É colpa mia

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CAPITOLO REVISIONATO

in questo capitolo non sono state apportate modifiche

Il viaggio dura due ore. Ester si addormenta sbavando sulla mia spalla, e io rimango a guardare fuori dal finestrino. Che bello fuori. E quasi sera e ci sono la luna e le stelle. Mi giro verso Ester. Che strano pensare che a quasi 16 anni lei voglia essere trattata così. Spesso mi chiedo cosa abbia passato nei suoi primi 14 anni. Quante cose abbia dovuto fare pur di sopravvivere. Rebecca non lo capisce. Lei é sempre stata bene, e ora questo per lei è troppo. Quando torniamo a casa, sul vialetto c'è un grande sacco nero con scritto "aprimi". Io ho paura, e sudo freddo. Lo portiamo dentro e chiudiamo la porta a chiave.
-é pesantissimo- dice rebecca portandolo dentro.
Appena tagliamo la cordicella che lo chiudeva, a terra cadono due corpi femminili. Sono morte e hanno una croce profonda fatta con un coltello sul petto. Cosa vuol dire questo? Dentro c'è una busta di plastica, che serve per proteggere il foglio che contiene. Rebecca tremante prende piano la busta e la apre. Sul foglio c'è scritto:
"Allora, va tutto bene? Ora non più. Vi chiedete chi sono quelle donne? Ve lo dico subito. La signora di 53 anni, si chiamava Elisa. Era la madre di Emma e Rebecca. La ragazza di 30 anni si chiamava Mia. Era la madre di Ester. Elisa, due mesi dopo la nascita di Emma, é stata resa prigioniera. Mia a 14 anni é rimasta incinta di Ester. Ha cercato riparo dal padre di Emma e Rebecca ed é stata imprigionata. Il resto della storia Ester lo conosce bene..."
Finiva cosi, le nostri madri erano morte. Ci misimo a terra a piangere. Io ed ester non avevamo mai avuto una madre. Rebecca ed Ester erano disperate, invece io ero solo triste, perché non conoscevo niente di mia madre.

Due ore dopo...

