CAPITOLO REVISIONATO
Sento qualcosa di freddo passarmi fra i capelli, mi lascio scappare un verso di piacere e apro molto piano gli occhi. Metto lentamente a fuoco la figura di Ester.
-scusami, non volevo svegliarti- sussurra. Mi sposto all'indietro, le prendo la mano e la tiro a me. Si toglie le scarpe e si sdraia accanto a me, seppure ci sia poco spazio. Si gira verso di me e mi accarezza la nuca. Le mani, anche se fredde, trasmettono l'affetto che trasmetterebbe la pelle umana.
-Sembra quasi che i ruoli si siamo invertiti- dice in un sussurro sorridendo leggermente.
-come sta Rebecca?- chiedo piano abbassando lo sguardo
-sta dormendo adesso. E ancora presto per sapere come é finita, ma almeno ha smaltito la droga...
-ti fa male? - dico accrezzandole la guancia, ancora rossa
-non é niente.
-raccontalo a qualcun'altro- dico sarcasticamente - ma é inutile che insisto, la tua corazza non é penetrabile o aggirabile, quindi farò finta di crederti.
-non é niente, ho passato peggio. E passeremo peggio...- lei socchiude gli occhi e mi avvolge con le braccia.
-...ma poi andrà tutto bene.
Ben presto sento che il suo respiro si calma, e anche il suo battito. Starà dormendo. Mi alzo senza fare rumore e vado nella stanza di Rebecca. Come immaginavo, é sveglia.
-come stai?- chiedo facendola sussultare
-bene, non é niente, capitelo- ma per quanto sembri dura l'affermazione mi fa segno si sedermi accanto a lei. Mi siedo sul letto.
-tu che ne pensi?
-riguardo a cosa?
-a quello che dice Ester
-ha ragione, qualcuno deve aver lasciato quei corpi- dico
Sentiamo la vibrazione di un telefono. Entrambe ci giriamo verso il tavolino, dove un telefono dallo schermo quasi completamente distrutto vibra rumorosamente.
-me lo passi?- dice Rebecca.
Lo prendo e guardo lo schermo.
-é Matteo- dico passandoglielo.
-Ehi? Ciao Matteo- dice sorridendo mentre si acciortiglia i capelli in un dito.
-sto bene, stai tranquillo
-dice che é ancora presto per sapere le conseguenze, ma é sicura che andrà tutto bene- dice. Veramente Ester non ha detto cosi, ma vabbé.
-puoi venire quando vuoi, ricordalo, ciao a dopo- chiude la chiamata e sospira di felicità.
-perché non vai a cucinare? Matteo verrà verso le quattro- dice posando il telefono sulla scrivania.
-e va bene- dico stancamente. Esco dalla stanza transcinandomi la porta. Mi giro verso l'altra stanza e vedo Ester che dorme beatamente. Prendo un foglietto e con un pennarello scrivo:
"Sono sotto, quando vuoi scendi". Lo metto sul letto in modo che possa vederlo quando si svegli. Scendo sotto dalla scala a chiocciola, spalanco le porte della cucina e mi metto a lavoro. Si faranno bastare un panino al prosciutto, di solito ci metto più impegno, ma mi secca. Rebecca scende molto, molto, lentamente dalle scale e si siede al tavolo di fronte a me.
-non la svegli?- chiede
-no, quando si sveglierà mangerà. Non le farà male dormire un po'.
-ultimamente dorme poco,e con questa nuova questione, dubito anche di quel poco.- dice dando un grosso morso al panino. Le quattro arrivano ben presto, ma Ester ancora non si sveglia, e Rebecca si é addormentata sul divano in meno di 10 secondi. Sento bussare alla porta. Guardo dietro l'occhiello. É Matteo, per fortuna. Faccio scattare la serratura e apro la porta.
-ciao Matteo- dico con un sorriso sulle labbra
-ciao emma, Rebecca?
-beh ecco...si é addormentata- dico ridendo
- seria?- dice sorridendo
-vieni- dico. Lui chiude la porta e mi segue fino al divano, dove Rebecca dorme con la bocca aperta. A dir la verità, mi sento un po' un terzo incomodo, ma poco, tanto Ester se ne frega di tutto, quindi tento di far finta di niente. O almeno ci provo. Lui le accarezza il bordo delle labbra col dito e lei si muove leggermente, aprendo un pochino gli occhi. Prende la mano di Matteo che era vicino alla sua mano e incrociano le dita. Credo che entrambi si siano scordati che io sia li. Lei apre completamente gli occhi e gli sorride. Entrambi si avvicinano e si baciano. E non si staccano subito, ho la glicemia a mille.
-E-ehm- faccio un colpetto di tosse. Ehi, sono ancora qui, andateci piano!! Rebecca mi guarda staccandosi solo con gli occhi, e diventa talmente rossa che penso che anche il metallo si sia riscaldato.
-ehmm... Avrei potuto svegliarmi, Emma- dice ancora rossa alzandosi dal divano con molta calma.
-se lo avrebbe fatto dopo l'avresti presa a parole.- dice Ester dalla cima delle scale. É senza occhiali, i capelli raccolti in uno chignon molto spettinato, la maglia che lascia vedere completamente una spallina del reggiseno e i bordi della bocca sporchi di saliva.
-prima di scendere avresti potuto accertarti di non essere uno spaventapasseri, non credi?- dice Rebecca un po' innervosita. Ester per tutta risposta gira il biglietto che le avevo lasciato, e Rebecca guarda me, che alzo le mani in segno di resa.
-a proposito Emma, non dovresti essere ancora qui- dice Ester. Io do un occhiata all'orologio. Sono le 16:30!
-hai innescato una reazione, a quanto pare- dice Rebecca come risposta ad Ester
-é tardissimo- dico drammaticamente
-é l'ora del dramma- dice Ester
-emma, fuori ce caldo- dice Rebecca attaccata a Matteo
-e con ciò?!- urlo
-ester, annaffiala- dice tranquilla
-i vestiti si appiccicherebbero e...
-e diventerebbero super aderenti. Meglio così no?- dice più pervertitamente possibile
- vieni Emma- dice Ester trascinandomi fuori.
-le stai dando ragione?- urlo
-ni- dice prendendo il tubo di gomma. Apre il rubinetto alla massima potenza e mi spruzza completamente con uno schizzo di acqua ghiacciata, seppure sia inizio settembre. I vestiti aderiscono al corpo immediatamente. Lei chiude l'acqua e mi trascina al piano di sopra, nella camera mia e di rebecca, non curante del fatto che sia bagnata come un pulcino, e soprattutto non curante delle possibili azioni di Rebecca e Matteo. Socchiude la porta e mi leva i vestiti lasciandomi in intimo. Qualcuno bussa alla porta, e ester, che cercava qualcosa nel mio armadio, dice -avanti- non curante del fatto che io sia in intimo. Mi trovo Gioele in stanza e sento le guance infiammarsi. Nonostante il fatto che siano dello stesso colore dei miei capelli balbetto un ciao. Lui ricambia il saluto, visibilmente imbarazzato dalla situazione.
-ciao Gioele, ti informo che mi devi un favore- dice pervertitamente
-ESTER!- urlo arrossendo ancora di più
-io va-vado fuori- balbetta Gioele
-se v-vuoi puoi restare- balbetto
-ma certo che resta- sussurra
Ester si allontana e mi tira dei vestiti che riesco fortunatamente a prendere.
-i capelli si asciugheranno da soli, adesso ci lascio da soli- dice prima di chiudersi la porta alle spalle, lasciandomi sola con Gioele. Io mi siedo sul letto e per cercare di iniziare una conversazione, dato che questo silenzio é opprimente, infatti chiedo:
-é stata Rebecca a dirti di salire vero?
-ni, ma veramente lei aveva detto che eri stata "annaffiata" e...
-e cosa?
-sono stato io a dir di voler salire, e poi Ester ha fatto il resto- dice sedendosi accanto a me, ma evitando di guardarmi. Credo che anche lui sia imbarazzato. Io gli prendo la mano e gliela stringo, poggiando la testa sulla sua spalla. Lui mi guarda e mi stringe la mano.
-le tue sorelle sono pervertite- dice guardandomi dall'alto in basso. Io arrossisco un po'.
-anche tu non scherzi- dico provocandolo
-io? Sappi che nemmeno tu scherzi
-sappi che tu sei giustificato- dico avvicinandomi
-anche tu- e con uno scatto mi bacia.
-che ne dici di vestirti? O vuoi uscire così?- dice dopo un po' prendendo i miei pantaloncini e guardandoli. Io li afferro e inizio a metterli.
-già, direi di metterli.
-sappi che di solito si tolgono- dice
-sei un cretino!- urlo -e poi sarebbero le mie sorelle quelle pervertite!- dico facendo la finta arrabbiata. Lui si mette a ridere.
-si vede lontano un miglio che stai fingendo- dice prendendomi la mano e tirandomi a sé dandomi un altro bacio, prima di porgermi la canotta a righe bianche e rosa.
-dai, voglio portarti in un posto- dice tornando al suo sorriso tranquillo. Indosso la canotta e apro alla porta scendendo al piano sotto seguita da Gioele. Troviamo Ester seduta sul divano intenta a studiare qualcosa in 3D sul suo computer. Appena ci avviciniamo lei chiude il computer.
-cos'é?- chiedo
-niente- dice. Inutile insistere.
-comunque, sto uscendo.
-ok, rebecca mi ha detto di dirti di non tornare troppo tardi.
Chiudo la porta e salgo sul motorino di Gioele.
-é la prima volta, no?- chiede
-già- dico. Ho solo paura che il mio peso possa decentrare il motorino.
-dai sali- dice salendo. Io lo copio e partiamo. Poco dopo lui si ferma. Siamo in una lunga strada di campagna, con ai cigli alti pini. Ci sediamo su una panchina.
-Gioele, io ti vorrei ringraziare- dico con le mani in grembo
-eh? Per cosa?
-beh... Prima, quando eravamo a casa, sembrava che tu non avessi nessun interesse nel vedermi. Io ti voglio ringraziare, perché se forse non fossi stato come sei, mi avresti potuto forzare, e invece... E invece tu mi aspetti, e.. e mi dai i miei tempi, anche se sicuramente devi trattenere te stesso, tu mi aspetti, e lo fai da tanto, mi aspetti quasi all'infinito. E io... Io non saprei come ringraziarti, tu mi lasci fare, anche quando sono triste, o sono arrabbiata. E quando sono imbarazzata mi fai ridere... Io.. Grazie- dico. Non piango, però. Lo dico tranquilla.
-tu non mi devi ringraziare, emma. Io lo faccio con piacere. Io voglio che qualunque cosa noi facciamo dobbiamo farla insieme, e non mi interessa quanto debba trattenermi o aspettare. Io non sarei capace di fare qualcosa che tu non voglia fare solo per un mio piacere.
Ci avviniamo lasciandoci andare ad un altro bacio.
Allora, allora, allora...
Intanto, mi scuso per la cortezza del capitolo.
Vi sembra tutto felice?
Tutto bello?
No
Sto gia scrivendo un altro capitolo e vi avviso, sedetevi perché vi scioccate male ;)
AmethystTheRebelGemm non mi uccidere grazie :)
Anzi, ne approfitto per sponsirizzarla quindi seguitela anche su whatsapp :)
(No ok la smetto)
Aggiornamento:
A questo capitolo sono state aggiunte +800 parole
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La ragazza robot
Teen FictionDal capitolo 19: "-non é niente. -raccontalo a qualcun'altro- dico sarcasticamente - ma é inutile che insisto, la tua corazza non é penetrabile o aggirabile, quindi farò finta di crederti." Emma é una ragazza normale come tante altre, ma il fatto di...
