«Ancora un'ultima volta. Ripeta come sono andate le cose».
A quel comando, le labbra di Jenkins si schiusero meccanicamente, gli occhi spalancati sul pavimento umido della cantina. «Non sono stato rapito, sono fuggito per conto mio. Per tutto questo tempo sono rimasto nascosto in un piccolo albergo nella periferia a nord della città».
«Perché?»
«Per difendermi. Se non l'avessi fatto, sarei finito vittima di un complotto ordito dai miei colleghi».
«Che genere di complotto?»
«Volevano incastrarmi per corruzione».
«Ha delle prove che giustifichino una simile accusa?»
«Un testimone affidabile mi ha riferito di una conversazione avvenuta in ufficio in tarda serata».
«E il testimone le ha riferito anche tra chi è avvenuta questa conversazione?»
«Ha fatto un solo nome. Si tratta dell'Auror Alastor Moody».
«E perché Alastor Moody pensa che lei sia corrotto?»
«È giovane e ambizioso, non è un mistero che voglia fare carriera ripulendo il Ministero. Basta contare le ispezioni che ha pianificato nell'ultimo mese. Trentasette. La Gazzetta ne ha riportato solo la metà, perché molte si sono rivelate infondate».
«Lei cos'ha fatto per finire nel mirino di Moody?»
«Ho delle idee progressiste, di conseguenza non vanto molte amicizie al Ministero. Era già capitato che volessero demansionarmi, un paio d'anni fa. Senza contare il fatto che provengo da una famiglia Purosangue. Moody nutre una sorta di pregiudizio nei loro confronti, è convinto che siano tutti maghi oscuri».
«Come mai ha deciso di uscire allo scoperto proprio oggi?»
«Perché è solo oggi che il mio testimone si è convinto a parlare. La faccenda è giunta alle orecchie del viceministro, forse l'unico vero sostenitore che ho, il quale ha deciso di aprire una piccola inchiesta interna per chiarire la questione».
A quel punto Lucius si fermò. Dietro di lui, una lama di sorriso fendeva l'oscurità. L'ombra fece un cenno, e Lucius la seguì fuori dalla cantina, lasciando Jenkins da solo.
«I miei complimenti. Hai fatto un ottimo lavoro, Lucius, dico davvero». La voce di Voldemort, così acuta e sottile, somigliava a un sibilo di vento. «Bisogna solo perfezionare gli ultimi dettagli, ma il nostro uomo è pronto. Nessuno sospetterà che si trova sotto l'effetto della maledizione Imperius».
«Vi ringrazio, mio Signore» mormorò Lucius, chinando il capo in segno di gratitudine. A quel movimento i primi raggi dell'alba gli illuminarono il volto: due solchi scuri cerchiavano i suoi occhi color ghiaccio, segno che aveva trascorso l'intera notte nella cantina. E tuttavia non per questo il suo inchino fu meno profondo.
«Chiama pure Rodolphus e Travers,» ordinò Voldemort, preparandosi a uscire da Villa Malfoy, «l'operazione è fissata per oggi pomeriggio».
*
Le tovaglie si tendevano al vento come ali di gabbiano. Era una giornata insolitamente fresca per essere metà aprile, ma gli avventori del caffè continuavano a prendere posto all'aperto, ostinandosi a opporre resistenza a quelle ultime sferzate invernali.
Narcissa sedeva composta a uno degli innumerevoli tavoli affollati della sala principale, lo sguardo rivolto fuori, allo spettacolo messo in atto dal vento sui tavolini esterni. Un cameriere uscì di corsa per soccorrere il collega, mentre una ventata particolarmente violenta spazzava via un'altra tovaglia con i resti della colazione ancora sopra. Trattenendo un sorriso divertito, Narcissa cambiò visuale e diresse lo sguardo in direzione della porta. Aspettava da almeno mezz'ora, ma a dire il vero era uscita in anticipo per godersi una passeggiata in solitudine.
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Black is Resistance
Fanfiction~ Vincitrice della settima edizione del #GrandeWattors ~ Tutti nel Mondo Magico conoscono i Black. Forza; onore; lealtà: queste sono le caratteristiche che hanno scritto la storia centenaria della famiglia, il cui destino sembra quello di continuare...
