CAPITOLO REVISIONATO
Più di 8 mesi dopo...
Non sento niente, solo dei dolori lacinanti al corpo. Voci confuse, ma disperate. Non le distinguo, sono tutte mescolate. Cosa sta succedendo? Dove mi trovo? Ora ricordo. Ci hanno prese, di nuovo. Ho paura. Inizio a tremare e sento le guancie bagmarsi di un liquido caldo. Ester aveva ragione. Cosa ne sarà di loro? Ester!? Rebecca!? Dove siete? Apro poco gli occhi, la vista annebbiata dalle lacrime. La guancia sinistra poggiata a terra, tocca il suolo che sembra congelato. Sento il corpo scarico e lento, senza energia. Passo una mano sulla guancia destra. La sento bagnata. Mi porto un pò di quel qualcosa sulle dita e lo avvicino agli occhi. É rosso e verde. Ester. Non può succederle niente.
-Ester!- urlo
-Emma!- sento
Ester é viva. Devo alzarmi. Cerco di mettermi in ginocchio, ma rimango con le mani puntellate a terra. Apro compltamente gli occhi. Ester é accanto a me ritta in piedi guardando davanti a lei. Una spalla ha un taglio che sembra profondo, ma sembra che non le interessi. Rebecca, a qualche metro da lei, con lo sguardo fisso nella stessa direzione di ester. Esce ad entrambe sangue dal naso. Qualcosa mi entra un bocca. Sangue. Mi sta uscendo sangue dal naso anche a me. Passo il polso per pulirmi, per quanto possa essere possibile. Non so come sono caduta, e sicuramente anche ester. Mi alzo in piedi, un po trabballante. Ecco cosa guardano. Ma non era morto? No, a quanto pare no.
-non voglio uccidervi- dice
-e allora cosa vuoi farci?!- urla Rebecca
-siete i tre esperimenti meglio riusciti, uccidervi sarebbe un peccato, non credete? Ester, torna da tuo padre, su- dice. Io e Rebecca ci voltiamo verso Ester.
-mai. E nel caso tornassi, cosa mi faresti fare?- dice stranamente calma
-mah... Niente di che...- si avvicina a Rebecca che si irrigidisce visibilmente - solo far diventare come voi anche loro- passando una mano sul pancione di Rebecca. Come faceva a sapere tutto? Rebecca era rimasta incinta, ma non di quel pazzo, come si credeva. Ma di Matteo. Ester aveva avuto il sospetto, ma poi Rebecca aveva confessato che un paio di giorni prima erano "stati insieme". Ebbene, Rebecca se ne era completamente scordata di quello che era successo. E ha un pancione enorme, quindi é facilmente intuibile che saranno due gemelli.
-non lo faro ne ora ne mai, scordatelo- dice ester calma.
-oh, non é bello disobbedire al proprio padre, non credi?
-qualunque cosa mi dirai o mi farai non mi farà cambiare idea. E poi sappiamo entrambi che non puoi farmi niente, sono troppo utile per essere distrutta
Nostro padre si allontana da Rebecca e si avvicina a Ester.
-e tu credi?
-io non credo, ne sono certa.
-e tu...- girandosi verso me
-cosa?- dico spaventata
- sei riuscita a vivere con il rimpianto, a quanto pare
Degludisco e dico:
-qua l'unico che deve avere rimpianti sei tu
Lui sorride malvagio e si allontana da Ester
-numeri 4, 8 e 14, portatele via.
Cadiamo a terra come fogli di carta, senza neanche volere.
Mi sveglio senza capire bene dove sono. Sono su un letto, anzi, su una tavola di legno coperta da un lenzuolo.
-dove?- dico piano
mi alzo e mi rendo conto di essere in una specie di cella, chiusa da una porta di vetro spesso.
-ester! Rebecca!- urlo vedendole. Sono anche loro in delle celle davanti a me
Ester é seduta sul letto, la testa china. La alza di poco per guardarmi e poi la abbassa di nuovo. Rebecca é anche lei sul letto. Non sta bene. Le braccia strette attorno alla pancia. Sapevamo che la data del parto fosse vicina, ma non credevo cosi tanto.
-ester...- dice rebecca piano, la voce smorzata dal dolore
-cosa c'è? Lo so che ti fa male la pancia
-non é quello
-allora cosa?
-manca poco, lo sento. Ascoltami, tu faresti mai loro del male?- dice un po' tremante. Ester si porta una mano davanti alla faccia.
-n-non sono così malvagia, e come ho già detto, non lo farei mai. Non può ricattarmi, altrimenti- mette la mano sul petto e sorride quasi malvagiamente alla parete- ci andrà di mezzo l'unica persona capace di farlo
-cosa? Sei impazzita?- urla Rebecca piangendo
-no, é il minimo che posso fare.
-ester...- dice rebecca
-ester... stanno nascendo...- dice più forte
-cosa!?- urla saltando in piedi - ne sei sicura?
-si... Sono-sono tutta bagnata
-e adesso? Io vorrei aiutarti, ma poi potrebbe ricattarmi seriamente.
Tutto si sta volgendo a vostro sfavore. Abbiamo solo qualche ora, e poi ci saranno altre due piccole vittime a rischio. A quasta conclusione ester ci era già arrivata. Ester rimase inerme per qualche minuto, poi scuote la testa e urla:
-Ehy! Vieni qui!
È impazzita? Cosa vuole fare?
Mi appoggio al vetro e la guardo con gli occhi lucidi.
Sorride, ma non come prima. Sembra che si sicura di ciò che sta per fare, ma gli occhi la contraddicono.
Anche Rebecca cerca di vedere qualcosa dal vetro. Poco dopo arriva nostro padre, mettendosi dietro il vetro di Ester.
-ebbene?
-lascia andare Rebecca
-e perché dovrei?
-sta partorendo, lasciala andare
-non credo che lo farò- dice ridendo
-ascoltami, perché devi condurre i tuoi esperimenti su di loro? Hai me, a che ti servono loro?
-infatti mi servi tu, non loro. Dopo che avrò te, potrò catturare tutti quelli che voglio e tu ne potresti fare qualsiasi cosa.
-Io non lo farò.
-peggio per te, anzi, per tua sorella...
-ricorda solo una cosa, se provi a toccare una di loro, ti giuro che hai perso il tuo fidato schiavo.
Lui inizia a ridere come prendendola in giro e sul suo viso torna quell'espressione strana. Sicura, quasi malefica, ma solo su se stessa.
-sei patetica- dice ridendo
-patetico sarai tu dopo la mia morte
Lui si schiarisce la voce e torna serio
-provaci e le tue amate sorelle subiranno un "controllino" da parte mia
Poi si allontana ed esce dalla stanza.
-maledetto! - urla Ester tirando un pugno al vetro. Quest'ultimo traballa per il colpo, facendo tentellare la serratura.
-Rebecca, non credo di poterti aiutare fisicamente, ma forse riuscirò almeno ad aiutarti da dietro il vetro.
Ester si allontana dal vetro e gli carica una spallata. Il metallo da liscio e tondeggiante si appiattisce
-Ester che stai facendo?! - urla Rebecca
- cerco di aiutarti- urla tirando un'altra spallata. E un'altra. E un'altra. Con la quinta le esce un po' di sangue e di liquido dalla giuntura. Lei si porta la mano sulla spalla cercando di fermare l'emorragia. In compenso il vetro viene solcato da una linea. Lei si butta sul vetro con l'altra spalla, e riesce a sfondarlo. Un paio di scheggie le graffiano il viso, solo la zona sotto gli occhiali resta intatta. Lei si avvicina di corsa al mio vetro e dice:
-stai bene, Emma?
-si, si, sto abbastanza bene, ma tu?
- non ti preoccupare, questo è solo l'inizio...
Lei si alza e va dietro il vetro di Rebecca.
-Rebecca io.... Mi dispiace, ti avevo detto che ci sarei stata quel giorno...
-non è colpa tua, è colpa mia... In effetti non mi sento pronta, ma ormai l'ho fatto, e forse avremmo dovuto prendere delle "precauzioni" - dice sorridendo. Solo lei riesce a sorridere in certi momenti.
-si, avresti dovuto- dice Ester sorridendo anche lei. Ormai non possiamo fare altro di alleggerire le pillole. Non so perché, guardando questa scena vengo pervasa da un senso di nostalgia, come se qualcosa mi dicesse di godermi ogni pillola. Questa sensazione ha ragione. Non piangere, fai come Ester: fai finta che vada tutto bene e sostienile, perchè é colpa tua. Mi limito a sorridere, quasi fosse una forza premonitrice che mi aiuti a consolarle e a consolarmi. Fra questi pensieri mi addormento, senza neanche rendermene conto, scivolando sul letto.
Mi sveglio a causa di un pianto acuto e disperato. Mugolio leggermente e apro gli occhi. Ester inginocchiata davanti al vetro, ha le lacrime agli occhi. Rebecca invece, appoggiata al muro, tiene due piccole neonate in braccio. Come previsto da ester erano piuttosto magre. La porta dietro di noi si spalanca.
-grazie ester, hai fatto il lavoro per me- dice nostro padre sarcastico. Si avvicina a lei e tira un calcio talmente forte da farla sbattere nella parete. Se continueremo così resterà di noi solo il ferro. Danneggiarci all'esterno per schiacciare l'interno. Una strategia facile ma efficace. Neanche la chiamo, peggiorerei solo le cose. Rebecca invece non ne ha la forza. Lui prende un piccolo telecomando e ne schiaccia un pulsante. Di nuovo quella sensazione. É come se venissimo attirate dal pavimento...
Allora belle persone, questa storia a quanto pare sta ricomiciando...
tre cosette:
1 questa storia il 27 ottobre ha compiuto un anno (・∀・)
2 ho già scritto il finale
3 prima dell'uscita del finale la storia sarà revisionata
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La ragazza robot
Genç KurguDal capitolo 19: "-non é niente. -raccontalo a qualcun'altro- dico sarcasticamente - ma é inutile che insisto, la tua corazza non é penetrabile o aggirabile, quindi farò finta di crederti." Emma é una ragazza normale come tante altre, ma il fatto di...
