[ capitolo quarto ]

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Ante Rebić's point of view

"L'infortunio non è così grave, ma ti dobbiamo trattenere per dei controlli.", disse il dottore quando finii con la radiografia.

"Perché?", chiesi perplesso mentre infilavo le pantofole con gli unicorni che mi avevano comprato quei tre per l'ospedale. Pareva che non vedessero l'ora di mollarmi qui.

"Beh vedi, sei un calciatore professionista e immagino che non tu non voglia arrecare un danno maggiore.", rispose infilando i risultati in una grande busta.

"Per quanto tempo dovrei stare qui?", domandai svogliato prima di uscire da quella stanza.

"Al massimo due giorni.", disse ed io annuii, ringraziai ed uscii fuori. Cosa dovrei fare adesso qui in ospedale per i prossimi due giorni? Al momento sono completamente solo considerando che Filip, Mijat e Luka mi hanno lasciato qui.

Per tutta fortuna si ricordarono di portarmi qualcosa da vestire per non stare in camicia e con i pantaloni rotti. Ma non si ricordarono di comprarmi del cibo ed io non avevo mangiato nulla per quasi tutto il giorno. Così andai alla ricerca di una macchinetta degli snack in questo ospedale puzzolente. Ridacchiai e a passo veloce, per quanto il ginocchio me lo permettesse, arrivai alla macchinetta.

Buttai l'ultimo euro che avevo in tasca e schiacciai il bottone per i KitKat. Aspettai un paio di secondi finché la cioccolata non cadde giù. La presi e mi girai di scatto ed improvvisamente mi scontrai con qualcuno che subito presi per le braccia per non farlo cadere.

"Entschuldigung!", disse sorpresa la ragazza dai biondi capelli corti che subito alzò lo sguardo e in quel momento il mio cuore perse un battito. Sant'Antonio da Padova. Cosa ci fa lei qui?

"Tonka?", il nome uscì lentamente dalle mie labbra ed il suo viso in un momento prese un colore rosso, Entrambi avevamo un'espressione scioccata. Ante stai sognando, non è lei.

"S-scusa.", mormorò piano, poi mi superò e a passo veloce andò via da me. Cos'è appena successo? Come è arrivata qui?

"Dove vai?", domandai retoricamente mentre a malapena corsi e mi fermai davanti a lei. Ero furioso, ero terribilmente furioso. Stesse in silenzio e solo mi guardava con uno sguardo che non lasciava trasparire alcuna emozione. Mi mandò fuori di testa. "Sai fare qualcos'altro oltre a fuggire?" "Ante.." "Parliamo.", dissi avvicinandomi a lei di un passo e lei solo scosse la testa.

"Tonka, vieni ad aiutare, un ragazzo ha fatto un incidente in macchina.", disse una delle sue colleghe e Tonka senza pensarci a lungo andò da lei.

Rimasi lì in piedi ancora visibilmente sbalordito. Lei è qui. La persona che cinque mesi fa mi aveva portato al limite è qui. Mi sentivo perso, non sapevo cosa fare. Si, sono arrabbiato, ma non riesco ad esprimere il desiderio che al momento ho per lei. Come se fosse 'scivolata' di nuovo sotto la pelle senza fare alcuno sforzo.

No Ante, non dire questo. Lei ti ha ferito e punto.


Tonka Strinić's point of view

"Perché diavolo parlavi con quel tipo?", mi domandò Korina dopo che entrambe entrammo nella stanza riservata agli infermieri. Non c'era nessun ragazzo che aveva fatto un incidente, era solo una scusa con la quale Korina mi tolse da quella situazione.

"Non chiedermi nulla.", dissi appoggiandomi alla parete bianca. Il mio cuore stava già battendo in maniera anormale.

"Te l'ho già chiesto.", disse freddamente prendendo il caffè dal tavolo. La guardai con la coda dell'occhio mentre per la testa mi passavano mille domande. Come le spiego che Ante Rebić è quell'ex per il quale ho pianto quasi ogni giorno?

"Ma mi ha solo chiesto dove si trovava il reparto di psichiatria.", buttai fuori la prima cosa che mi venne in mente. Probabilmente perché è a me che serve uno psichiatra.

"Stai mentendo.", disse tagliando corto bevendo un sorso di caffè.

"Non sto mentendo, sono seria.", dissi incrociando le braccia. Non so come potrebbe reagire se le dicessi che lui è il mio ex ragazzo e che ho parlato con lui, mentre a casa mi aspetta Dominik.

"Cara, non sono nata ieri.", ecco, mi sta bene visto che sono amica di una delle persone con il QI più alto in Croazia. Respirai profondamente, le dirò la verità e sarà quel che sarà.

"Bene. Quello era il mio ex ragazzo, Ante Rebić.", dissi sconsolata e appena pronunciai il suo nome i brividi mi percorsero la schiena. La sua risposta fu solo una risata isterica. "Cos'hai?"

"Tonka, avanti, ora sii seria. Chi era quello?", super, adesso non crede che Ante Rebić, nominato il croato più bello del 2018, sia stato il mio ragazzo.

"Sono seria Korina.", dissi visibilmente innervosita. Non mi era facile parlare di quello. Per due buoni minuti mi guardo scioccata ed io volevo solo sparire.

"Quindi Ante Rebić è quello a cui hai spezzato il cuore e per il quale hai pianto quasi ogni giorno per due mesi?", disse tutto d'un fiato ed io solo annuii. "Cosa farai adesso?"

"Nulla, continuerò con la mia vita. Non ti ricordi che disse che ero morta per lui?", al solo pensiero di quel giorno ebbi la sensazione di morire di nuovo.

"Si, me lo ricordo, ma non pensi di dovergli una spiegazione?", mi chiese ed io alzai le braccia.

"Forse la ragione per cui non riesci a superarlo è proprio perché sei consapevole che lui non sa la verità. Se ora vai a dirgli tutto, forse quel peso che ti porti finalmente se ne andrà e potrai avere una relazione normale con Dominik." "Dici?", le domandai serrando le labbra. Si, forse aveva ragione. Più rimando tutto, peggio sarà per me.

"Prima di medicina ho studiato psicologia, quindi ti prego, vai a risolvere con lui prima che se ne vada.", disse facendomi segno con le mani di andarmene, il che mi fece sorridere un po'. "Ma non limonarlo, Dominik ti aspetta a casa." "Lo so, grazie del consiglio.", dissi brevemente abbracciandola, poi andai verso la stanza in cui l'avevo sistemato ieri notte.

Ora o mai più.

Quando arrivai davanti alla porta della stanza presi un respiro profondo e lentamente misi la mano sulla maniglia. Avete mai provato la sensazione di quando volete fare davvero qualcosa, ma semplicemente vi sentite troppo deboli per farlo? Mi sentivo proprio così.

Sospirai ed aprii la porta. Era steso a letto con le braccia incrociate al petto. Il suo viso era accigliato e lo sguardo concentrato sulla finestra sulla quale cadevano dei piccoli fiocchi di neve. Chiusi la porta e mi avvicinai a lui, ma il suo sguardo freddo mi fermò.

"Ante..", dissi lievemente guardandolo negli occhi, i quali erano della più bella tonalità di azzurro. Calmati Tonka.

"Che c'è?", disse con la sua voce roca che, purtroppo, ancora mi faceva venire la pelle d'oca. "Hai detto che non vuoi parlare." "Credo tu meriti una spiegazione.", dissi a malapena, poi avvicinai la sedia al letto.

"Solo ora la merito? Dopo cinque mesi?", mi domandò alzando le sopracciglia. È consapevole di quanto mi renda difficile questa situazione? "Ma no, è più facile fuggire e lasciare un messaggio che suona come se ti fossi suicidata."

"Scu.." "Davvero pensavo fossi diversa.", ripeté la frase di quella notte e in me si ruppe tutto nuovamente. Era meglio non venire qui.

"Scusa, okay? Ti prego, ora dammi la possibilità di spiegarti tutto.", alzai un po' il tono della voce e un paio di lacrime caddero per le mie guance.

Lui si raddrizzò e si girò verso di me con tutto il corpo.

"Ti darò la possibilità di spiegarmi tutto.", disse avvicinandosi ancora di più a me. SI sentiva molta tensione nell'aria e stavo solo aspettando chi sarebbe scoppiato per primo. "Ma prima di questo, tu dammi la possibilità di fare una cosa.", spostò lo sguardo sulle mie labbra, poi tolse una ciocca di capelli dal mio viso, proprio come faceva una volta. Ed io? Io non riuscivo a spostarmi.

"C-cosa?", gli chiesi perplessa, al che lui solo rise.

La sua risposta furono le sue labbra sulle mie.

Splićanka #2 ~ Ante Rebić (ITA)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora