CAPITOLO 2

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È passata mezz'ora e Simona è seduta su una sedia un po' scomoda in quell'austera sala d'attesa, non potendo fare a meno di ripensare a ciò che le era accaduto. La cosa che la infastidisce di più è ripensare al sorrisetto di quel ragazzo, Ultimo, come se si stesse prendendo gioco di lei. A pensarci bene anche a lei sarebbe venuto da ridere in una situazione del genere, ma le dava comunque fastidio che lo avesse fatto qualcun altro.
Sente i suoi pensieri fare rumore nella testa e superare il leggero brusio delle voci nella stanza. Ci sono più o meno una ventina di persone tra ragazze e ragazzi. Era convita che la domanda fosse solo per modelle donne, ma a quanto pare si sbaglia. Molti di questi ragazzi si conoscono ed hanno formato dei gruppetti e adesso chiacchierano di chissà cosa. Simona non ha voglia di immischiarsi. Non è brava a fare amicizie. O meglio, la Simona di un tempo si sarebbe buttata a capofitto nelle relazioni sociali, ma quella di adesso preferiva starsene per conto suo. Ogni tanto alcuni ragazzi le lanciano qualche sguardo compassionevole a vederla lì tutta sola e in religioso silenzio. Simona vorrebbe chiedergli che cosa hanno da guardare, non è educazione fissare la gente, ma lascia perdere, ha già combinato abbastanza danni per quel giorno. Sbuffa mettendosi seduta composta, ormai scoraggiata e convinta che quel lavoro non l'avrebbe mai ottenuto. D'un tratto sente un tonfo accanto a sé e uno spostamento d'aria. Si volta e vede una ragazza col respiro corto sedersi sulla sedia accanto alla sua ed emettere un sospiro di sollievo.
«Cazzo!» esclama lei e Simona si lascia sfuggire un sorriso involontario che attira l'attenzione della ragazza accanto. Inaspettatamente Simone vede comparire sul volto della ragazza un sorriso smagliante e, ancora affannata, le allunga una mano.
«Piacere! Io sono Marisa! Tu?» le domanda con tono fin troppo allegro per essere arrivata in ritardo.
Simona rimane spiazzata da tutta quell'allegria che la investe e dubbiosa stringe la mano della ragazza limitandosi ad un «Simona, piacere» apatico, senza nemmeno sforzarsi di sorridere più del dovuto.
La ragazza piega la testa di lato, accavallando le gambe e mantenendo sempre quel sorriso gentile e allegro.
«Bel nome! Il mio pesce rosso si chiamava Simona!» le risponde la ragazza divertita e Simona annuisce confusa, senza sapere che dirle. Non le interessa affatto, ma Marisa non demorde e «Lo sai quanto vivono i pesci rossi?» le domanda di getto, attirando gli sguardi di alcuni ragazzi nella sala d'attesa. Simona vorrebbe dirle che non le interessa affatto, ma per qualche strana ragione la trova stramba e anche un po' simpatica. Infatti inarca un sopracciglio scuotendo la testa e la ragazza scoppia a ridere di cuore.
«Mi trovi strana, vero?» le domanda Marisa e Simona tira fuori un sorrisetto di scuse quando annuisce. Marisa le fa l'occhiolino, «Non preoccuparti, so di essere strana, ma non lo nascondo. Alla fine la vita è una, perché fingere di essere chi non siamo? Non avremo un'altra occasione per viverla, quindi godiamocela adesso!» risponde a raffica, sorridendole per poi cercare qualcosa nella propria borsa a tracolla. Simona rimane spiazzata da quelle parole tanto profonde che la ragazza le ha detto con così tanta leggerezza. Ha ragione, la vita è una, perché sprecarla? Peccato che Simona non ha la risposta a questa domanda e invidia leggermente l'allegria che aleggia intorno a quella ragazza. La stessa che da molti anni a questa parte aveva abbandonato lei.
«Comunque, hai già conosciuto il capo? Sono arrivata in ritardo per la riunione?» le domanda poi Marisa, digitando qualcosa sul telefono. Simona sposta una ciocca di capelli finita davanti al volto ed alza gli occhi al cielo.
«No, stiamo ancora aspettando. Sono chiusi in questa stanza,» - ed indica la porta accanto a lei, «Si stanno consultando lui ed un suo amico, stiamo aspettando»
«Tu li hai visti? Come sono?»
Simona vorrebbe raccontarle della figuraccia, ma decide di tacere per evitare di fare brutta figura davanti ad una sconosciuta. Mentre si alza a raccogliere il pacchetto di gomme da masticare che le è caduto, «Sembrano tranquilli,» risponde semplicemente, sgranchendosi le gambe. Poi, non soddisfatta della risposta, «Anche se lui, Ultimo, te lo devo confidare, è uno sbruffone di prima categoria!» esclama proprio nel momento in cui sente la porta alle sue spalle aprirsi. Si paralizza e capisce di essere nella merda quando vede Marisa portarsi una mano davanti alla bocca per non ridere e sente le risate leggere degli altri presenti nella stanza. Lentamente si gira e si trova faccia a faccia con lui. Si accorge ora che lui non è tanto più alto di lei e di nuovo ha quel sorriso sbruffone in faccia. È divertito e questa volta ride anche Adriano.
Ultimo fa due passi avanti e poi si accosta al suo orecchio, «Ti hanno mai detto che per farsi assumere, dare dello sbruffone al capo non è una buona tecnica?» la sbeffeggia per poi superarla e richiamare all'attenzione di tutti gli altri. Simona sente il volto andare a fuoco. Per la seconda volta nel giro di un'ora ha fatto una figuraccia con i due ragazzi. Non ha nemmeno il coraggio di guardare Adriano o di rispondere ad Ultimo; semplicemente va a sedersi accanto a Marisa che le poggia una mano sulla spalla e «Almeno gli sei simpatica!» tenta di rincuorarla.
«Sì, come un calcio nelle palle» risponde a sua volta Simona, ormai convinta di aver perso quell'occasione di lavoro.
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Non è iniziata molto bene per Simona 😂
Avrà il lavoro?🤔
Ma almeno ha conosciuto una nuova ragazza simpatica!😍
Un bacione a tutti/e voi!💗

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