Diciotto

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Mi sembra di rivivere le stesse sensazioni di quando ormai un mese fa mi trovavo difronte la porta di casa mia pronta ad affrontare il mio passato e futuro.
Come allora le mani sono sudate e nella mia testa corrono centinaia di scenari, ho paura.
Ho paura perché come sempre tutto potrebbe andare bene o male, questa volta però so di dover affrontare la situazione più per coloro che mi circondano che per me stessa, quindi esattamente come allora prendo una piccola porzione di coraggio che vi è in me e suono il campanello.

La sensazione di correre via c'è, ma cerco di placarla immediatamente ricordandomi il perché io adesso mi trovi davanti la porta di casa di Harry.
Saranno le nove di sera, è sempre domenica. Ho passato tutto il pomeriggio a pensare a come approcciarmi e cosa dire, ho immaginato diverse situazioni, diverse discussione, fino a giungere alla conclusione che tutto ciò non serviva a nulla. Una volta davanti a Harry qualsiasi cosa sarebbe potuta succedere, ormai lo avevo capito, farsi piani o prepararsi discorsi sarebbe stato inutile, quindi quando mi decisi a varcare la porta di casa mia, per raggiungere quella di Harry, l'unica cosa che mi ero memorizzata è il motivo di questa mia visita, ovvero "coesistenza".

Come in un flashback è Anne ad aprire la porta di casa, sempre con un sorriso sul volto.

"Elisabeth, viene entra." La bellissima donna si sposta di lato per farmi entrare, ma io non mi muovo.

"C'è Harry?" Da quando sono tornata non sono ancora mai entrata a casa di Harry. Può sembrare stupido, forse lo è, quella casa contiene tantissimo ricordi, ho la sensazione che una volta dentro sarò sopraffatta da troppe immagini e infiniti sentimenti da farmi a confondere, piangere magari o semplicemente essere triste e non riuscire ad arrivare al mio obbiettivo, "coesistenza".

"Dovrebbe tornare da un momento all'altro, puoi aspettarlo dentro se vuoi."

Non è solo la casa a spaventarmi e tutti i ricordi che porta con se, ma anche Anne mi intimorisce, o meglio, mi intimorisce quello che pensa di me adesso, dopo aver fatto del male a suo figlio in passato ed essere tornata a fare lo stesso adesso. Se dovessi mettermi nei sui panni, come madre, non sarei contenta di vedermi, eppure lei ha sempre questo sorriso sul volto ed è sempre così gentile da farmi credere il contrario.

"Posso aspettarlo anche qui."

"Elisabeth, è novembre, fa freddo." Mi guarda come mia madre mi guarderebbe, preoccupata e autoritaria. Anne è sempre stata come una seconda mamma per me, spesso in passato sono stata rimproverata da lei, soprattutto quando da piccola scappavo da casa mia dopo un litigio con mia madre e mi rifugiavo da loro. Lo sguardo che mi intimava allora di tornare a casa a fare pace con mia madre è lo stesso che mi sta rivolgendo adesso, quindi senza troppo indugiare accolgo il suo invito ed entro in casa.

No, non mi ero sbagliata.
Questa casa, la vista dei mobili familiari, l'odore, le foto sparse, tutto mi travolge e trascina almeno dieci anni lontana da qui, quando due ragazzini entrano dalla porta di casa, quella ora alle mie spalle, correndo per raggiungere il posto a tavola per primi. Vedo lei davanti a lui, ridere felice e lui che con agilità la supera facendo una smorfia con il viso.
Cosa è successo a quei ragazzi? Come posso essere stata così stupida da lasciare andare tutto questo?

Non è la voce di Anne a farmi tornare al presente, percepisco qualcosa uscire dalle sue labbra, non riesco a sentirla, ma sono io stessa a scuotere la testa e cacciare via dalla mia mente quei ricordi che si stanno facendo vividi in me non appena inizio a sentire gli occhi pizzicare leggermente.

Pensavo che ad un certo punto avrebbe smesso di fare male e ci avevo anche creduto per un po', ma evidentemente mi sbagliavo, perché guardare il tavolino dell'ingresso, dove una volta c'era una foto di me e Harry e adesso non esserci più mi fa attorcigliare lo stomaco. Se quella foto è scomparsa anche le altre per il resto della casa devono essere state tolte, quelle in salone di quando siamo andati al lago, o quella nel corridoio del ballo dell'ultimo anno del liceo. Quelle nella sua stanza, quante ce n'erano, adesso le pareti saranno spoglie o peggio, le nostre foto saranno state sostituite con quelle con qualcun altro.
Vorrei poter far finta di niente e ripetermi che tanto sono solo foto, ma non sono solo foto, o meglio, sono foto, le foto portano ricordi e levandole mi ha chiaramente voluta rimuovere dai suoi ricordi perché troppo ferito.
Non si può guarire questa ferita, no, non si può.

Years · h.sDove le storie prendono vita. Scoprilo ora