Venerdì 27 giugno 2003. parte III

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«Aspettami qui. La porto dentro e arrivo»

Mick lasciò la Mona alla Mory e si appoggiò al cancello della pensione.

«Pssss zia. Zia... Oh zia! » la Mory cercava di richiamare l'attenzione della zia che stava chiacchierando tranquilla con la sorella, il genero e la mamma della Mona, dopo un paio di psssss la zia si girò verso la ragazza, e con una scusa si alzò.

«Mory! Ma che diavolo è successo!».

La zia guardava preoccupatissima la Mona semi svenuta.

«Zia, ha bevuto un botto. Se sua madre la vedesse così, altro che collegio, la manda in convento! Hai una camera vuota, che la piazzo lì e mi metto con lei?».

«Si si, ho la camerina. Ma a tua mamma che dici?».

«Chiamala, le spiego la situazione ».

Così la zia tornò al tavolo e chiamò la sorella, che si alzò un po' barcollante per tutto il vino bevuto. Quando vide la Mory e la Mona, la quasi sbronza le passò di botto il lieve stordimento.

«Ma che diamine è successo?».

«Ma', stai calma! Ero in camera quando la Mona mi ha chiamata ubriaca. Sono scesa e l'ho trovata qua fuori. Zia mi da una camera per farla dormire stanotte. Starò con lei, non si sa mai. Di' a sua madre che dormiamo assieme nella camerina come quando eravamo bambine, dato che è l'ultima sera di vacanza per noi, non voglio metterla nei casini. Sai del quasi divorzio?! La Mona non l'ha presa bene».

La Mory era un'ottima incantatrice, soprattutto aveva la balla sempre pronta, poteva parlare per ore di mucche che volano e le avrebbero creduto. Le fregnacce che aveva snocciolato durante tutta la vacanza erano lì a testimoniarlo.

«Poverina! Certo stai, con lei. Ci penso io con sua mamma!».

«Grazie mamma, sei la migliore! Grazie zia!».

Prese le chiavi della stanza che per fortuna era al piano terra ed entrò buttando a peso morto la Mona sul letto. Dopo un paio di rantoli si zittì. Dopo averle tolto le scarpe, la Mory le lasciò un biglietto.

"adesso stai qui finché non torno io, stronza".

Chiuse a chiave la stanza e sgattaiolò fuori dalla finestra che dava direttamente sulla strada.

«Ehi, Mick! Sono qua».

Il ragazzo si avvicinò alla Mory, non sapeva bene cosa fare o dire, ci pensò lei a toglierlo dall'impaccio.

«Tutto ok, l'ho messa a letto. E per sicurezza l'ho chiusa dentro».

Risero entrambi proprio mentre una finestra si apriva.

Presa dal panico per il rischio di essere scoperta da qualcuno, la Mory si buttò contro Mick appoggiando la testa sulla sua spalla.

Quel contatto provocò un brivido alla Mory che si spostò di colpo.

«Spostiamoci che se mi vedono sono rovinata pure io» disse, imbarazzata.

Così si mise a camminare in silenzio, senza una meta.

«Ti riaccompagno, se ti va» disse la Mory. Lui rimase un po' in silenzio, poi disse semplicemente «Ok».

Camminarono per un bel po' sempre in silenzio, poi Mick si fermò davanti a un forno dicendo «un attimo» ed uscì con due pizzette margherita in mano.

«Scusa, l'altra me l'hai fatta lasciare a metà, tieni» disse porgendole una pizzetta.

«Non è il forno più bello del mondo, anzi è unto e bisunto, ma fa le pizzette migliori di tutta Milano Marittima. Provare per credere».

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