Venerdì 27 giugno 2003. parte II

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Giorgino riuscì a convincere la Mona ad uscire con lui, ma il suo cervello gli diceva che non bastava limonarla, aveva bisogno di concludere, magari per poterlo rinfacciare al fratello che lo credeva un inetto.

Ma il suo castello di carte iniziò a traballare quando la Mona gli annunciò che si sarebbe portata anche la sua amica tanto cara.

Le due ragazze, quando i genitori avevano iniziato la fase calante delle risate e delle battute avvinazzate, ad un cenno della zia erano sgattaiolate fuori. La Mona era in maglietta, felpina e pantaloncini castissimi, una cosa talmente strana che subito le aveva frugato nella borsetta.

«Oh ma fatti i cazzi tuoi!».

«Sono cazzi miei, perché quando ti vesti così, combini disastri e poi io devo rimediare».

La Mory era allibita di come l'amica non avesse dato seguito a tutte le lamentazioni del pomeriggio, fu costretta a vederla cambiarsi dietro una cabina della luce, togliendosi persino le mutandine per infilarsene di più glamour. Ebbe un flash: la Mona aveva fatto sesso appena ventiquattro ore prima, con uno che ora era già dimenticato, o così le dava a intendere.

«Fatto!» annunciò la Mona, tutta soddisfatta per il suo abbigliamento: un top a reggiseno di pizzo verde messo sopra a una minigonna 'giro patata'.

Poi partirono insicure in due su una bicicletta della pensione, con la Mona messa di traverso perché anche solo a farla pedalare, le sarebbe salita la mini fino al seno. Quando arrivarono al punto X, Giorgino non nascose molto bene il disappunto di vedere la Mona accompagnata, ed in un attimo in cui la prese da parte gliene chiese conto.

«Insomma, te la sei dovuta portare, ma perché?».

«Perchè è la mia amica, è la sua ultima sera in vacanza e perché mi hai detto tu che stasera era easy».

Giorgino fece un piccolo sbuffo, poi si ricompose, mentre la Mory lo sbeffeggiava un po'.

«Attento attento Gio', un vigilante!».

«Attenta attenta uno zarro di Milano!» le rispose lui, cercando di essere a tono.

«Allora vedi di non scappare sotto un lettino come l'ultima volta».

Giorgino prese su, mentre la Mona, incuriosita, chiese cos'era la storia dello zarro di Milano, la Mory le raccontò per sommi capi la rissa tra il Fara e Davide, e la figura da Cuordileone di Giorgino. A quel punto il ragazzo, nonostante l'enorme desiderio di pucciare il biscotto, si risentì e quel momento così simpatico finì in un mezzo litigio, con Giorgino che girò i tacchi dicendo semplicemente «Vado a prendermi qualcosa da bere».

La Mona, abbandonata da Giorgino, ebbe una specie di piccolo crollo. Si appoggiò al muretto, gli occhi lucidi.

«Non ne faccio una giusta, cazzo. Anche lui mi ha smollato».

La Mory le si mise davanti, accovacciata.

«Dai Mona, fregatene, siamo a una festa in spiaggia, è pieno di gnagnoni molto migliori di Giorgino. E te sei vestita da benefattrice, gli elementi per una bella serata ci sono!».

La Mona sorrise alla battuta sul suo abbigliamento, si ricompose, e le due finalmente partirono buttandosi dentro la festa. Tuttavia lei aveva bisogno di sicurezze, e la Mory che faceva battute a tutti e s'era pure fermata a parlare con un buttafuori, non era il suo ideale di sicurezza.

Quando vide Ale, quasi rinacque, e gli si appiccicò addosso, attaccando a parlare a macchinetta e diventando una specie di attrazione per il gruppetto con cui il ragazzo era alla festa, che si godeva lo spettacolo di lei tutta agitata che sballottava la mercanzia ad ogni movimento, spiccionando con chiunque di loro le offrisse il bicchiere.

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