26 - Il Mangiamorte che sa troppo

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Filch quella mattina entrò tutto trafelato nella presidenza da Silente, quasi spaventò Fanny. Si stese sulla scrivania e cercò di riprendere fiato come poteva. Era un magonò ma sapeva riconoscere quando qualcuno era stato incantato o peggio maledetto. Erano troppi giorni che trovava studenti aggrediti, storditi o torturati in giro per i corridoi, avrebbe voluto punirli per essere fuori dai dormitori durante la notte, ma il fatto che fossero ridotti in quel modo aveva la precedenza e il custode sapeva fin troppo bene chi fosse il responsabile. L'unica cosa che lo fermava dall'accusarlo era la mancanza di prove, anche se sapendo di chi si parlava, non c'era solutamente bisogno di prove, almeno per lui.
Silente lo guardò preoccupato: "Tutto bene Filch?"

"Professore" iniziò il custode non appena ebbe ripreso fiato "Non si può andare avanti così: ci sono troppi studenti in infermeria in così poco tempo! Non può essere una coincidenza!" E gesticolava con le.mani in preda all'agitazione. Silente già sapeva dove voleva arrivare: "Ti posso assicurare che tutti quei ragazzi staranno bene; so cosa mi vuoi dire, ma se agiamo con cattive intenzioni non otterremo niente"

Filch strabuzzò gli occhi: ma come?! Con le buone non avrebbero certo avuto migliori risultati! Dovevano fare qualcosa e capire da cosa era dato il suo comportamento! Non poteva agire per conto suo. Lo conoscevano bene: era nato sotto la sua protezione e di certo doveva sapere qualcosa, oppure era solo pazzo.

"Signor Silente, mi ascolti: lui è di sicuro un pericolo per la scuola"
"Lo so, me lo hanno detto tutti. Tuttavia non possiamo andargli sempre contro, dobbiamo renderlo cosciente di quello che rischia e di quello che causa"
"Io ho una proposta: lo terrò d'occhio"
Silente lo guardò perplesso: "E perché avrebbe bisogno di sorveglianza?"
"Perché tutti gli studenti che si sono ripresi hanno fatto riferimento a lei-sa-chi! Lestrange forse farneticava, ma credo che vada presa sul serio"

Ninfadora si avviò verso l'ingresso della foresta proibita, sapeva di trovare lì suo cugino, o almeno quello che restava di lui. Ultimamente si sedeva su una roccia e rimaneva a fissare per ore quel posto tanto tetro, come se volesse vedere qualcuno e cercasse qualche risorsa in particolare.

Gli si avvicinò piano, ma non fece in tempo ad aprire bocca che lui l'anticipò: "Buongiorno Tonks" disse l'ultima parola con sarcasmo. Aveva scoperto da alcune ragazze dell'anno di Ninfadora che lei stessa aveva iniziato a ordinare di essere chiamate per cognome con la scusa che lei odiasse quel nome che sua madre le aveva affibiato. Si girò a guardarla: "Non vieni?"

Tonks si sedette accanto a lui, senza guardarlo in faccia, e si schiarì la voce ma senza dire niente.

"Ho scoperto da alcune tue compagne che ti piace di più essere chiamata così" continuò Antheo guardandola "Non me lo hai mai detto"

"Mi domandavo..." disse poi lei con voce bassa, era bisognosa di avere una risposta ad una domanda che per tutta l'estate aveva preso la sua mente: "Mi domandavo come hai scoperto che mia madre era tua zia, visto che l'hanno cancellata dalla famiglia"

"È una storia interessante" disse lui fissando la foresta "La prima volta che sentii il nome di zia Andromeda fu quando ero molto piccolo e zia Narcissa si lasciò scappare un ricordo in cui era presente; poi a Grimmauld place ho trovato l'albero genealogico e lì ho letto il nome. Non sai quanto ci ho messo a trovarla"

Ninfadora abbassò lo sguardo, la sua domanda mirava ad altro ma suo cugino, che di solito la capiva molto bene, non ci era arrivato per la prima volta, e questo era molto demoralizzante. Non volle parlare di altro con lui e fece per andarsene, ma Antheo non aveva finito di parlare: "Puoi stare tranquilla: per quanto io sia fedele al signore oscuro e non è poco, tuo padre prima di tutto e mio zio, e non posso buttare via tutti i bei ricordi che ho con lui"

Lei lo ascoltò sorpresa, per un attimo era come se avesse rivisto suo cugino per la prima volta, per la prima volta da quando aveva praticamente abbracciato a trecentosessanta gradi la causa di lord Voldemort, aveva mostrato interesse e preoccupazione per i suoi zii emarginati.

"Sai io ho lo stesso difetto di mio padre: sono molto attaccato alla famiglia, ma solo per quello" le disse prima di andarsene a studiare nella voliera, dove nessuno lo avrebbe disturbato.

"Avada kedavra! Avada kedavra! Avada kedavra!!" Il mangiamorte stava tentando di colpire una statuetta situata all'interno della voliera a forma di gufo. Non riusciva a capire come mai non gli riuscisse bene, se non pochissime volte, e sentiva che se non fosse riuscito a perfezionare quell'anatema non sarebbe mai riuscito ad essere all'altezza del suo posto nella causa.

Mentre stava rileggendo un libro sulle arti oscure, venne interrotto da Adreo che lo informò che Silente lo cercava.
"Non ancora fatto niente! Cosa vuole adesso?"

"Mi ha solo detto che ti dovevo chiamare" disse timido Adreo e lo condusse in presidenza.

Una volta varcata quella porta, i due Lestrange si ritrovarono circondati da Auror e professori, il che non lasciava intendere nulla di buono. Il mangiamorte guardò in cagnesco il preside, quei suoi provvedimenti iniziavano a stargli veramente stretti e questa volta se gli avessero di nuovo tolto la bacchetta si sarebbe opposto a gran voce. Uno degli Auror li divide portando via Adreo, mentre Silente richiamò l'attenzione dell'erede Lestrange: "Ascoltami ragazzo" disse in tono amichevole, sperando che mettendolo a suo agio potesse diventare collaborativo "Il custode della scuola mi ha informato del fatto che vi sono frequenti attacchi a molti studenti della scuola"

"E allora?" Si lascio scappare Antheo, del tutto disinteressato alla conversazione, ma Silente continuò: "Be' per pura coincidenza tutti gli studenti colpidi sono figli di babbani" si alzò e diede una carezza alla sua fenice. Si avvicinò al ragazzo, che fece un passo indietro, e arrivò al dunque: "Antheo voglio che tu capisca che io non voglio fare niente contro di te, ma non posso più ignorare che a scuola stia succedendo qualcosa e ho motivo di credere che possa esserci il tuo zampino"

"Mi prende in giro?!" Sbottò Antheo una volta che ebbe colto nel segno "Mi sta dicendo che verrò controllato a vista?! Che prove ha a suo favore?!"

"Lestrange tutti gli studenti che sono in infermeria hanno affermato di aver visto o sentito qualcosa che... lasciava credere che ci fosse di mezzo colui-che-non-deve-essere-nominato, e l'unico a suo favore sei proprio tu"
"Ma non mi collega alla scena del crimine" disse seccato Antheo e volle avvicinarsi ma un Auror gli puntò la bacchetta contro, e lui fece lo stesso per far capire che non si sarebbe piegato a un tale trattamento: "Non mi farò guardare come un detenuto"

"Allora collabora con noi e dicci cosa sai su di lui"

Antheo rimase zitto, non avrebbe dato una soddisfazione del genere. Ripose la bacchetta e si disse rassegnato a farsi sorvegliare, non avrebbe mai tradito la fiducia del suo signore, mai.

L'erede Lestrange COMPLETATALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora