Christian ci provava.
Lui ci stava provando.
Lo stava facendo con tutte le sue forze. Perché aveva una promessa da mantenere. Ma era difficile, maledettamente difficile.
"Pronto?"
—... - silenzio. Le parole non uscivano. Gli occhi bruciavano. Le mani tremavano.
"Christian? Tesoro, sei lì?"
—Sì... Ciao, Giulia. - disse con voce fiebile.
"Ciao, tesoro. Come stai?"
—Io... Sto bene. - mentiva. Mentiva spudoratamente, falso come un giuda. Ancora una volta.
"Non mi sembra dalla tua voce?"
—Tu come stai? - ebbe la forza di chiedere.
"Bene dai... Manca anche a me, sai?" - silenzio. "Ne vuoi parlare?"
—No... - ma che stava facendo? Perché importunava la donna con i suoi problemi? Tanto non avrebbe comunque potuto aiutarlo... —Scusa se ti ho disturbato, ciao, salutami tutti.
E così chiuse la chiamata.
Si strinse a sé in un tentativo vano di proteggersi, ma non era come quando lui lo abbracciava... I suoi abbracci erano casa. Lo erano sempre un po' stati. Ma adesso lui non era lì. Non poteva chiamarlo, o meglio poteva farlo ma tanto non avrebbe avuto risposta.
E si odiava.
Si odiava ancora una volta.
Stava facendo l'egoista ancora una volta. Voleva esserlo. Perché l'amore è anche questo. L'amore è egoismo allo stato puro. L'amore è volerti solo per me, anche se non si può fare, anche se non è eticamente corretto.
E si sentiva egoista, perché il Christian, che voleva che Mattia realizzasse il suo sogno, entrava in contrasto con l'altro Christian, quello triste e solo che vuole solo avere il biondo fra le sue braccia. Perché per quanto si ripetesse che il minore stava bene ed era giusto che realizzasse il suo sogno, c'era sempre una parte di lui che gli ricordava quanto il suo fragile cuore fosse sull'orlo del precipizio.
Aveva la certezza, l'assoluta e inequivocabile verità, che l'altro lo amasse proprio come faceva lui. Erano fidanzati. Si amavano. Niente lo avrebbe cambiato. Ma l'insicurezza era dietro l'angolo e ogni giorno ne sentiva di più la mancanza.
Così fece l'unica cosa che in quel momento gli sembrava plausibile, per placare il senso di vuoto che lo avvolgeva. Lo fece di nuovo, una volta ancora. Stesso modus operandi...
Prese un volo last minute diretto a Bari.
Non disse niente a nessuno. Ignoró le chiamate dei suoi e di sua sorella, i messaggi dei suoi amici, quelli delle fan... Guardò fuori dal finestrino, cercando disperatamente di non piangere e di pensare a lui. Si perse fra quelle nuvole bianche e inevitabilmente un "bianco come il suo colore preferito" lo attraversò con violenza.
Atterrò quasi due ore dopo.
L'aeroporto era pieno, eppure così vuoto allo stesso tempo. Non c'era nessuna testolina bionda riccioluta ad attenderlo. Nessuno che lo abbracciasse fino a fargli perdere il fiato. Nessuno che gli lasciasse teneri baci innocenti sul collo, credendo di non essere visti. Nessuno ad afferrarlo per un braccio, perché "sennò tu ti perdi". Nessuno a fargli strada verso l'auto della madre, raccontando quanto si sarebbero divertiti a stare insieme...
Cacciò indietro le lacrime.
Strofinò con forza gli occhi, già arrossati per via delle numerose volte che aveva pianto a casa sua e per via del fatto che non stava dormendo benissimo. Ma doveva continuare a fingere un "sto bene" tutte le volte che qualcuno si preoccupava per lui. Ed era grato che si preoccupassero per lui, ma i loro "come stai" non lo aiutavano.
Erano quasi le due del pomeriggio.
Si trovava davanti casa di Mattia, camminava per il vialetto e, arrivando alla porta, si fermò. Cosa ci faceva lì?
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Raccolta di OS -Zenzonelli
FanfictionTante os su Mattia e Christian. // Tutto è frutto di immaginazione //
