ho paura di proseguire

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CAPITOLO REVISIONATO

Una stanza vagamente familiare. La finestra dietro di me mostra la fine di un'alba forse l'ultima. Le corde che mi legano ad una specie di sedia sono talmente strette che sento il metallo toccare la pelle e penetrare, é tremendo. Entra mio padre nella stanza, chiude la porta a chiave e mi sorride.
-lo sai, questa era la tua stanza..
Io rimango con la stessa espressione spaventata di prima.
-co-cosa vuoi farmi?
-vedo che ti piace correre
-ti ho fatto una domanda
Lui sbuffa.
-ad ester non lo toccata neanche. Ho usato un'altra cosa contro di lei
-cosa?
-le parole.
È vero. Sarà distrutta.
-e Rebecca?
-ah lei? L'ho chiusa della mia vecchia camera da letto. Ci sono cose che non voglio farti, ma credo che per lei potrebbe andare più che bene.
Sbianco improvvisamente. Non può farlo. Ha trovato strategie perfette.
-e io?- chiedo con un filo di paura. Non voglio neanche pensarci.
Lui, che fino a prima girava attorno alla mia sedia, si appoggia con i palmi sullo schienale della sedia e si avvicina decisamente troppo al mio viso, con quel sorriso tra il malizioso e il malefico.
-mi sorprendi, sai? Le tue sorelle hanno costruito per te una barriera, ma nessuna barriera é insuperabile.
Sento qualcosa infilarsi nella gamba e abbasso lo sguardo fissando il ginocchio. Un coltello é entrato nella fessura tra la coscia e il ginocchio. Smorzo i gemiti di dolore cercando di stare zitta e di mostrarmi più forte di lui.
-fa male, eh?- dice fissando il coltello
Io non rispondo, e lei estrae il coltello, lasciando un taglio dal quale escono ad intermittenza schizzi del liquido rosa. Lui con uno scatto si allontana da me e con uno colpo fa cadere la sedia sullo schienale, portandomi a terra. Fortunatamente riesco a non sbattere la testa. Lui mette un piede sopra il mio addome. Lo sento pressare leggermente.
-non voglio distruggervi, aspetterò il vostro crollo psicologico
Esce dalla stanza lasciandomi a terra.
-vado dalla tua sorellona

Pov ester - prima del pov emma

Entrava quel cornuto nella stanza. Una stanza in cui ero cresciuta, figuriamoci.
-oh, buona sera signorina- diceva beffardo. Avrei voluto prenderlo a schiaffi, ma ero legata ad una sedia con i braccioli. Non avevo la minima intenzione di rispondere.
-ah, che c'è, sei arrabbiata? Non devi essere arrabbiata con me- diceva.
-in fondo, sei stata proprio tu a rendervi cosi, dovresti essere arrabbiata con te stessa...
Ed allora le mie intenzioni si scioglievano come ghiaccio al sole. La mia corazza si indeboliva.
-tasto dolente? Beh meglio così- diceva afferrandomi il viso per il mento
-non fare questa espressione sicura, tanto sappiamo entrambi che hai tentato il suicidio svariate volte
Doveva tacere! La rabbia prendeva possesso di me. Anzi non era rabbia. Era odio. Odio per me stessa. Odio per le mie conoscenze. Odio per la mia vita. Un odio soppresso troppe volte e riaffiorato altrettante.
-mi chiedo il perché di tutto questo odio nei miei confronti. Tutti odiano me, ma quella da odiare sei proprio tu.
Mi avrebbe portata al crollo psicologico, se non al suicidio. E le barriere della mia mente traballavano e si sgretolavano.
-lasciale...- arrivai a sussurrare.
-cosa? Lasciale? Oh no. Il vostro corpo mi serve. E sai la cosa peggiore di te? Il menefreghismo. Non ti interessa delle tue sorelle, non vuoi sapere cosa succederà loro
-se fossi menefreghista come dici, non starei qua a farmi problemi su quello che dici- dicevo interrompendolo, non tenendo fede alle mie intenzioni.
-tsk...sei una creatura ripugnante. Neghi l'evidenza e te ne vanti. Mi fai schifo. Proprio per questo ti volevo come assistente, ma a quanto pare mi occuperò io delle due gemelle...
Aveva ragione. Mi ripugnavo da sola. Lo facevo da quando ero andata a vivere con loro. Mi autolesionavo la notte, e tentavo spesso il suicidio, o almeno nel primo periodo. Dopo l'inizio della gravidanza di Rebecca ero stata invasa da un qualcosa che mi diceva che non potevo andarmene e che che serviva il mio aiuto. Almeno quel giorno. Dovevo starle vicino. Ma non ci ero riuscita. E mi consumava. Mi bruciava. Mi distruggeva. Ma una cosa mi tratteneva. La stessa cosa che mi aveva trattenuto ad aprile. Stavo per tagliarmi la gola, quando sentì una risata delle mie sorelle. Gettai la lama a terra e mi resi conto che dovevo vivere per loro. E sarebbe stata la stessa cosa che mi terrà ancora qualche instante in vita. Si, qualche instante. Avevo troppe ferite, il sistema andrà in panne e si sarebbe rotto. Forse non avrei avuto neanche il tempo di salutarle. Una ferita all'addome decisamente grande continuava a bruciare e a sanguinare, sporcando una specie di camicia che indossavo. Non avevo idea di quando il padre l'avesse causata. In tutto questo, lui era già uscito

Pov Rebecca - dopo pov emma

*sarò piuttosto approssimativa*

Continuavo a sentire troppi dolori. Tutti insieme. Ovunque. Ero preoccupata. Dov'erano Ester e Emma? E le gemelle? Il rumore della porta. Poi parole, che non volevo neanche sentire. Lo sapevo già quello che diceva. Ci sarà stato un motivo perché ero legata al letto. "Lasciami!" avrei voluto urlare. Ma perché dirlo? Per peggiorare le cose? Ero troppo estrernata dal mondo per pensare a quello che volesse farmi, anche perché lo avevo capito da un po'. Quello che avvenne dopo non lo voglio neanche raccontare. Mi ha slegato e mi ha usato come un suo giocattolo, per non so quanto tempo, ma sicuramente troppo. Forse sarebbe potuto essere diverso se non fosse stato lui. Mi ha lasciato iniettando una siringa di acqua nel collo.
-mi auguro che diverta anche tu- disse chiudendo la porta
Iniziai a sentire piccole scosse per tutto il corpo. Mi aveva mandato in cortocircuito. Mi sta distruggendo. Brucerà l'interno a forza di scosse elettriche. No può finire tutto così presto.

Intanto mi scuso per la cortezza
Poi mi scuso perché vi voglio fare piangere
E poi basta, perché so che morirò presto
Allora, questo sarà l'unico (credo) capitolo con tre diversi pov, volevo chiarire certe cosette, anche se l'ho fatto a grandi linee.
Il pov Rebecca é corto per il semplice motivo che mi sembra una persona poco dettagliata, al contraio di Ester

La ragazza robotLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora