Nove

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Un piede avanti, uno dietro, poi un'altro avanti e l'altro dietro. Non li conto i passi, ma so che non sono abbastanza da permettere al ragazzo di restringere la lontananza tra di noi.
Forse per sbaglio, senza accorgersene o di proposito qualcuno blocca i suoi passi passandogli davanti. Sono due gambe lunghe e magre che, compiendo gli stessi movimenti del ragazzo precedentemente, lo superano e si piazzano proprio di fronte a me.
Non ho bisogno di alzare lo sguardo per capire che queste debbano appartenere alla bella Vicky, che senza indugiare apre le sue braccia verso di me e mi circonda il busto.

"Che bello che siate venuti!" La sua voce sembra più squillante del normale e non so se sia perché sia entusiasta di vederci o per il sorpasso precedente. Quando il suo corpo si allontana dal mio si avvicina a Liam e solo in quel momento le nostre mani si separano lasciandomi ad osservare quella scena assolutamente non a me familiare.

Dopo qualche secondo anche i loro corpi si allontanano l'uno dall'altro portando lo sguardo di tutti e tre a questo punto sul giovane, che poco prima avanzava verso di noi.

Fermo, con i piedi puntati per terra, porta una mano sull'asta degli occhiali allontanandoli dal viso. Quegli occhi, oggi forse per la luce o poiché immersi in cosi tanta natura, sembrano più verdi e intensi di quanto io abbia mai visto e li ho visti, osservati e sognati così tante volte che potrei descrivere ogni piccola sfumatura di essi. Il ragazzo però non guarda me, ne la bella ragazza dietro di me, sembra stia osservando Liam, un ragazzo a lui totalmente sconosciuto.

Non so se ci abbia visti mano nella mano e non so nemmeno cosa lui stai pensando in questo momento, ma parte di me vorrebbe rassicurarlo e dirgli che non è come sembra, anche se è proprio in quel modo.

"Harry lui è Liam, il ragazzo di Elisabeth." E' Vicky a parlare, nuovamente, e questa volta forse per fortuna, perché mi ha tolto una responsabilità che non volevo avere.

I due giovani avanzano l'uno verso l'altro, Liam porge la sua mano e parla:
"E' un piacere conoscerti Harry, io sono Liam." I due si stringono la mano e sul viso di entrambi spunta un sorriso cordiale.
È strano certamente, questo è innegabile, ma non risulta nemmeno sbagliato. Quel contatto, quegli sguardi non erano maligni, non c'era astio, sono stati solo due sconosciuti che si sono incontrati per la prima volta.
Nella mia testa questo momento per qualche ragione me lo ero immaginato in modo molto più drammatico, ma la verità è che ormai Harry si è dimenticato di me, non sono nemmeno più tanto sicura che siamo amici, mentre Liam confida nel nostro amore e non sa di quello che io e l'altro ragazzo ci siamo detti giorni fa, quindi nulla sarebbe potuto andare diversamente da come è stato.

Quando le loro mani si allontanano lo sguardo di Harry si posa sulla mia figura, che ancora non si è mossa di un centimetro. Oggi, nonostante sia assurdo, sarebbe la prima volta che io e Harry ci salutiamo in modo consono e potenzialmente la prima volta dopo tempo che parti del nostro corpo entrano in contatto tra loro. Forse è proprio questa "prima volta" che ci porta a osservarci, senza lasciare che i nostri corpi si muovano l'uno verso l'altro, senza che dalle nostre labbra esca alcun suono, perché diversamente non sapremmo cosa fare. E sono quegli occhi che bruciano su di me, quelle labbra rosee socchiuse, quei ricci mossi dal vento a portarmi, se pur solo per qualche istante, da tutt'altra parte del mondo o al di fuori addirittura. Non lo percepisco nemmeno per quanto sia stato fugace, ma per poco ho sentito i miei piedi sollevati da terra e io e lui soltanto. Poi troppo velocemente i piedi sono di nuovo sul terreno, quando non so nemmeno io come, mi rendo conto che le persone intorno a noi ci stanno osservando in silenzio,evidentemente aspettandosi qualcosa da noi.

"Hey." Fu tutto ciò che riuscii a dire, ancora confusa da ciò che stava succedendo. Quando quelle parole uscirono dalle mie labbra percepii che per lui, come per me gli sguardi, furono ciò che gli fece puntare di nuovo i piedi per terra, ma non ne ero certa.
L'istinto lo portò a ricambiare il saluto immediatamente, ma non ci fu contatto tra i nostri corpi, solo parole e troppi sguardi.

Years · h.sDove le storie prendono vita. Scoprilo ora