Cap.5: A BOSTON..............

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Eravamo tutti riuniti per la colazione: io mangiavo dei pancake con una cioccolata calda ma quello che mangiava più di tutti era sicurament Percy, un golosone di prima categoria ma però ha un fisico da paura: ehi non fraintendetemi è mio fratello non mi piace e non è il mio tipo però ciò che giusto è giusto mio fratello è bello e anche molto, però questo non lo dirò mai ad Annabeth, è solo Annabeth Chase figlia di Atena, non è niente di potente è solo la figlia della strategia militare ma come ho già detto niente di che. Comunque Leo mentre mangiava un pacchetto italiano di Fonzies,scorta della sua vecchia spesa in Italia, mi stava spiegando a grandi com'era fatta la città e alla fine dissi: «Grazie Leo, ho capito tutto. Allora direi che è il momento che io vada». Jason che stava guardando il panorama della città si girò verso di me e disse:«Secondo me,non è sicuro che tu vada da sola».Dissi:«Guarda che non sono mica da sola con me c'è anche il cervo di Artemide,lui mi indicherà la retta via» e lui mi rispose:«Io parlo seriamente,andare da sola non è per niente sicuro.Non puoi essere certa che queste 2 dee misteriose siano disposte a collaborare».Jason non aveva tutti i torti però se ci mi ha mandato Artemide ci sarà una ragione,dissi:«Vale la pena tentare!»,presi in braccio il cervo e chiamai con la mente la mia civetta:«Îla vieni»e lei telepaticamente mi risposi:«Arrivo subito»;«La mia civetta dovrebbe arrrivare.........»e non feci in tempo neanche a finire la frase che il mio amato animale era già . Dissi:«Bhe io vado»,Piper disse:«Cerca di arrivare tutta intera,ho bisogno ancora di una strizzacervelli di prima serie»;le sorrisi e poi saluta i tutti. Salii su Ila e presi in braccio il cervo,«Abbi cura di te»era la voce di Percy ma non feci in tempo a rispondergli,ormai ero già decollata.
Mentre volavo osservai il territorio circostante,indicai ad Îla un punto dove c'erano un numero adeguato di persone per poter atterrare;il volo fu breve e in poco tempo era già atterrata.«Grazie Îla» dissi alla mia civetta e lei lanciai una piccola arachide,lei ne andava matta,poi se ne andò;«Bene eccoci qua,puoi iniziare a guidarmi»e il piccolo cervo dal manto dorato iniziò la sua "guida",per così dire.Boston era un'insieme unico di palazzi dai colori piú stravaganti dal rosso al blu,dal verde all'arancione e dal viola all'argento ed era un mega concentrato di persone:vidi tante coppie tenersi per mano,alcuni si baciavano e altri si fermavano nei bar a chiacchierare o a dividersi un frullato;il mio pensiero si rivolse a Nico,mi mancava molto e avrei voluto salutarlo prima di andarmene nel caso non dovessi più vederlo............no,no cosa dici Ariet?Tu soppravviverai capito?Oh basta,non devo parlare da sola,alla lunga diventerò matta!!!
