A colazione, la Mory nemmeno scese, preferì starsene per i fatti suoi fino all'ultimo secondo e scendere al mare con la famiglia, dato che la domenica la babydance non si teneva, troppo bordello per avere tra i piedi anche dei bambini che ballano.
Alla Mona bruciavano ancora gli schiaffi della sera prima, evitò accuratamente l'amica per tutta la mattina, fingendo di dormire al sole come una lucertola, con il reggiseno slacciato e il costume arrotolato e inzeppato tra le chiappe.
La dottoressa Luisa si palesò in passerella, seguita dalla Claudia nascosta dietro degli enormi occhiali neri, si fermò all'ombrellone della Mona a parlare per un tempo interminabile con la signora Grazia, mentre le rispettive figlie si ignoravano, probabilmente memori della furiosa litigata della sera prima.
La Mory voleva assolutamente evitare di sentire lo sproloquio da milanese imbruttita della dottoressa Luisa. Appena la intravide con la coda dell'occhio in fondo alla passerella, senza nemmeno dare tante motivazioni, scappò al bar, sedendosi ad un tavolino.
«Oggi non viene Sebastién?» ironizzò Nicola.
«No, e credo non verrà più».
«Mi sarei giocato cento euro che lo mollavi te».
«Diciamo che lo ha fatto mollare un altro».
Nico sorrise.
«Hai troppo frullo ragazzina, devi fare come Indiana Jones e l'Ultima crociata, devi scegliere con saggezza» e poi, distrattamente alzò gli occhi verso la spiaggia, dove un certo bagnino stava studiando per la terza prova di maturità incombente.
La Mory si perse nei pensieri, così l'«Ehi» appena a due passi da lei la fece sobbalzare, c'era la Claudia in piedi.
"Oddio, adesso mi molla una pizza" fu il suo primo pensiero, ma la ragazza si lasciò semplicemente cadere sulla sedia.
«Odio la mia vita».
La Mory si fece più attenta.
«Odio questo continuo essere sbattuta a destra e a manca, odio essere in una specie di gabbia dorata in centro, odio persino...» poi sbuffò e si rivolse direttamente alla Mory, «tu pensi che tutte le storie che vi ho detto ieri sera sui centri sociali siano invenzioni?».
«Beh, onestamente, si, almeno buona parte».
«E invece ti sbagli, buona parte sono vere. Odio persino questa parte di me, quella che si fa trascinare da gente ancora più altolocata di me, in posti alternativi o in periferia solo perché sono alternativi. Non è nemmeno una cazzo di fuga da ribelli, è solo una gita tra gli uomini delle caverne».
«Pensi che i ragazzi che non abitano in centro siano cavernicoli?».
«Non lo so, sicuramente sono meglio di me».
«E lo svedese, il greco...?».
«Sono veri, ci sono stata, ma... Tu giustamente pensi che io sia una stupidotta che parla di sfilate, di borse. Lo sono. E infatti hai fatto bene a mollarmi due sberle. Ma non riesco ad essere diversa, sono cresciuta con l'ansia di essere top, ed il dovere di consumare le persone che ho attorno per mio piacere. Consumo emozionale, reciproco. Il modello svedese, chissà, scopi stasera con lui, magari lui domani scopa con un'altra, o con un altro. Ma conta solo adesso, ho scopato col modello svedese, bollino, ok, avanti un altro».
La Mory non seppe nemmeno bene cosa dire, era uno sfogo in piena regola, era la prima volta che sentiva nominare il consumo emozionale.
«Magari cambierà, magari darai meno importanza al momento, non so, io...» si fermò, alla Claudia "normale", stronza e altera, non avrebbe mai detto quello che aveva sulla punta della lingua, ma la vedeva diversa, «io non ho mai fatto sesso, e anche se sto nella periferia dei tamarri, non voglio farlo tanto per farlo».
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Quas18
Teen Fiction*STORIA COMPLETA Morena è nell'estate dei suoi quindici anni, non scende in Riviera da un paio di anni, e vuole fare un ritorno in grande stile. Dalle sue parti ha messo assieme l'esperienza necessaria per trattare a dovere amici e spasimanti. Ma l...
