Cap. 6 Jonathan

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È qui davanti a me, lo so cosa vuole sapere da me.
Vuole chiedermi perché l'ho toccata, l'ho sfiorata l'altra sera, vuole sapere di cosa stavamo parlando con Azuleia, ma le parole non le escono dalla bocca.

Meravigliosa bocca.
Non posso dirle che ho provato a stare lontano da lei, mi sono sforzato ma non ci sono riuscito.
Era bellissima, stupenda in quell'abito come non l'avevo mai vista, forse perché ho sempre cercato di evitare di guardarla.

Penso che Paul può baciarla, toccarla mi sale una rabbia dentro che non dovrei provare.
Lo so che non è giusto, che è sbagliato nei suoi confronti ma non posso farne a meno.

Non so quando è cominciato il bisogno di perdermi nei suoi occhi e poi desiderare di più.

Anche lei ha sempre evitato di guardarmi, forse sentiva di correre un rischio nel farlo, di essere in pericolo dal momento in cui l'avrebbe fatto.

La vedo ora davanti a me, è meravigliosa e sembra inconsapevole della sua bellezza.

So che sta tremando perché mi vuole, lo sento sulla pelle, riesco a riconoscere il tremito delle labbra, la luce negli occhi, l'ho sentito prima quando ci siamo sfiorati, le avrei tolto il suo bel vestito e presa su questa terrazza.

Non lo posso fare, dopo non si può più tornare indietro.

Mi allontano da lei e mi appoggiò alla balaustra.

"È meglio che torni a casa" resto di spalle, non voglio essere tentato dai suoi occhi, dal suo essere così speciale.

Cerco di prendere un respiro profondo, perché è così testarda, non capisce che non possiamo restare così vicini con queste emozioni che stiamo provando.

Sto combattendo con me stesso, vorrei abbracciarla e farla mia almeno una sola volta, ma ho paura di volere di più dopo.
Con un altra ragazza non avrei avuto tanti scrupoli, tanti ripensamenti, ma lei è diversa, mi fa pensare che ci possa essere altro dopo.

Continuo a fissare Los Angeles, nessuno sa che siamo soli, sembra di essere sul tetto del mondo, lontano dagli occhi di tutti.

Sento i suoi passi che si allontanano, avverto il suo profumo, vorrei sprofondare nel suo collo.

"Hai ragione, ho frainteso quello che hai detto, mi sono sbagliata" mi stupiscono queste sue parole, adesso sta insistendo a volere delle spiegazioni

Non ti sei sbagliata, pensai, se avessi posato lo sguardo su di te, non ne avrei potuto più fare a meno e cosi è stato quella sera.

Ho lottato per due anni, sono andato con tutte quelle che incontravo che mi ricordavano te, ma non riuscivano mai a tenerti testa, era inevitabile il paragone.

Quella sera che ho incrociato il tuo sguardo sono stato catturato, non ho avuto pace fino a quando non ti ho sfiorato, sarebbe bastato un tuo gesto e me ne sarei andato.

Ma quello che ho letto nei tuoi occhi mi ha fatto capire che anche per te è la stessa cosa.

Pensai a tutto questo che le avrei voluto dire.

Ma Non le dissi niente.

Lei stava per andarsene sul serio stavolta, le presi il braccio e l'attirai a me.

Non ci credevoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora