5. La botola

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Lampade a olio, candelabri, lampadari: Villa Malfoy brillava di una miriade di luci come una piccola galassia sospesa nel buio della campagna inglese. Avevano varcato la soglia da un paio di minuti, e Narcissa non poteva fare a meno di continuare a guardarsi attorno ammirata, gli occhi che cercavano di far combaciare le immagini del presente con i ricordi che emergevano dal passato. Non sembrava la stessa casa che aveva visitato qualche giorno fa; o meglio, più correttamente a non essere la medesima era la sua prospettiva: anche il solo fatto di trovarsi lì su invito e non, come in precedenza, spinta dalla necessità, l'aiutava a godersi la bellezza circostante senza ombre nello sguardo.

E in quell'esame rilassato notò un altro dettaglio che le era sfuggito: pur essendo arredata in modo quasi sfacciatamente impeccabile, l'impressione che si aveva osservandola era che Villa Malfoy fosse del tutto disabitata. Nelle stanze, sulla mobilia, nella tappezzeria, niente che somigliasse alle tracce della vita familiare passata sopravviveva ancora. Era come se l'impronta delle persone che avevano abitato lì nel corso degli anni fosse stata cancellata dal lustro di tutta quella bellezza formale. Superato lo sbigottimento, a Narcissa venne naturale chiedersi se si trattasse di un effetto voluto, o di una banalissima – per quanto crudele – conseguenza del fato. Un maniero con decine di stanze vuote, non erano forse state proprio queste le parole adottate da Lucius per descrivere casa sua?

Ciononostante, Villa Malfoy restava incantevole, e Narcissa non dovette sforzarsi per esprimere tutta la sua ammirazione. Lucius ne parve compiaciuto, perché le sue labbra sottili si curvarono in un sorriso felino. Avevano mosso i primi passi nell'atrio quando un sottile pop preannunciò la comparsa di una creatura minuta rivestita di stracci smunti. Era Dobby, il fedelissimo elfo domestico dei Malfoy, pronto a ricevere ordini.

«Buonasera padrone, buonasera signorina Black» li salutò, profondendosi in un doppio inchino. In tutta risposta Lucius lasciò cadere il proprio mantello sull'elegante attaccapanni all'ingresso.

«Narcissa sarà nostra ospite per un po'. Mostrale la sua stanza e poi comincia a preparare la cena».

Dobby accolse la richiesta con un rigido inchino, dopodiché tenne gli occhioni liquidi fissi sul padrone in attesa di nuovi ordini. Ma l'attenzione di Lucius si era già spostata verso la sua ospite.

«Troverai dei vestiti in camera» disse, gli occhi fissi su di lei eppure già lontani, proiettati in avanti. «Scegli pure quello che preferisci. Se dovessi aver bisogno di altro, chiama pure Dobby. La cena viene servita alle sette».

E detto questo si allontanò verso la porta del suo studio e se la richiuse alle spalle, lasciando Narcissa attonita. Impercettibilmente, Dobby rilassò le spalle.

«La signorina Black vuole seguirmi?» la invitò con voce sottile. Narcissa ubbidì e di colpo sentì le pareti della casa dilatarsi sotto il suo sguardo sparuto. Era abituata a vivere da sola, – suo padre viaggiava spesso per lavoro – ma quella che le si profilava davanti a sé sembrava una solitudine diversa, quasi funerea. Salirono al piano superiore e Narcissa seguì Dobby fino alla stanza esposta più a est. La porta, sempre in mogano scuro, aveva come fregio nel centro un elegantissimo cigno immortalato di profilo. Quella coincidenza – lo era davvero? – le diede una stretta al cuore. Fu con un germe di paura che Narcissa posò la mano sulla maniglia per aprire la porta, quasi che si aspettasse di ritrovarsi davanti il fantasma di suo padre. Ma la stanza, fatta eccezione per la sua presenza, era deserta. Udì Dobby borbottare qualcosa in segno di congedo e poi sparire con un debole pop.

Definitivamente sola, Narcissa richiuse la porta e vi si appoggiò stancamente. Di colpo gli eventi delle ultime settimane le piombarono addosso come una pioggia torrenziale, trascinandola giù verso il pavimento. Avrebbe volentieri affogato la sua desolazione nel pianto, ma il vuoto che sentiva dentro al petto aveva allungato i suoi neri tentacoli in lungo e in largo, privandola anche del conforto delle lacrime.

Black is ResistanceLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora