CAPITOLO REVISIONATO
Fino al primo di settembre feci la "brava bambina". Mi stesi zitta e ferma nella mia stanzetta sotterranea. La mattina del primo settembre, mi sistemai guardandomi in un pezzo di uno specchio rotto. Quando suonarono alla porta, rebecca andò ad aprire. Sentii che qualcuno aveva chiuso la porta. Rebecca mi chiamò. Io uscì dalla botola e tutti e tre ci sedemmo sul divano.
Mentre mi sistemavo, lo specchio mi aveva tagliato la mano, infatti la tenevo dietro la schiena. Forse gioele si era accorto del sangue che gocciolava a terra, e tirò piano il mio braccio.
-cosa hai fatto?- sembrava già preoccupato.
-ehi calmo, lo specchio mi ha tagliato la mano. Per il resto in una stanza di 1.5 m³ con le pareti ruvide é facile farsi male.- dissi mostrando il braccio pieno di lividi.
Lui guardò Rebecca come se volesse dire qualcosa
-mi chiamo rebecca- disse con tono saputello.
-rebecca, cosa possiamo fare per emma?-
-te l'ha detto. Vive qui dentro- disse alzandosi e mostrandogli la stanzetta - se uscirà non farà una bella fine- disse con le lacrime agli occhi.
Io mi stavo fasciando la mano, quando gioele si avvicinò a me e mi chiese spaventato:
-cosa ti succederà?-
Io feci un sospiro: - diventerò una cavia. Mi pare di avertelo già detto.-
-una cavia per cosa?- mi chiese prendendomi per le spalle
-esperimenti di robotica. Se ti chiedi perché succederà tutto questo é perché sono nata da un errore- dissi piangendo mentre mi sedevo.
-allora sei stata un errore stupendo- mi disse fermandomi per la spalla. Ci sedemmo sul divano e appoggiai la testa sulla sua spalla.
Dopo un po' rebecca si alzò e disse:
-sto per fare una pazzia grandissima e so che mi odierete per questo perché rovinerò le vostre vite. Gioele vai via e non tornare. Fallo per emma. Emma tu dimenticati di lui. Ora datevi un bacio e scordatevi di tutto.-
Io e gioele eravamo innamorati ma disperati. In ogni modo facemmo come rebecca aveva detto. Ci dammo uno di quei baci indimenticabili. Mi sollevò e mi portò in braccio per qualche centimetro, poi mi mise giù e disse:
- sarà difficile dimenticarti, ma lo farò per te-
-anche io-
Usci dalla porta e io tornai nella mia prigione di cemento. Mi buttai di faccia sul cuscinone e iniziai a piangere facendo un po' di rumore.
Dopo un po' sentii qualcuno che bussava alla botola. La botola si aprì e rebecca scese.
-ehi sorellina, non piangere- disse asciugandomi le lacrime - odiami pure, ma io lo faccio solo per il vostro bene. Se lui starà con te e ti dovesse succedere qualcosa, lui starà male. E se tu continuerai a frequentarlo, la gente si accorgerà di te.-
Alzai la testa e dissi:
-non ti posso odiare. So che lo fai per me, ma é difficile.-
-so bene che é difficile. Secondo te perché quella sera ho fumato non so quanti pacchi? Perché volevo dimenticare. Sapevo di non poterti lasciare qui per sempre, ma non sapevo che fare.- e mi abbracciò fortissimo, come se sapesse di perdermi.
-mi dispiace- dissi piangendo
-ti dispiace di cosa?-
-di averti trascinato in questa cosa. Non volevo che tu dovessi lasciare tutto per pensare a me...-
-se mai ti dovesse succedere qualcosa, sappi che non succederà solo a te.-
-in che senso?-
-nel senso che se ti troverà io ti proteggerò anche a costo della vita-
Io la strinzi ancora più forte. Avevo paura di perderla. Mentre piangevo mi addormentai.
Mi svegliai dopo un bel po'. Il cuscino era inzuppato di lacrime perché avevo pianto nel sonno. Mi alzai e uscì dalla stanza. Rebecca dormiva sul divano, anche lei con un cuscino bagnato sopra la pancia. Il cuscino aveva la stampa del trucco sciolto e sulla faccia il mascara era tutto colante. Mi sdraiai accanto a lei . Lei dopo un po' iniziò a piangere nel sonno, io le accarezzai la testa e le sussurrai:
-tranquilla Rebecca.-
Lei si prendeva cura di me e io di lei. Dopo un po' ricominciò a piangere e sussurava:
-lasciala andare, prendi me ma non toccarla-
Stringeva i pugni e stava tesa con la schiena. Io la abbracciai e lei mi passò una mano dietro la schiena, come se sapesse dov'ero.
-Rebecca io sono qui- le sussurrai
Lei un po' si tranquillizzò e riprese a dormire. Poi mi accorsi che era bollente. Aveva la febbre. Le spostai il braccio e le misi il termometro. Mi spaventai appena lessi la temperatura: 39.9º.
-rebecca sveglia- la smuovevo ma non si svegliava -rebecca?-
-mm...-
- Rebecca svegliati- le dissi con tono severo.
Finalmente aprì gli occhi.
-che c'è emma? Non mi sento bene-
- e caspita, é 10 minuti che ti chiamo. Prenditi sta medicina e basta-
- ma cosa?-
- bevi e stai zitta. Con quasi 40 di febbre ci credo che non stai bene-
-40? O cielo... Ascolta mi devi guarire tu. Non deve entrare nessuno qui.-
-ma come faccio?-
-ascolta, dammi il telefono-
chiamò al dottore e dopo un po' disse:
-apri quello sportello e dammi....-
Iniziò ad elencarmi un sacco di medicine e quando finì continuò dicendo:
-tu vai sotto, sennò ti ammalerai anche tu.-
-no io non ti lascio-
-ma mi devi far incavolare sempre? Comunque fammi questa puntura.-
-e se ti faccio male?-
-pazienza, lo sopporterò-
Dopo averle fatto dannatamente male le chiesi:
-tutto bene?-
Lei mi guardò con sguardo torvo e disse:
- eccome, hai una mano leggerissima... di questo passo a due punture al giorno non so che resterà...-
E fecimo una breve risatina. La cosa bella di Rebecca é che lei fa sempre sembrare che stia bene, anche se in realtà sta male.
-come stai? Adesso sono seria -
- bene, sorellina. Apparte un certo dolore va tutto bene -
- rebecca so che lo dici solo per farmi stare bene, ma ormai sono grande. Puoi dirmi come stai anche senza mentirmi. Sono tua sorella.-
Lei sospirò e disse:
-ho paura che sia qualche brutta malattia, ma non posso andare in ospedale e lasciarti da sola. Mi sento stanca, ho un fortissimo mal di testa. Non smettere di sorridere. Non preoccuparti per me perché tutto andrà bene. Adesso passami il termometro.-
- 39.7º.-
- ok, va meglio. Ora riposati, se mi servirà qualcosa ti chiamerò.-
Naturalmente non mi chiamò infatti dovetti andarci io per la puntura della sera. E le feci ancora più male. Perché avevo ancora più paura. Rebecca chiamò il dottore e quando finì disse:
- possiamo stare vicine, tu sei stata vaccinata per questa malattia-
E io tremavo ancora di più perché le vaccinazioni ti proteggono dalle malattie mortali.
-che ti succede Emma?- mi disse mettendomi sulle ginocchia. Anche da malata riusciva a conservare la forza che aveva di solito.
-prima mi hai fatto più male del solito. Stai tremando. Emma io ti ho promesso di dirti tutto, ma anche tu lo devi con me.-
-ho paura. Se fanno i vaccini vuol dire che la malattia é mortale. E senza andare in ospedale tu...- e iniziai a piangere
-emma non devi preoccuparti. Il mio ospedale sarai tu, e tu mi farai tornare in forma. Il dottore mi ha dato una cura pesantissima, ma io la supererò se tu mi aiuterai.-
-sappi che se ti perderò mi consegnerò a papà, così morirò e staro con te-
-ma sei impazzita? Non mi succederà mai niente. E se mi dovesse succedere qualcosa tu continuerai a scappare.-
-tu non hai paura?-
-certo che ho paura. Ora vai a riposare, e ecco il programma per il prossimo mese.- mi diede un foglio dove c'era scritta una cura.
Andai a letto e dormì qualche ora, perché il progamma iniziava presto.
La mattina le feci una puntura. E le feci abbastanza male. E lei mi prendeva in giro e ridevamo. Poi la colazione. Lei aveva anche messo una regola, infatti mi disse:
-Emma, dammi un motivo per curarmi. Allora ora io ti do un ordine e tu dovrai rispettarlo. Se io dovessi lamentarmi oppure rifiutare una medicina o altro, ti prego dammi uno schiaffo o altro.-
-non posso farlo...-
-devi- mi disse prendendomi per le mani.
Solo per la colazione di schiaffi ne volarono almeno cinque. Non voleva mangiare e allora lei mi disse:
-e cavoli, aiutami a mangiare-
Lei per "aiutare" intendeva "picchiare" ma contenta lei contenti tutti. Poi due pillole che prese senza problemi. Un po' d'acqua e un pranzo leggero, anche questo condito di schiaffi. Poi medicine-sonnellino-medicine. Dopo c'era la cena, sempre con schiaffi e la seconda puntura. In più c'erano tante flebo da cambiare ogni volta che si finivano. Le mettevo a cavolo e le facevo malissimo. Non avendo l'attrezzatura dovevo cambiare tutto, e quindi anche l'ago. Cambiavamo braccio ogni volta pur di non farglielo gonfiare. Dopo le prime dieci sere le punture iniziavano a fare male, infatti la trovavo aggrappata alla scopa pur di stare senza poggiarsi. La cura andava sempre ad alleggerirsi, ma lei dimagriva sempre di più. Spesso la trovavo seduta a terra perché non riusciva a camminare. Pretendeva sempre pastina col brodo, ma io una volta a settimana le cucinavo le lasagne. Anche quando ad ottobre le cure finirono, lei continuava questo stile di vita. Ormai dormiva nel divano per stare più vicina a me. Spesso salivo sopra di lei e le facevo compagnia. Lei sorrideva e io cercavo di ricambiare, anche se avrei voluto piangere, sorridevo comunque. A volte la trovavo che strisciava sul pavimento per cercare di camminare senza cadere, e piangeva perche non ci riusciva. Ma io la lasciavo da sola perché volevo che si concentrasse. Per andare in bagno e muoversi usava un vecchio passeggino e io dovevo trasportarla stanza a stanza. Una volta mentre guardavo fuori dalla finestra lei mi chiamò e io mi sedetti accanto a lei.
-emma io... non riesco a camminare-
-ci riuscirai. Ti ho vista mentre provavi e piangevi, e ho pensato che ti saresti concentrata e ci saresti riuscita. Ma ci riuscirai.-
- no, non ci riuscirò.-
Questa frase mi fece incavolare, infatti le diedi uno schiaffo. Lei lo accettò e abbassò la testa.
-ne sei ancora convinta?-
-Ci riuscirò-
Mi alzai e cercai di farla appoggiare. Era pesantissima e la schiena mi faceva malissimo ma volevo incoraggiarla e non dissi niente. La feci stare in piedi da sola, e poi tenedola per le mani da davanti la feci camminare per tutta la casa. Dopo un'ora che la facevo camminare, volle sedersi sul divano. Rideva e piangeva. Tutto insieme. Mi sedetti accanto e lei e caddi con la testa sulle sue gambe. Lei mi accarezzò i capelli e disse:
-certe volte non so cosa farei senza di te.-
- anche io-
-non so come ho fatto a camminare, non ci riuscivo, sembrava una cosa impossibile- disse con le lacrime agli occhi
-andrà tutto bene - dissi.
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Allora questo capitolo é lunghissimo ...
Che ne pensate?
E votate pls🙂
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La ragazza robot
Roman pour AdolescentsDal capitolo 19: "-non é niente. -raccontalo a qualcun'altro- dico sarcasticamente - ma é inutile che insisto, la tua corazza non é penetrabile o aggirabile, quindi farò finta di crederti." Emma é una ragazza normale come tante altre, ma il fatto di...
