avambraccio con l'importo selezionato e poi girò la mano per la lettura delle impronte di autorizzazione.

In un bip i soldi sparirono e subito dopo gli arrivò una notifica di accredito dell'equivalente in cryptomoneta non tracciabile.

"Stupido co, ti ho fregato" pensò, assaporando un futuro migliore.

Carico della valuta giusta, si infilò nel bazar dei bioaumenti. Sapeva dove andare, evitò i supermarket che il co-pro indicava come pieni di offerte, passò fra protesi estetiche, braccia da lavoro automatico, gambe da atleta, proseguì tagliando la folla distratta, superò estensioni oculari, nasi da sommelier, labbra con trucco cangiante e ciglia a lunghezza variabile, fino a raggiungere un piccolo e anonimo shop di bioricambi.

"Sono qui per il trapianto di un modello no-co" disse, senza preamboli, girando l'avambraccio per mostrare la disponibilità di cryptocredito.

"Sicuro? Sai che non si torna indietro" fece l'impiegato curvo e occhialuto.
"Sicuro" disse, sgranchendo le dita della mano aperta per l'autorizzazione.

La sostituzione fu questione di minuti e del tutto indolore: l'impiegato svitò la cupoletta sulla parte posteriore del cranio, lavorò di cacciavitini e piccole cesoie, tirò fuori anche un microsaldatore che diffuse un lieve puzzo di bruciato. Ma quando finalmente gli disse che poteva riaprire gli occhi, lui si accorse di sentirsi subito meglio.

La sensazione era di pace: questo tipo di processore non faceva domande, ma autonomamente ringraziava e salutava, poi lo portava fuori dal suk, faceva salire in macchina e soprattutto guidava in modo perfettamente diligente. Era così rassicurante: poteva dire addio agli sbagli, alle indecisioni, ai ripensamenti. Questa nuova Cpu avrebbe preso ogni volta la decisione migliore e lui poteva finalmente rilassarsi.

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