Mercoledì 25 giugno 2003. parte II

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«Si può sapere dove sei stata?! È un'ora che ti cerchiamo, sei sparita e non ti sei fatta trovare! Morena! Stai diventando un problema proprio ora che sta per finire la vacanza?».

«Ma' scusa! Mi sono fermata a parlare con Gek, e mi è passato il tempo! Ma non mi credi?!».

«Come faccio a crederti se ti vedo venire verso la spiaggia alle tre di pomeriggio se mi dici che sei stata qui a parlare con un tizio che hai visto tre volte in vita tua?! Morena! Ripigliati!».

«Scusa mamma, io...».

«Scusi, signora, Valeria, non sono solita farmi i fatti degli altri. Ma le posso confermare che si sono fermati qui, con Gek è impossibile liberarsi da una conversazione in meno di due ore, c'era anche Nicola» disse la Debby, spuntando fuori dalla porta laterale del bar, «Ma siccome Nicola è uno schiavista, l'ha mandata a buttar via tutti i giochi da spiaggia che sono avanzati dall'anno scorso, con la scusa che lei ormai conosce tutti i bambini della spiaggia con la babydance».

Poi si girò verso il bar dove Nicola stava leggendo la Gazzetta, urlando «VERO, NICOLA?!».

Lui appoggiò la gazzetta sbuffando.

«Madonna che rompicoglioni che sei! Si, qualsiasi cosa tu abbia detto, la risposta è 'si', adesso non rompermi più il cazzo fino alle sei, ok?!».

La signora Valeria rimase un po' traumatizzata, Corrado iniziò a canticchiare «Mi lompi il casso. casso casso casso» ridacchiando verso la sorellina, ma il discorso fu messo infine a tacere. Nonostante la madre avvertisse un leggerissimo sentore di truffa.

Gek vide arrivare in negozio Mick con una beata faccia da culo, ma i vestiti sembravano in ordine, era scongiurato il pericolo che avesse fatto cose già importanti.

E poi Mick, a dirla tutta, non era quel tipo di personaggio, o almeno di questo era convinto Gek.

Tuttavia il lavoro fu subito piuttosto coinvolgente, ed i due non ebbero molto tempo per parlare di quello che era successo tra i garzone e la turistina. Quando erano ormai il sei e mezza passate, gli appuntamenti erano finiti e Mick aveva finito di scrivere tutti i numeri romani a un tizio che sembrava una lapide funeraria di un imperatore romano.

«Tutto ok oggi?».

«Si Gek, tutto ok».

«Come la vedi?».

Mick capì in fretta: finiva le serate mangiando pizzette margherita ma non era uno stupido, Gek lo sapeva perfettamente e la puntualità e la precisione del suo dipendente glielo testimoniavano tutti i giorni.

«Non me lo aspettavo».

«È una bella cosa, anche se è estiva».

«È come i lati del materasso? Cotone estivo, lana invernale?».

«Non fare lo scemo, intendevo che è una cosa estiva, lei è una ragazzina turista, te hai le radici in questa palude».

«Scusa, prima fai di tutto per farmi fare un giro con lei, adesso mi smorzi dicendo che siamo diversi. Ti sta venendo l'alzheimer?».

«Ci ho un po' pensato. Ti conosco, e sono arrivato alla conclusione che secondo me non avete onestamente molto da spartire».

«Chi lo sa, magari si».

«Magari avevate le stesse materie in seconda liceo».

«Che cazzo c'entra la seconda liceo? E poi io ho fatto geom-».

Mick si bloccò. Rapidamente aveva associato la seconda liceo all'età.

«Non prendertela, voleva fregare anche me, voleva fregare Nico. Ci sono quelle che non ce la fanno a raccontarsi con onestà» disse Gek, battendogli una mano sulla spalla, «l'estate è così, è la stagione delle bugie. Le diciamo ai nostri genitori, le diciamo a chi ci interessa, le diciamo anche a noi stessi delle volte».

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