"Non è che mi manchi.
È solo che se tu non ci sei, io ci sono un po' di meno."
~Noemi, il mio cuoricino🧡
A Christian faceva male tutto.
A partire dal petto, là dove il cuore faceva fatica a battere con entusiasmo e lì dove i polmoni chiedevano ossigeno a gran voce. Poi gli arti, stanchi per tutte le ore di prova che aveva fatto quel giorno, tanto che non sentiva più le gambe e nessuna articolazione presente nel suo corpo. E infine gli scoppiava la testa, per i troppi pensieri, per le troppe preoccupazioni, per le ansie, paure e insicurezze...
Era lì per terra, in ginocchio con la fronte perlata da goccioline di sudore e i ricci bagnati e appiccicaticci... Quante volte volte si era ritrovato in quella situazione? Tante, tantissime volte, ma tutte le volte si era alzato ed era passato ad altro: un altro allenamento, una doccia, un'uscita con gli amici... E allora perché stava ancora lì? Perché era ancora lì, in ginocchio a terra, con la musica spenta? Stava forse aspettando qualcosa?
Stava lì per riprendere fiato.
E quella era bugia bella e buona perché lui sapeva perfettamente che il suo ossigeno aveva abbandonato i suoi polmoni il 27 agosto. Sì, magari aveva qualche bocconata di aria di tanto in tanto ma a lui non bastava. Non si può affrontare una giornata con una sola bocconata di aria presa in una mezz'ora scarsa. Ma doveva farsela bastare. Ed era ironico perché a lui non bastava e se ne lamentava, ma aspettava tutto il giorno solo per quello.
Odiava essere così.
Odiava non poter essere più forte di così. Odiava starci così male quando doveva essere contento per lui. E sicuramente lo era, ma... Ma se gli avessero chiesto se lo preferiva al suo fianco o in quel teatro di marionette, avrebbe risposto a mani basse la prima opzione. Quel programma offriva senza dubbio tanto ma in cambio pretendeva tanto ugualmente, non solo a livello fisico, anche sul piano psicologico. Stare dietro a tutti quei teatrini e ai meccanismi tossici di chi muoveva i fili non era per niente bello o facile. E la cosa peggiore è che chi aveva provato a "smascherare" il tutto, era finito a ritrovarsi descritto come il peggiore degli irriconoscenti sulla faccia del pianeta.
Nonostante questo, però, voleva che il più piccolo realizzasse il suo sogno, che rimanesse lì dentro il maggior tempo possibile, che i migliori ballerini lo notassero, che gli siano aperte tutte le porte del mondo perché se lo meritava. Ed era solo questo che lo mandava avanti tutti i giorni senza di lui: il pensiero che quello è il suo trampolino di lancio verso un mondo pieno di opportunità e speranza.
—Christian sei lì dentro? - chiese sua madre, bussando alla porta quando si era resa conto che era chiusa a chiave.
E il corvino si allungò verso il telefono per far ripartire la stessa musica su cui aveva danzato fino a adesso.
—Continua così! - gli aveva urlato prima di andarsene.
Amava i suoi, ma amava anche il suo spazio vitale, i suoi spazi personali, e loro non sembravano ben disposti a rispettare quel concetto. Volevano stargli constantemente addosso, constantemente con lui "come ai vecchi tempi". E no, non gli erano per niente di aiuto quando minimizzavano tutto dicendo "è solo stanchezza" o "una dormita e domani sarai come nuovo".No, con una dormita non sarebbe stato meglio. No, non era mancanza di sonno o di riposo, anche perché non avrebbero capito manco quello...
Un sorriso triste gli si formò sul volto quando ricordò di un'occasione similare in cui si era lamentato di questa situazione con Mattia. Lui gli aveva detto che a casa sua era simile la situazione, ma i suoi volevano risolvere tutto parlando e forse anche per quello lui aveva sviluppato quella parlantina. Erano così diversi eppure così simili allo stesso tempo ed era una di quelle tante cose che lo facevano impazzire.
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Raccolta di OS -Zenzonelli
FanfictionTante os su Mattia e Christian. // Tutto è frutto di immaginazione //