Il cervo mi portò via dalla trafficata strada di Boston e arrivai sul lungomare della città,ad un certo punto il piccolo animaletto,che era per lo più un cerbiatto in crescita quasi come Bambi,si fermò e per poco non gli caddi addosso;mi inginocchiai accanto al piccoletto e gli dissi:«Ehi che succede?»,lui con il muso mi indicò una signora sulla trentina che camminava lungo il marciapiede,opposta a noi e che ci osserva continuamente.Intuii che dovevamo passare di ,così mi feci coraggio e sorpassai la signora mantenendomi a una buona distanza,lei incominciò a seguirci ma io dovevo seminarla:approffitai di un vicolo cieco e poi livrai in cielo,mi se detti sul tetto di una casa e quando fui certa che la signora se ne fosse andata riatterrai sulla strada ed appoggiai il cervo o cerbiatto fa lo stesso,e lui tornò in funzione di navigatore.Una voce roca e dolorante mi disse da dietro:«Tu non vai da nessuna parte,signorina!»,mi girai e vidi davanti a me la signora di prima ma sta volta era più vecchia,aveva i capelli più scuri,sul viso erano apparse alcune rughe,si era abbassata di 2 o 3 centrimetri e aveva preso qualche chilo,indossava una veste nera con un coprispalle color terra e lei si reggeva su un bastone,ok......adesso avevo la certezza che quella donna non fosse una comune mortale,nessun normale individuo invecchia così velocemente.Risposi:«Ah,e chi sarebbe lei per dirmi cosa fare?!¡¿»,lei mi disse:«Ragazzina non ti conviene sfidarmi!»e io le dissi:«Infatti io non la sto sfidando»;lei mi disse:«Ah no?»ed io le risposi:«No!».La donna disse:«Non scherzare ragazzina»,io le risposi:«Io non sto scherzando,se devo scherzare di certo non lo faccio con una sconosciusta»;lei rise e disse:«Non sai con chi ti stai mettendo contro»ed io le dissi:«Sentiamo,chi?!?».La donna mi rispose:«Io sono Algea,la dea dei dolori»,io le dissi:«Sí hai ragione,sei davvero la dea dei dolori!É un dolore per me doverti vedere,ah che male»;lei mi fece uno sguardo di minaccia:«Ti farò provare io il vero dolore!»e men che non si dica un dolore atroce mi pervase il fianco destro,caddi per terra e gemetti dal dolore;la donna rise e disse:«Dolore fisico,un solito».Il cerbiatto versione "Bambi infuriata" colpì la donna ma lei non si spostò nemmeno di un millimetro e poi scaraventò il povero animale contro il muro;non potevo starmene con le mani in mano,dovevo reagire.Il dolore era troppo forte per combattere e quindi attuai un piano sbrigativo:con tanto sforzo allungai il braccio verso la tasca dei miei pantaloni,frugai dentro una zolletta di ambrosia e con altrettanta fatica la mangiai e per fortuna non mi ero ridotta in cenere;il dolore si faceva ancora sentire ma era diminuito molto rispetto a prima,nonostante questo non ero ancora in grado di combattere.Il piccolo cervo non era tanto distante da me;provai ad alzarmi e dopo qualche minuto fui in piedi e questo non era ignaro alla donna:«Cosa fai ragazzina?Non potrai mai farcela!».Lei avanzò verso di me e cercò di attacarmi,io la schivai,raccolsi il povero cerbiatto accasciato per terra e,approffitando dell'ombra che stava creando un'uomo,feci un viaggio d'ombra.
Quando rividi la luce,caddi per terra e poi lessi Boston ovest,quindi ero finita dall'altra parte di Boston e poi vidi un orologio che segnava mezzogiorno,il viaggio d'ombra sarà durato tanto.Mi accorsi di avere un certo languorino e ci credo era ora di pranzo:cercai nel mio zaino il panino che mi ero preparata e lo intrangugiai letteralmente;mi ricordai del cerbiatto che era con me,lo vidi sdraiato davanti a me,quella brutta cefala gli aveva fatto un gran male giuro che se la rivedo...........calma Ariet,mantieni la calma!Comunque presi in braccio il cerbiattino e gli diedi delicamente un po' di nettare,lui si sentì subito bene, poi notai che lui gaurdava invitante le mie noci e gliene diedi un po',anche i cerbiatti possono aver fame.Sentivo ancora il dolore provocatomi da quella vecchia,così bevvi un po' di nettare e nel giro di pochi minuti il dolore passò,sistemai il mio zaino e mi rimisi in piedi;la voce della donna,quella presunta "dea dei dolori",la risentì che disse:«Non andrai molto lontano».Mi girai e sta brutta vecchia era dinuovo davanti a me,«Si,si......Parla quella che va in giro tenendosi con un bastone di legno» le dissi,a quel punto lei prese un pugnale e me lo mise contro il collo,«Meglio che tacqui,ragazzina!»;a quel punto successe una cosa indescrivibile:il piccolo ed indifeso cerbiatto si trasformò in un grande e possente cervo,sbatté i suoi zoccoli in segno di battaglia e poi con le sue enormi corna trafisse quella putrida vecchiaccia,che diventò polvere dorata.«Mai mettersi contro un cervo»urlai ed abbracciai il mio amico,lui con la testa mi fece segno di salire sulla sua groppa e così feci;sfrecciammo tra macchine, autobus,camion e fra tutto ciò che possibile incontrare per strada,fino a quando non si fermò davanti ad un edificio che sembrava un hotel.«É questo?»chiesi mentre indicavo l'hotel davanti a noi,lui annuì;mi avvicinai all'edificio ma mi accorsi che il cervo non mi stava seguendo,«Che fai?Non vieni?»,lui scosse la testa;«Mi mancherai»gli dissi,lui mi sorrise e poi sparì nelle immense strade di Boston.
Mi addentrai nell'hotel:la hall era un'immensa stanza,piena di poltrone con umani intenti a leggere e poi dietro a un bancone c'era un signore dall'aria molto regale,quella tipica aria "da pretore" come Reyna ecco.Magari ero anch'io davo l'impressione di pretore,visto che lo ero stato,ma io quell'aria di sicurezza da pretore .Il signore era diciamo un portiere normale americano,mi disse:«Signorina ha bisogno di aiuto?»;non sapevo cosa rispondere a un comune normale,di certo non potevo rispondergli:«Sa sta cercando 2 dee»,balbettai qualcosa tipo:«Sì,bhe...........io..................eh.Lui mi chiese:«Il suo nome,signorina? »,«Ariet Jhonson»risposi,lui guardò una lista e poi mi disse:«Oh ,le due dee mi avevano avvisato del suo arrivo»;«Aspetti,lei sa delle dee?»chiesi,mi rispose:«Noi pretori sappiamo un po' di cose».«Lei.......ehm è un pretore?»,«Certo cara mia,ti dice niente il nome Tiberio Giulio Cesare Augusto?»;ripensai alla storia romana insegnatomi al Campo Giove e poi rosposi:«Lei fu il secondo imperatore,appartenente alla dinastia giulio-claudia,e governò dal 14 al 37».«Esattamente signorina»mi rispose,«Ma allora perché è ancora vivo?Tecnicamente dovrebbe essere morto»dissi,lui mi spiegò:«Nei tempi antichi feci erigere un tempio in onore della dea Concordia e lei per riconoscenza mi fece suo aiutante eterno ed adesso eccomi qua»;dedussi allora che devo incontrare la dea romana Concordia,mi ricordai delle parole del Signor DOh Boston,la città della concordia e dell'armonia......»,le parole concordia e armonia indicavano le due dee Concordia,romana,e Armonia,greca,ma alla fine indicavano la stessa dea.«Tiberio le posso chiedere una cosa?»chiesi,mi rispose:«Spara!»,«Ma la dea Concordia e Armonia sono la stessa dea?»e lui mi rispose:«Certo,solo che agli dei piace distinguerle»;«Ah,ho afferrato» dissi,«Già.Sei venuta qua per una ragione no?»disse lui,«Ovvio»risposi e lui mi disse:«Allora andiamo!».
