Dopo cena, nonostante la stanchezza, ripresero il rito della passeggiata in centro come ogni anno.
Forse era lei che era cambiata, ma le sembrò che quel posto di mare fosse ancora più luminoso la sera, che i profumi fossero più forti e che i ragazzi fossero più fighi.
Guardò lungamente in giro, non solo le vetrine o le aiuole come la madre, si offrì di andare a recuperare le pesti quando correvano qua e là, per dare meglio un'occhiata ai ragazzi che ridevano e scherzavano a gruppi in giro per i locali da cui usciva musica di continuo.
Per un attimo le sembrò di vedere il ragazzo che le aveva accompagnate all'ombrellone, Massimiliano, appollaiato su uno sgabello con una maglietta della RipCurl e dei capelli tirati su con venti chili di gel, ma poi Anna cercò di affogare in una fontana di mosaico e lei la salvò veramente per un soffio, afferrandola tra le urla della bambina
«Voglio prendere il pesceeeee!».
«Ma non è un pesce vero! È un disegno di un pesce!».
«Pesceeeeee!».
Quando si girò, il ragazzo non c'era più e questo le diede la consapevolezza di quello che significava andare in giro con la propria mamma e due fratellini: non avrebbe rimorchiato nessuno in nessuna maniera, se non forse il ragazzo dell'ambulanza se i suoi fratelli fossero riusciti nell'intento di procurarsi qualche trauma tra fontane, aiuole e panchine.
****
«Oh Maci, che guardi?».
Massimiliano faceva il bagnino da Nicola ormai da quattro anni, quella stagione per lui era a metà servizio per via dell'esame di maturità allo scientifico: lavorava solo nei weekend. Essendo uno fidato, Armuzzi gli aveva completamente dato in mano la spiaggia per non essere chiamato su e giù ad ogni momento nel weekend: lo chiamava col walkie talkie, gli diceva chi arrivava e in che posto andava, e lui faceva tutto il resto.
E quando dico tutto, era proprio tutto.
Poi Armuzzi adorava il fatto che Massimiliano fosse un bagnino che parlava relativamente poco, anzi, quasi nulla: gli bastava suo figlio ad attaccar bottone con tutte e suo padre ad attaccar bottone con tutti. Uno che facesse le cose con metodo, solerzia e in silenzio per Armuzzi era fondamentale.
Quella sera Massimiliano era stanco, ma era uscito lo stesso: il primo vero weekend di giugno era finito e lui lo sentiva pesantemente sulle gambe, anche perchè era giunto dopo l'ultima settimana di scuola. Gli parve di vedere la tipina che quel pomeriggio era arrivata in spiaggia, correre appresso a uno di quei due bambini pestiferi anch'essi conosciuti nel pomeriggio, per sua disgrazia.
Non era per niente male, la tipina, bella formosetta, con quel modo di fare sicuro e forse anche un pelo spavaldo che gli era piaciuto, in quel mare di vecchie rompicoglioni che si era dovuto sorbire fino a quel momento. Ma giugno era sempre così, almeno fino a che non finivano le scuole.
«No, niente, mi pareva di aver visto una».
«Dai dai, una chi?».
«Una».
«Una fregna di quelle del tuo bagno?».
«Una che è arrivata oggi».
«Fresca fresca» lo incalzò il suo amico Louis, che continuava a giocherellare con la testa di ricci.
«Si ma se gira con tutta la famiglia appresso, diventa frolla».
«E tu chiudila in una cabina».
"Magari" pensò Massimiliano, ma con la mamma nei paraggi, qualsiasi operazione era off limits. Che poi lui non faceva nemmeno brutta figura con le mamme, perché in fondo era educato e stava al suo posto, ma avere le mamme delle sue punte a due passi gli metteva ansia.
STAI LEGGENDO
Quas18
Genç Kurgu*STORIA COMPLETA Morena è nell'estate dei suoi quindici anni, non scende in Riviera da un paio di anni, e vuole fare un ritorno in grande stile. Dalle sue parti ha messo assieme l'esperienza necessaria per trattare a dovere amici e spasimanti. Ma l...