É quasi l'alba. Abbiamo messo le nostre madri nella mia botola. I corpi erano semi-distutti. Pieni di lividi, tagli e ferite.   Di più quello di Mia. Mia aveva segni di ferite da frustate su tutta la pancia. Siamo sedute a terra, quando Ester dice:
-dovreste sapere la storia di questo mostro - dice con le  lacrime agli occhi. Dopo un po' di silenzio, dice:
- Iniziamo. Quando sono arrivata in quel posto, nonché casa vostra, avevo solo qualche giorno. All'inizio mi hanno lasciato con mia madre. Poi quando avevo un anno e mezzo, mi hanno rinchiuso in una stanza buia. Li mi davano 50 gr di cibo e un bicchiere di uno strano frullato al giorno. Dopo 6 anni e mezzo, ho incontrato mia madre. Lei mi ha detto queste cose che vi ho detto io. Aveva 22 anni. Perdeva sangue da tutte le parti, ma ricordo soprattutto un taglio. Era sulla pancia. Era a forma di cuore. Quando l'abbracciai si stampò sulla maglietta che indossavo. Le dissi che spesso svenivo e mi svegliavo dopo qualche giorno. Mi disse che nel frullato c'era un veleno, e che io lo avevo superato. Le feci una promessa: sarei sempre andata avanti. La portarono via. Entrambe piangevamo. Dopo quell'evento, mi trattarono come un animale degno di vivere. Un giorno mentre stavo seduta a terra, mi infilarono un coltello nella gamba destra. Mi buttarono in mezzo a dei pezzi di ferro e mi dissero:
-vediamo se sopravvivi.
Una settimana dopo uscì con una gamba di metallo. Era infilata nella carne con dei chiodi ricurvi che facevano uscire tanto sangue. Per compenzare il sangue perso, mi iniettai nella parte robotica un liquido che avevo inventato io, ed era verde. Col passare del tempo persi tutti i 4 arti. Li avevo ricostruiti io. Perdevo sangue mischiato al liquido quando mi muovevo. Poi due anni prima del vostro arrivo, diedero fuoco al mio busto. Impiegai due anni per completarmi. Quasi tutto il mio sangue andò perso, e su un centinaio di litri di liquido meno della metà restò in me. Dopo di questo siete arrivate voi. Il vostro destino era nelle mie mani. Nostro padre mi trattava come la figlia che ero. Ma una volta scoprì che vi avevo costruito meglio di me, e mi diede due progammi da scaricarvi. Io non volevo istallarveli, ma mi ha messo il coltello vicino al collo e mi ha minacciato... Lo sapevo che erano infettati...é colpa mia, colpa mia...- finisce piangendo . Si sdraia a terra e piange.
-tu, ti sei operata da sola?- chiede tremante rebecca
-s-si. Durante l'incendio, mi avevano trafitto il cuore. Io non sono come voi... Voi siete state costruite bene. Io mi arrangiavo con pezzi di acciaio sporchi di sangue, invece voi avete il migliore .
-ma come sei sopravvissuta?
-vedete questo pezzo di metallo dietro la testa? Dentro c'é un cavo che permette al nostro corpo e alla nostra mente di funzionare per un paio d'ore anche dopo la nostra morte. Per riaccendere il cuore ho dovuto sopportare delle scosse almeno quattro volte più forti delle vostre...
- é colpa tua allora. Se tu fossi morta, noi non avremmo preso quel virus.- dice rebecca piangendo
Rebecca si alza e prende per la maglietta ester, alzandola da terra.
-NO!!- urlo
Rebecca si gira e mi guarda
- emma stai zitta. Questa poteva salvarci, ma ha preferito salvare se stessa. Ma ora lei non andrà da nessuna parte...-
- no! Non sto zitta! Se lei fosse morta, lui ci avrebbe caricato il virus, e non ci avrebbe aggiustato! Se non era per lei, noi saremmo ancora li! Ti rendi conto, che di tutto questo, la colpa é solo mia? Ester cade a terra ed entrambe mi guardano
-é colpa mia se ester é nata! É colpa mia se le nostre madri sono morte! É colpa mia se siamo così! É colpa mia se nostro padre ce l'ha con noi! Lo capisci che é colpa mia? Se non fosse stato per ester io me ne sarei già andata, o peggio!  Ma non posso, tu le daresti la colpa e la uccideresti!
Rebecca mi guarda con gli occhi lucidi e inizia a piangere silenziosamente. Anche Ester piange.
Ester dice:
-io non posso dirti che non sia colpa tua, però posso dirti che puoi aiutarmi.
- e come...?
-io ho bisogno di essere aggiustata. Tu mi dovrai aggiustare.
-ma... Hai ragione, questo é il minimo che posso fare dopo avervi trascinato in tutto questo...- dico piangendo
-basta fare così- dice Ester abbracciandomi. Io ricambio l'abbraccio e mi rilasso sulle sue spalle. In tutto questo Rebecca piange mentre guarda il vuoto.
-mi dispiace...
-basta non ti preoccupare.
-ti aggiusterò, giuro
Ester mi accarezza la testa e mi molla dall'abbraccio. Ester si alza e dice:
- forza, andiamo a dormire.
-io dormirò con Ester, così tu riposerai meglio. Se non vi dispiace vi aiuterò.-
Andiamo a dormire. Prima di addormentarmi sento la loro conversazione.
-non hai paura per domani?
-un po', ma mi fido di lei.
-davvero?
-beh, si. Io l'ho fatta soffrire, ora lei può farmi soffrire. Potete farmi quanto male volete, ma voglio permettervi di vendicarvi su di me. Soprattutto a te. Mi dispiace se ti ho fatto male, ma non lo decidevo io.
-mi dispiace anche a me. Ho sbagliato. Non posso farti male, perché te ne ho fatto anche io.
Poi ci fu silenzio e io mi addormento.

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