[ capitolo trentunesimo ]

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"Il signor Rebić viene al tuo compleanno?", mi chiese Korina impedendomi così di andare a preparare la valigia per il fine settimana a Belgrado. Velocemente contai a mente che giorno fosse oggi e cavolo, sabato sarebbe stato il mio compleanno e probabilmente per la prima volta nella mia vitta me n'ero dimenticata.

"Vado io da lui.", dissi girandomi. Mi guardò con uno sguardo sorpreso mentre in una mano teneva delle forbici e nell'altra un volantino. Taglia ancora i coupon.

"Vai a Francoforte e me lo dici solo adesso?", puntò le forbici verso me come se si preparasse a squarciarmi con esse.

"Vado a Belgrado, non a Francoforte.", risposi mettendo le mani in tasca. "È colpa di tuo marito.", aggiunsi mordendomi il labbro.

"Come prima cosa, Filip non è mio marito.", disse agitando quelle forbici. Aspettavo solo che facesse qualche danno. "Secondo, vuoi dire che lascerai me e Dominik marcire qui a Zagabria mentre tu festeggerai a Belgrado?"

"Più o meno.", mormorai e il sorriso che avevo semplicemente non accennava a sparire. Non vedo l'ora che passasse questa giornata per poi domani sedermi sull'autobus che mi porterà dalla persona che non vedevo da un mese.

"Ti odio, lo sai?", disse facendomi la linguaccia mentre tornava a ritagliare i coupon.

"Ti amo anch'io.", dissi girandomi. "Non ti preoccupare, presto vedrai anche tu tuo marito.", esclamai prima di entrare in camera. Lei mormorò di nuovo che non era suo marito.

Chiusi la porta della camera. Dall'armadio tirai fuori la piccola valigia e qualche vestito che avrei indossato durante il fine settimana. Al computer misi della musica per far passare velocemente il tempo mentre preparavo la valigia.

Quando stavo per prendere il pigiama dallo scaffale dell'armadio, per un attimo mi fermai di fronte allo specchio. La maglietta bianca e stretta sottolineava il piccolo cambiamento del mio corpo. Tonka una pancia terribilmente piatta era diventata Tonka con un po' di pancia. Sospirai profondamente mettendomi le mani sui fianchi. Non mi dava fastidio questo piccolo cambiamento. Anzi, era una cosa buona considerando che una volta avevo problemi a prendere peso. Soprattutto dopo la morte di Petar quando non avevo voglia di qualsiasi cosa, nemmeno di mangiare. Sorrisi leggermente. Mi mancava Petar e si stava avvicinando il settimo anniversario della sua morte. Era incredibile come il tempo passasse velocemente.


Ante Rebić's point of view

"Guarisci presto!", esclamò Filip mentre lentamente camminavo verso il check-in dell'aeroporto. Odiavo il check-in e gli aeroporti in generale. Sbuffai mettendo la borsa dell'Eintracht sul nastro trasportatore e poi mi diressi verso lo scanner. Era da aspettarselo che lo scanner non emettesse alcun segnale acustico, al che sorrisi e ripresi la mia borsa. Adesso mi aspettava ancora una mezz'ora prima di salire in aereo. Avrei potuto convincere Filip a riservarmi un aereo privato dato che mi aveva fatto male al ginocchio.

Mi sedetti nella sala d'aspetto e mi tirai su il cappuccio in modo da non essere riconosciuto. Avrei fatto delle eventuali foto con i bambini, ma non ero dell'umore per delle fan impazzite.

"Scusi, è libero questo posto?", dai pensieri mi interruppe una donna, forse un po' più vecchia di me, con un grande pancione. Accanto a lei c'era un bambino che la teneva per mano.

"Si, si.", dissi un po' confuso spostando la mia borsa che appoggiai nell'altro posto accanto a me. La donna sorrise mentre aiutava il piccolo a sedersi vicino a me. Mi guardai un attimo intorno e notai che la sala era piena e non c'era davvero più un posto dove sedersi.

"Non dovete alzarvi voi, io sto bene.", disse non appena mi alzai dal mio posto per farla sedere.

"Non c'è problema, posso aspettare in piedi per venti minuti. Sedetevi voi.", dissi rapidamente e sorrisi al bambino che mi guardava con una grande sorriso in volto.

Splićanka #2 ~ Ante Rebić (ITA)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora