CAPITOLO REVISIONATO
Passammo ottobre a camminare. Rebecca stava tornando quella di prima. Il 24 novembre era il suo compleanno. Si, anche lei il 24. Quella mattina mi svegliai presto e le legai 100 palloncini in tutto il corpo. Avevo scritto sui palloncini cose come "ti voglio bene" e tanto altro. Avevo preparato la pizza e una torta. Quando si svegliò si mise a ridere. Pranzammo come una famiglia normale sul tappeto con quello che avevo cucinato io. Poi le diedi il regalo. Era chiuso nel rotolo di carta igienica che avevo colorato di azzurro. Dentro c'era una di quelle collane che si dividono a metà. Appena la vide scoppiò a ridere e si commosse. Nei giorni successivi comprò un alberello che decorammo con dei biscotti.
A natale mi nascosi in una scatola. Le misi un foglietto sul naso con scritto: "apri la scatola". Appena aprì la scatola le saltai addosso. Lei mi regalò un biglietto per un sorriso. Mi fece i capelli come volevo tutta la giornata e mi fece provare tutti i suoi vestiti.
A capodanno festeggiammo felici. Quella notte lei mi confessò:
-qualunque cosa succeda domani, io sarò sempre felice di oggi e di ieri.
Da gennaio ad aprile ci sarebbe stata la fuga. Quelli furono i tre mesi peggiori della mia vita.
Gennaio non fu proprio malissimo. All'inizio del mese rebecca mi fece un regalo. Quel giorno era uscita dicendomi:
-torno subito- e lo diceva ridendo. Un po' mi fece spaventare, ma per ridere... No ok lei ride sempre. Ancora camminava stile papera, e questo mi faceva un po' preoccupare, anche perché aveva il vizio di andare veloce con la macchina. Quando tornò io ero nella stanza. Lei bussò alla botola e mi sventolò una busta bianca in faccia. Era tutta entusiasta.
-che sono?- dissi mentre mi mostrava i suoi acquisti. Lei fece una faccia un po' seccata, poi disse:
-sono tinture per i capelli. Tu la farai a me e io a te.- disse ridendo
-ma così non sarà più facile riconoscerci-
-é una lunga storia, che non voglio raccontarti ora. Prima i capelli e poi le domande.-
Avendoli ricci perse un'ora per sborgliarli. Li fece alla perfezione con la tintura rosa. Per lei l'aveva presa azzurra. Avendo i capelli lisci sarebbe stato più facile per una persona normale. Ma io buttai il colore a terra, glielo buttai anche in faccia, e poi sui capelli. Alla fine il risultato fu decente.
-ora le domande...- dissi con tono da investigatore. Lei sbuffò e si sedette davanti a me.
-emma non voglio metterti ansia, ma abbiamo i giorni contati. Noi continueremo a scappare, ma papà ci troverà. Intanto io voglio essere felice, e voglio che lo sia anche tu.-
Non mi piacevano queste parole, si stava già arrendendo. Ma in effetti aveva ragione. Intanto io guardavo il pavimento.
-emma, guardami.- disse richiamando la mia attenzione
-tieni questo nastro. Aprilo SOLO se dovessermi succedere qualcosa. Portalo sempre con te. Giuramelo.-
-te lo giuro-
Presi il nastro e lo misi nella tasca.
Alla fine di gennaio sentimmo bussare alla porta. Rebecca era diventata bianca in faccia. Ormai teneva sempre con se un coltellino tascabile. Mi fece entrare nella botola e poi non ho sentito più nessun rumore. Dopo un po' sentii rebecca che piangeva cercando di fare silenzio. Si sentiva perché era in piedi sopra la botola, e le lacrime da la sotto sembravano martellate. Io bussai alla botola per farle cenno di aprire e lei aprì. Si ingocchiò a terra mentre piangeva sul un foglio. Me la passò a me piangendo. Era una lettera di nostro padre. C'era scritto che io avevo i giorni contati, che ci controllava, e che rebecca mi avrebbe dovuto farmi abbastanza male per mettermi KO e poi avrebbe dovuto portare il mio corpo in fin di vita li perché lui non voleva sporcarsi le mani. E se rebecca non lo avesse fatto sarebbe stata punita. Io ero sconvolta e piangevo disperandomi in silenzio.
Rebecca mi poggiò una mano sulla spalla e mi abbracciò fortissimo. Poi mi mollò e disse:
- morirò io. Non ti farò mai male-
-no... Uccidimi e dagli il mio stupido corpo-
-ho detto che io sarò punita. Non ho intenzione di fare quello che ce scritto qui.-
-non voglio perderti-
- se muori mi perderai comunque-
Non so per quanto piangemmo ma non fu l'unica volta. Successe altre due volte. La prima delle 2 era una seconda occasione per uccidermi invece la seconda era un avviso per prepararci ad una prigione eterna...
Arrivammo piangendo al mese di aprile. Il 4 aprile, prima di mezzanotte, dormivamo su divano.
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La ragazza robot
Ficção AdolescenteDal capitolo 19: "-non é niente. -raccontalo a qualcun'altro- dico sarcasticamente - ma é inutile che insisto, la tua corazza non é penetrabile o aggirabile, quindi farò finta di crederti." Emma é una ragazza normale come tante altre, ma il fatto di...
