Ossigeno.
Una cosa banale, un elemento scontato nella vita di ogni essere vivente, talmente scontato da non darci peso finché non lo senti abbandonarti.
Christian aveva definito il suo ossigeno la danza. Era sempre stato così. Lo era da quando era piccolo e lo aveva accompagnato fino a quel momento, fino a quel dannato febbraio. Non lo aveva mai lasciato. Lo aveva messo sopra ad ogni cosa, sopra la scuola, sopra il calcio, che era la sua seconda passione, sopra a tutto il resto. Allora perché ora non riusciva a ballare?
Perché proprio in quel momento in cui aveva bisogno di sfogarsi con la danza, non riusciva a muovere mezzo passo in croce? Cosa c'era che lo bloccava? Cosa non andava in lui? Si stava impegnando, giura su dio che ce la stava mettendo tutta per non mollare. Allora perché non ci riusciva? Perché si trovava su quel letto di cui si era appropriato clandestinamente? Perché non riusciva a fare altro che piangere cullato da quel profumo così famigliare? Perché continuava a fissare il soffitto, con le canzoni assegnate che si ripetevano a intermittenza, pregando di essere altrove?
Il suo ossigeno era la danza.
Perché non riusciva a dirlo al presente? Quand'è successo che qualcos'altro si sia sostituito al ballo, spostandolo in secondo piano? Quand'è che l'ossigeno ha abbandonato i suoi polmoni?
9 febbraio
Christian e Mattia avevano provato il tango qualche giorno prima, ma il più piccolo continuava ad accusare fastidio alla caviglia. Lo avevano sottoposto a una visita quel giorno e poi Raimondo lo aveva convocato, presumibilmente per dargli i risultati. Per il corvino c'era voluto molto tranquillizzare prima il biondo e poi s'è stesso, quando lo vide uscire per andare in saletta. Aveva cercato di distrarsi con Alex e Sissi in giardino fino a quando il barese non era arrivato in casetta.
Aveva varcato la porta che collegava il giardino alle camere e poi aveva chiesto ai due cantanti di lasciarli soli. Lo vedeva fare su e giù senza rispondere alla sua domanda e poi si era finalmente buttato tra le sue braccia senza articolare una parola. E lui lo aveva afferrato per i fianchi, lo aveva stretto a sé senza sapere che cosa accadeva, perché voleva solo consolarlo e impedire a quelle gocce salate di ingrigire i suoi bei occhi azzurri.
—Fra' - provava a chiamarlo, mentre cercava di reprimere il panico.
L'altro lo aveva afferrato per le spalle e gli aveva detto:—Ci vediamo fuori.
“Non me lo dire così, ah”
—Ma sei scemo? - era sul bordo del precipizio, si sentiva in bilico su un burrone. Gli occhi gli volevano uscire dalle orbite, li sentiva pizzicare.
—Adesso ti faccio vedere... - disse l'altro, cacciando un foglio dalla tasca e mostrandoglielo. E Christian giura a su dio che avrebbe voluto bruciarlo senza sapere neanche cosa c'era scritto.
E poi lo aveva letto. Ed era stato come un soffio di vento, che lo faceva scivolare nel vuoto più buio che avesse mai visto. Poi erano arrivate le braccia del minore che lo avevano spinto addosso a lui, che lo avevano obbligato ad accettare la realtà dei fatti. E lì, affondando la testa nel collo dell'altro, si era sentito sfracellare a terra dopo un volo di venti metri. Sentiva un terribile dolore nel petto, le lacrime scorrere libere e il respiro andare a venire.
“Non vuoi lasciarmi così, eh”
—Mi raccomando. - disse lui, accarezzandogli il collo, mentre ascoltava il maggiore singhiozzare nel suo orecchio. —Mi dispiace tantissimo fra.
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Raccolta di OS -Zenzonelli
FanfictionTante os su Mattia e Christian. // Tutto è frutto di immaginazione //
