Sabato 21 giugno 2003. Parte II

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E così Seba, con la macchina persino lavata e profumata, alle nove si presentò davanti alla pensioncina e caricò le tre dame.

«Siete bellissime stasera» disse guardando dalla specchietto retrovisore la Claudia e la Mona sedute sui sedili posteriori, poi si voltò verso la Mory che era seduta di fianco a lui e le sussurrò come se fosse un segreto «Tu sei sempre bellissima, anche in jeans e maglietta».

La Mory sorrise scuotendo la testa, era un complimento sincero, e in effetti era così per il Seba, che subito dopo aver visto la sua reazione pensò che la meta fosse un po' più vicina.

«Grazie Seba, in fin dei conti,» si girò verso le amiche e calcò ad alta voce «doveva essere una serata low profile, vero?!».

La Mory si era raccomandata molto con le amiche, niente di sgargiante o super fashion, ma a quanto pare non avevano capito bene. Claudia indossava un abito ricoperto di pailletes argento, molto corto e molto scollato, e la Mona non era da meno visto che aveva scelto un abito rosso fuoco talmente tanto stretto sul corpetto che sembrava avere una terza abbondante.

Non proprio low profile.

Alla Claudia arrivò una chiamata, estrasse il cellulare e dopo aver fatto una faccia annoiata, fece capire con il labiale "Giorgino". Tempo che imboccassero la statale e facessero poche centinaia di metri che anche alla Mona arrivò una chiamata, lei guardò divertita mostrando il display "GIORGINO" e rimettendolo in borsa disse alla Mory «Tra due minuti tocca a te».

La Mory si ritenne offesa di non aver ricevuto chiamate, ma quando Seba girò per Cesenatico Ponente, finalmente la chiamata di Giorgino arrivò, facendole capire che non era propriamente il suo primo pensiero, gli chiuse la chiamata in faccia e scese assieme alle altre dirigendosi in un locale a due passi dalla spiaggia che sembrava un incrocio tra un bar ed una bruschetteria. Fuori, stravaccati su due sedie di plastica, erano parcheggiati i due amici di Seba, che parlavano con un altro paio di "ragazzi".

Erano, per dirla in maniera molto sottile, gli amici efebofili di Seba, che ormai viaggiavano verso i trenta ma che ancora broccolavano le ragazzine polacche delle colonie. Uno persisteva nel portare lunghissimi capelli non perfettamente lavati, che si accoppiavano molto bene con una maglietta nera degli Iron Maiden, l'altro dall'aria un po' dimessa e sciatta, cicciottello, parlava dalla sella dello scooter, che probabilmente nella sua mente gli dava un'aria più giovanile.

La Claudia era evidentemente schifatissima, la Mona tornò ad essere la solita Mona e non capì bene cosa stava andando storto rispetto alle previsioni. La Mory si lasciò cadere, piuttosto soddisfatta, su una sedia, dicendo semplicemente «Seba, dai prendimi una Coca, che mi gusto lo spettacolo».

I due amici di Seba sembravano un po' ingessati. Gli altri due continuavano a parlare di orari di fine cena nei refettori, di coprifuoco, di dislocazione delle colonie delle polacche, di previsione di arrivi di nuovi pullman, la Claudia e la Mona li guardavano come fossero alieni, e Seba li abbandonò a loro stessi, rinnegando momentaneamente il suo passato di Polish Hunter.

Giacomo sapeva bene che in quei frangenti, Gianni era inutile. A ben vedere Gianni era spesso inutile, se non si trattava di dare pedate a una palla. Così prese in mano la situazione.

«Ragazze! Scusate, non volevamo lasciarvi da parte, io mi presento, sono Giacomo e, ok, immagino che vi abbiano già detto tutto. Lui è il ragazzo che non possiamo nominare» disse con aria cospiratoria, indicando l'amico e sorridendo.

«Nemmeno nominare?» chiese la Mona, interessata.

«No, ma è una lunga storia, magari ve la racconta lui. Gliela vuoi raccontare? No? Vabbè dai la racconto io. Doveva andare in prestito in Serie B ma la cosa è saltata, ma è una notizia di tre ore fa, lo vedete così pensieroso e silenzioso per quello. Dai diglielo!».

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