«Dai smettila di chiedere e cammina! Cos'hai, quattro anni come i tuoi fratelli?».
La Mory si faceva trascinare letteralmente dalla Mona verso una destinazione a lei sconosciuta. Non era contentissima di andare chissà dove con l'amica, dopo tutte le vicende della giornata, ma d'altra parte poteva magari parlarle e cercare di recuperare il loro rapporto.
Magari poteva ripescare da chissà dove il legame che le aveva tenute così assieme negli anni passati e che in quel momento le sembrava così lontano.
«Ma non mettere fretta, figa! Finalmente la prima sera da sole io e te, senza tanta gente attorno» abbozzò la Mory.
«Si, io e te. A guardare una corrida!» rispose la capo cordata senza nemmeno guardarla, dirigendosi verso una struttura montata in mezzo alla spiaggia libera di Cervia, sembrava una arena, come quelle che montano per le gare di trattori truccati.
Varcata la soglia, finalmente capì: era un campo di calcio sulla sabbia. Due squadre si stavano riscaldando aspettando il fischio d'inizio. La Mona non era una tifosa di calcio, forse non sapeva nemmeno che forma avesse la palla, ma in quel frangente sembrava una tifosa sfegatata mentre va a vedere la sua squadra alla finale della Champions League. Subito iniziò a battere le manine e saltellare guardando in direzione di una delle due squadre, emettendo gridolini e trascinando con sé la sventurata amica che capì in fretta: Fara, il Biscia e Giorgino, in una divisa rosso fuoco, aspettavano di entrare in campo assieme ad altri tizi. La Mona si sporse dalla balaustra chiamandoli.
Uno a uno. Nome per nome.
Appoggiato alla balaustra c'era Ale, che a quanto pareva, si limitava a fare l'allenatore, e che scoccò un'occhiata ilare alla Mona.
Il Fara stava con la maglietta in mano sventolandosi per il caldo. Era abbronzato, accaldato, teso e imperlato di sudore. Brad Pitt in Fight club poteva forse spicciargli casa, pensò la Mory, che però pensò anche che da qualche parte almeno quella sera doveva esserci la sua tipa.
Il Biscia palleggiava vantandosi di aver fatto aperitivo e di essere comunque scattante e fresco. Tra gli altri non c'erano facce note se non forse uno che aveva visto la prima sera, quella del lancio delle infradito, ma la situazione era stata un po' caotica non poteva essere certa che fosse lo stesso soggetto.
L'arena, sebbene giocassero due squadrette di ragazzi locali, era piuttosto piena: frotte di turisti sedevano sulle tribune non avendo di meglio da fare in quelle serate, o in attesa di digerire la cena.
«Quindi, fammi capire, siamo venuti a vedere una partita di calcetto?!».
«Stai serena Mory, tra un'ora hanno finito e andiamo a farci un giro, e gustateli 'sti manzi tutti abbronzati e sudati, quando te li ribecchi tutti assieme?».
Ed in effetti, se proprio vogliamo dirla tutta, non era un brutto spettacolo, e non lo era nemmeno quello offerto dall'altra squadra: ragazzi più giovani di età, diciassette, diciotto, ma fisicamente ben messi, sostenuti dietro le balaustre da una mezza valanga di ragazzette locali.
Il biondino in campo aveva un ciuffo clamoroso e si atteggiava a Campione del Mondo, urlando continuamente "Shevchenko!" mentre eseguiva tiri e giochetti con la palla, gli altri attorno lo sfottevano, non perdendosi le occhiate ed i risolini della tipe.
«Mory guardale quanto sono gasate ma vedi come finisce, vanno tutte a casa piangenti, fidati!» ghignò la Mona, come se dipendesse da lei il risultato.
«Se lo dici te» rispose l'altra, un po' scocciata, rannicchiata in un vecchissimo seggiolino color una-volta-rosso. Ma poi vide, stravaccato nella panchina avversaria, Maci.
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Quas18
Novela Juvenil*STORIA COMPLETA Morena è nell'estate dei suoi quindici anni, non scende in Riviera da un paio di anni, e vuole fare un ritorno in grande stile. Dalle sue parti ha messo assieme l'esperienza necessaria per trattare a dovere amici e spasimanti. Ma l...
