«Simona vieni qua!» - le urla di suo padre le perforano le orecchie e lei, per evitare di sentirle a ripetizione, esce dalla camera e raggiunge il padre in cucina. Non appena entra sente una puzza infernale che le fa storcere il naso. Suo padre è appoggiato al davanzale della finestra e sta fumando una sigaretta - una Camel Blu. Poggiate sul tavolo della cucina ci sono tre buste piene e due uomini che stanno smistando della roba dentro di esse. Simona non è ingenua come il padre credeva e, nonostante avesse solo undici anni, già aveva capito che il padre non si occupava di ingegneria informatica, ma spacciava droga alla luce del sole.
Quel pomeriggio la mamma di Simona era uscita a prendere un caffè con una vecchia compagna del liceo rincontrata per caso ad una mostra su Caravaggio e Simona era rimasta in casa con suo padre.
«Noi qua abbiamo finito,» sentenzia uno dei due uomini, quello con i denti gialli e le labbra screpolate. Ha la fronte sudata e le mani sporche.
Il padre di Simona annuisce mentre si concede l'ultimo tiro di sigaretta per poi gettarla nel secchio accanto a lui. Si avvicina con passo spedito alle tre buste e ne osserva velocemente il contenuto.
Simona in tutto questo è rimasta ferma sulla soglia e non le piace affatto il modo in cui il secondo uomo le sta guardando il petto ancora poco sviluppato.
«Simò vai a caricare queste tre buste nel porta bagagli dell'auto».
«Io devo studiare papà».
«Simona si tratta di un favore veloce, io devo parlare con questi due. Forza, vai» - e lo sguardo minaccioso che le lancia basta a Simona per afferrare le chiavi della macchina che il padre le lancia e avviarsi all'ingresso con le tre buste. Non sono eccessivamente pesanti, ma nemmeno facili da trasportare. Dopo una decina di minuti ha terminato il lavoro e sta rientrando in casa, quando sente una voce gridare il suo nome. Si gira di scatto e vede sua madre che le corre incontro con una faccia terrorizzata.
«Simona! Corri in casa! Corri!» le grida contro la madre per poi guardarsi alle spalle e sgranare gli occhi. Simona sente il sangue gelare e non capisce fino quando alle spalle della madre vede due uomini correre con delle pistole in mano. Simona sente il terreno sotto ai piedi mancarle e in men che non si dica spalanca la porta di casa e corre in cucina per chiedere aiuto al padre. Quello che vede però le fa perdere un battito. In cucina non c'è nessuno. La finestra è spaccata e c'è un buco abbastanza grande perché possano esserci passati tutti e tre.
Simona è paralizzata. Ha undici anni, i compiti di matematica da finire e la verifica di storia il giorno dopo e quello che dovrebbe fare è andare in camera e finire di studiare se non vuole prendere un brutto voto, ma purtroppo la situazione non glielo consente perché la porta di casa che sbatte la fa sobbalzare e tornare alla realtà. Le mani le tremano e cerca di cacciare indietro le lacrime.
Si volta quando sente dei passi dietro di lei e vede sua madre con il volto rosso per la fatica che getta a terra la borsa e corre ad abbracciarla.
Simona si fa avvolgere da quelle braccia magre e scoppia a piangere sul petto di sua mamma. Non sa che cosa stia succedendo, ma ha paura.
La mamma tenta di rassicurarla e le accarezza la testa e i capelli per rassicurarla, ma a poco serve tutto quello perché all'improvviso «Prendiamole!» sentono gridare alle loro spalle e in men che non si dica due uomini enormi le separano e le costringono a sedersi sul divano, puntandogli le pistole addosso. Sono gli stessi che prima Simona aveva visto rincorrere la madre.
Sono sudati e hanno dei giubbotti di pelle usurati. Uno ha addirittura due denti d'oro e Simona li trova brutti e disgustosi. Perché le stanno minacciando?
«Vi prego, lasciate andare mia figlia!» è la supplica della mamma di Simona e quest'ultima non ha nemmeno il coraggio di voltarsi a guardare la madre per paura che anche un piccolo movimento potesse costargli un proiettile ficcato in testa. Amava i film d'azione, ne aveva visti a bizzeffe, ma trovarsi con una pistola puntata addosso non era così elettrizzante come vederlo in TV. Aveva le mani incrociate e poggiate sulle cosce e le gambe molli. Sentiva le lacrime scendere sulle guance senza che potesse fare nulla.
«Senti stronza, tuo marito ha rubato tre buste di droga e non sappiamo dov'è. Diccelo e vi lasceremo stare».
«Non lo so. Io sono uscita e pensavo che mio marito sarebbe rimasto a casa con mia figlia».
L'uomo avvicina la pistola alla fronte della mamma di Simona e questa singhiozza al contatto della pistola fredda con la sua pelle.
«Non me ne frega un cazzo di ciò che pensi tu, io voglio sapere dov'è quel bastardo».
«Non lo so».
«Mi dispiace, risposta sbagliata» sentenzia l'uomo e Simona sente chiaramente la pistola caricarsi, pronta a sparare. Non riesce a resistere e scoppia a piangere.
«È scappato dalla finestra!» grida tra i singhiozzi e l'uomo che stava per sparare si ferma.
Tutti e due si voltano a guardarla e Simona tiene lo sguardo basso.
«Allora la ragazzina ha la lingua. Andato dove?».
Simona scuote la testa, «Non lo so di preciso, ma quando ho caricato le buste in macchina ho visto che il navigatore diceva,» - piange a dirotto e le parole le si bloccano in gola; sa che sta per condannare suo padre, ma è lui che le ha messe in una situazione del genere e lei e sua madre rischiano di morire se non parla. L'uomo con la pistola carica gliela punta contro per spronarla a parlare e Simona, dopo aver asciugato il naso con la manica della maglietta, «Diceva 'San Basilio'» confessa tra le lacrime. Dopo aver detto questo non ricorda bene cosa fosse successo; sa solo che poco dopo i due uomini se ne erano andati e lei era di nuovo fra le braccia tremanti della madre.
Aveva deciso che il giorno dopo non sarebbe andata a scuola.
STAI LEGGENDO
D'improvviso...//Ultimo.
Fanfiction-STORIA COMPLETATA!- TRAMA: Il 22 maggio suo padre era finito in carcere per complicità e fornitura d'armi in tre rapine. Il 22 aprile dell'anno precedente aveva chiuso i rapporti, già tremolanti, con sua madre. Il 22 giugno aveva fatto la maturità...
