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T/n Pov

Stranamente i miei gesti non erano forzati, con lui mi sentivo a mio agio, al sicuro ed apprezzata,penso che se fossimo in una situazione differente, gli avrei dato qualche possibilità.

Ma ora non avevo tempo di pensare a questo, finalmente ero sola, in una stanza in cui nessuno poteva entrare, in teoria.
Aprii l'acqua calda della doccia in modo da nascondere eventuali rumori.
In quella piccola stanza c'era solo un'altrettanta piccola finestrella.
Conduceva all'esterno, il problema era che il bagno si trovava al secondo piano.
Cos'erano un braccio o una gamba rotta in confronto alla morte?
Avevo accettato l'incarico di infiltrarmi in questa base non quello di diventare un esperimento.

Con molta fatica riuscii ad uscire dalla finestrella e per mia fortuna riuscii ad appoggiare i piedi nel tettuccio che si trovava di sotto.
Riuscii a toccare l'asfalto del marciapiede ed ora...beh ora non mi restava che correre!
Correvo senza una meta precisa, non sapevo dove andare, non avevo una casa mia, convivevo con Keigo già da un po' di mesi e tutti i miei averi si trovavano al nostro appartamento.
Non potevo ritornarmene nemmeno in agenzia dove lavoravo, avrebbero potuto contattare la commissione.

La mia corsa si placò, non volevo morire, volevo continuare a vivere, a fare nuove esperienze, conoscere nuove persone e nuovi posti, dopotutto sono ancora giovane no?
Ma dove potevo andare? Non avevo una famiglia da cui tornare, non avevo amici affidabili da cui farmi ospitare.
Continuavo a camminare nei vicoli, posto dove per trovarmi ci avrebbero impiegato molto tempo, erano dei labirinti, tranne per chi li conosceva.
Io li conoscevo perché avevo studiato a memoria ogni singola via presente sulla cartina della città, ma c'era anche un'altra persona che poteva eguagliare la mia conoscenza.
Non mi rimaneva che tentare di raggiungere l'appartamento; prendere qualche soldo e qualche indumento e partire, andarmene da questo maledetto posto era l'unica cosa che realmente desideravo in questo momento.

Ma ecco, che mentre giravo l'angolo, incrociai lo sguardo dell'altra persona che conosceva queste strade quanto me, se non addirittura meglio.

I suoi occhi intimavano timore, non riuscivo a muovermi, ero paralizzata dalla paura.
Si avvicinò a me con passo lento, avevo l'occasione di andare, correre, scappare ma non avrebbe avuto senso, era un uomo, era più forte e veloce di me.
Quando mi fu davanti, indietreggiai, le mie spalle vennero a contatto con l'umido muro di quel sudicio vicolo.
Appoggiò le sue mani ai lati della mia testa per impedire un qualsiasi mio tentativo di fuga.
Posizionò il ginocchio in mezzo alle mie cosce, anche questo gesto poteva impedire un mio qualsiasi tipo di movimento indesiderato.

"Oh quindi la nostra sgualdrina è riuscita a fuggire, e pensare che Shigaraki era molto felice di averti con noi."

"L-lasciami andare, di a Shigaraki che mi dispiace essermene andata così ma non voglio morire!" ero sull'orlo di piangere, sentivo i miei occhi pizzicare e la mia gola bruciare.

"Vorrei tanto lasciarti andare, la tua presenza mi irrita, pensare di avere nell'Unione una nullità come te, tsk" avvicinò il suo viso al mio, le sue labbra sfioravano le mie "purtroppo mi è stato dato l'ordine di catturarti, ed onestamente non voglio rotture di palle, perciò ora tu mi seguirai in silenzio e non deve passarti per la mente, neanche per un secondo, l'idea di scappare" sentivo il suo fiato caldo bruciarmi le labbra, non era rassicurante, mi dava un senso di sottomissione.
Ero sottomessa a lui, non potevo fare molto "mi è stato dato l'ordine di catturarti si, ma non hanno specificato se viva o morta, quindi un passo falso" attivò la sua unicità mentre le mani erano ancora appoggiate ai lati della mia testa, sentivo la temperatura aumentare, avevo la sensazione di trovarmi dentro un incendio vero e proprio "e sei morta"

Morsi l'interno del labbro inferiore più volte, fino a farlo sanguinare, mi aiutava a non piangere e a rimanere lucida.
Il dolore mi faceva rimanere sveglia ma in questo momento avrei preferito che fosse tutto un brutto sogno dal quale mi sarei svegliata a breve.

"Ti supplico, lasciami andare, per favore" andava contro il mio essere chiedere pietà alle persone. Il mio orgoglio era troppo denso affinché io riuscissi a chiedere favori o aiuto a qualcuno, ma in questo caso c'era in palio la mia stessa vita.

Con i suoi polpastrelli percorse le linee del mio mento fino a scendere lungo il mio collo.

"Come ho già ripetuto, sgualdrina, non voglio rotture dì palle perciò non fare storie e vieni"

Se avessi cercato di fuggire, sarei potuta morire.
Se lo avessi seguito,probabilmente sarei morta.

In entrambi i casi sarei morta, ma preferivo morire mentre cercavo di lottare per la mia libertà piuttosto che morire rassegnandomi al destino.

Gli tirai una testata ed in seguito un calcio sul suo inguine, si piegò un avanti e quando pensavo che sarei riuscita a scappare mi afferrò bruscamente il polso mentre la sua unicità era ancora attiva, urlai dal dolore, le mia carni venivano bruciate, non avevo mai provato un dolore così intenso.
Strinsi i denti e cercai di staccarmi dalla sua presa, non riuscendoci, al contrario, stavo aggravando la situazione, le ustioni non si erano limitate solo al polso ma proseguivano lungo tutta la lunghezza del braccio sinistro.

Ormai il dolore era insopportabile, tanto da farmi perdere i sensi.
Le mie speranza di sopravvivere si stavano spegnendo, proprio come una fiamma di una candela quando veniva privata dell'ossigeno.
Ricordo di essermi lasciata andare in un pianto disperato, poi buio.

Riaprii a stento i miei occhi, la luce presente nella stanza mi accecava.
Speravo di essermi appena risvegliata da un incubo ma la visione del braccio avvolto da una benda, frantumò ogni mia speranza. Il dolore era meno atroce rispetto a quello provato in quel vicolo.

Cercai di mettermi seduta, mi trovavo sopra un letto, dalle bianche lenzuola di seta che risultavano estremamente familiari, l'enorme finestra proiettava la vista della città, avvolta dal mando dorato del sole che stava ormai tramontando.
Una cosa era certa, non mi ritrovavo più nello squallore di quella base.
I miei occhi erano ancora socchiusi, non avevo una visione completa del posto in cui mi trovavo in questo momento.
L'odore presente nella stanza era quello di vaniglia e cannella, era l'odore della mia candela preferita, ero a casa.

Allarmata dai rumori che provenivano nella stanza affianco, cercai di alzarmi, ma il mio corpo era come intorpidito, non riuscivo a muovermi come volevo.
Cercai di alzare il braccio, me ne pentii immediatamente, cercai di strozzare l'urlo di dolore che stavo per emettere.
Al momento ero impotente, non potevo fare nulla.

Sentii dei passi avvicinarsi, la porta della stanza venne aperta, un'odore di bruciato di mischiò con quello della mia candela.

"C-cosa ci fai tu qui?"





Angolo me
Spero che questo capitolo vi sia piaciuto e fatemi sapere che ne pensate
A presto <3

Fireside  || Hawks x Shigaraki x ReaderDove le storie prendono vita. Scoprilo ora