You're Mine.

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Non aveva nessun diritto sul biondo.

Questo si ripeteva Christian come un mantra, mentre scorreva la tl di Twitter piena di foto del suo... Del suo cosa? Fratellino? Migliore amico? Quasi ragazzo? Non lo sapeva. Sta di fatto che l'altro aveva iniziato a evitare le sue chiamate e rispondeva freddo e distaccato ai suoi messaggi. E aveva attribuito il tutto alla scuola, alla maturità che si avvicinava, ma vedere le foto dell'altro in discoteca erano state una pugnalata nello stomaco.

E allora dovette rivisitare il perché il barese lo stesse evitando. Aveva il presentimento che fosse così per qualcosa che aveva fatto, ma aveva preferito anteporre la scusa degli impegni scolastici e di altre mille stronzate che, in quel momento, si erano sgretolate come sabbia al sole.

Cos'era successo?
Si erano visti a Roma e poi erano andati a Bergamo insieme e, seppur per pochi giorni, le cose erano andate bene o anche meglio del solito. Erano riusciti finalmente a dar quel passo in più, soprattutto il corvino c'era riuscito, gli aveva persino regalato un ciondolo con un cuore a metà, simbolo che la loro relazione aveva fatto un salto. Poi c'era stato il loro primo appuntamento ufficiale che comprendeva un giro in moto per la sua città e pranzo in un fast food.

Aveva fatto il "pazzo", come lo aveva definito qualcuno, solo per farsi dire che la pasta che aveva cucinato con amore e dedizione per il più piccolo spaccava. E quando si erano separati erano tranquilli e felici dei giorni passati insieme, entrambi con la consapevolezza che i loro sentimenti erano ricambiati. Neanche i comportamenti strani e negativi di sua sorella erano riusciti a rovinare il loro momento.

I giorni passavano e loro sembravano flirtare tranquillamente davanti agli occhi di tutti, almeno fino ad una settimana fa. Poi il silenzio aveva occupato quei 900 km che li separavano l'uno dall'altro, evidenziando quanto fossero distanti. E lui sul serio aveva provato a dare a Mattia i suoi tempi, a non essere appiccicoso, a non assillarlo più di tanto, ma non ce la faceva.

Il culmine arrivò quando vide la maglia, che condivideva con lui, indossata dalla madre e lui non ce la aveva fatta, aveva dovuto commentare per forza. Non poteva tenersi dentro quel pensiero, no, doveva condividerlo con il mondo. Sentiva la necessità di ribadire che quella maglia era sua e del suo frate. Non doveva essere di nessun altro.

1 chiamata. Nessuna risposta.
2 chiamate. Nessuna risposta.
3 chiamate. Nessuna risposta.

-Christian, siamo tutti a tavola, si può sapere dove sei? - sbraitava sua sorella fuori dalla porta.

-Porca puttana. - sussurrò il moro, alzandosi dalla tazza del cesso, per poi uscire da lì.

-Finalmente! C'eri caduto? - chiese lei ironica.

-Sì. - rispose secco.

Doveva darsi un contegno.
Era ad una cena di famiglia con il suo maestro di una vita, che stimava e apprezzava, non poteva permettersi colpi di testa. Doveva sforzarsi di fare conversazione e distrarsi, invece di ripensare a quella misera foto ogni 2x3.

"È solo prospettiva."

"È solo prospettiva."

"È solo prospettiva."

E lui si stava sforzando di crederci ma non era così. Nella sua testa quella foto continuava a ripetersi a intermittenza tra il pensiero razionale che fosse solo prospettiva e la paranoia che il più basso stesse flirtando con quella.

-Allora Christian, come vanno le cose?

"Maledettamente male" - avrebbe voluto rispondere, ma si limitò a tirar su il suo miglior sorriso finto e disse: -Alla grande, sto facendo un sacco di progetti.

Raccolta di OS -Zenzonelli La tua prossima ossessione. Scoprilo ora