Prendemmo un ascensore che andava da 1 a 10 piani e Tiberio schiacciò il tasto 10,dopo 2 minuti eravamo già fuori dall'ascensore,camminammo fino alla fine di un corridoio e poi arrivammo davanti a un porta di bronzo celeste decorate ai lati in argento. Nella parte centrale della porta vi era rappresentata una donna seduta su un trono imperiale,in stile romano,che teneva una cornucopia;la donna aveva capelli lasciati sciolti che cadevano morbidi e leggiadri,come se non avessero un peso,sulle spalle ed il vestito era semplice con poche ricamature.Tiberio mi chiese:«Vogliamo andaree io risposi:«Sí»,Tiberio estrasse dalla tasca dei suoi pantoloni una chiave dorata con la quale aprì l'immensa porta che rivelava una gigante scalinata e alla fine di essa si ergeva un trono su cui è seduta una donna identica all'immagine fuori dalla porta;la donna emanava un'aria tranquillla «Ariet Jhonson ho sentito parlare molto di te»esordí la donna,Tiberio la fissava come in attesa di un ordine,lei gli disse:«Grazie Tiberio ora puoi andare»e lui se ne andò.«Ariet abbiamo molto di cui parlare,vieni pure non aver paura.»disse la donna ed io volai ed atterrai pochi gradini più lontano dalla donna,«Lei è ......?¿?»chiesi ed lei rispose:«Oh scusami,io sono Concordia,la dea romana della concordia come dice il mio nome.É meglio che ti siedi»e così feci;«Come sai Discordia e Nemesi si sono alleate con Mut per dominare il mondo ma ciò che non sai che 2 sostanze sia per Discordia sia per Nemesi che le rendono incapaci di combattere;queste sostanze sono rare e difficili da reperire»disse la dea.«Quali sono queste sostanze?»chiesi,lei mi rispose:«Per Discordia sono l'essenza attuale dell'isola di Ogigia e il manto di una pecora,di quelle che mangiano tutto,dell'isola di Polifemo»,«Quindi noi dovremmo recarci »dedussi e la donna annuì e rispose:«Sí esattamente ».«E invece quali sono le 2 sostanze per Nemesi?»chiesi,dopo accadde una cosa che non capii bene:una nebbia vorticosa ricoprì la dea Concordia e quando essa finì ne uscì una donna che indossava una semplice tunica greca,i capelli biondidorati cadevano dolcemente sulle spalle dal viso giovanile e posato e dai piedi nudi;indietreggiai dallo spavento e balbettai:«Le,le....lei ....c...ch......chi...
è?».«Oh perdona questo mio cambiamento improvviso,è solo che per parlare di greci bisogna esserlo.Quindi eccomi qua:io sono Armonia,la forma greca di Concordia.Comunque le sostanze per Nemesi sono il Pomo della Discordia e la chiave per le porte del Tartaro»disse la dea,chiesi:«Ma dove possiamo trovare il Pomo della Discordia?»e lei mi rispose:«Lo troverai dalla donna che lo possiede»;«Elena di Troia?»chiesi,lei mi rispose:«Sí lei»ed io ribattei:«Ma è morta millenni fa!»,«Allora la andrai a cercarla negli Inferi»disse lei e io chiesi:«Ci andrò. Ma in quale parte degli Inferi si trova Elena?»e lei mi rispose:«Si trova nei Campi Elisi».«Ho capito tutto.Ma se le chiavi sono del Tartaro si trovano nel Tartaro?»chiesi,mi rispose:«Certo,ce le ha uno dei controllori del Tartaro»e io dissi:«Quindi dobbiamo andare sull'isola di Ogigia,sull'isola di Polifemo e negli Inferi.Ma come possiamo andare sull'isola di Ogigia?»;«Con il mio intervento divino ci arriverai.Però devi sapere che dopo la Guerra contro i Giganti Gea venne rinchiusa su Ogigia ed ora per prendere l'essenza dell'isola bisogna sconfiggere Madre Terra»rispose.«Io sono pronta ad affrontarla»dissi,lei disse:«Tieni questi due scettri,questi due oggetti prenderanno l'essenze delle sostanze.Quando sconfiggerai Gea l'essenza di Ogigia andrà direttamente nello scettro e così sarà per tutte le altre sostanze.Puntando questi scettri contro Nemesi e Discordia loro saranno incapaci di lottare.Bene Ariet Jhonson sei pronta per andare su Ogigia?».«Sí,lo sono»risposi e poi mi dissolsi nell'aria.



•AVVISO:
★Spero vi piaccia il capitolo!Ciao by Ariet02!!!!!!!!=D★

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