«Sei comodo? Hai freddo?» chiese gentilmente Changbin, gettando uno sguardo al minore mentre cercava una coperta. I suoi occhi si posarono su un plaid color panna, piegato in un angolo. Lo prese e lo scosse con un gesto rapido, come per liberarlo dalla polvere invisibile.
Felix lo osservava con un sorriso appena accennato. C'era un calore quasi domestico nei suoi gesti, una premura che contrastava l’immagine dura che dava di sé. Quando Changbin si avvicinò, posandogli delicatamente la coperta sulle spalle, Felix lo ringraziò a bassa voce.
«Grazie, Bin.» Sistemò il tessuto meglio su di sé, godendosi quella sensazione di protezione, come un abbraccio invisibile. Non aveva freddo, però gli piaceva la sensazione di essere coperto da qualcosa che lo avvolgeva, oppure che dava l'illusione di essere protetto al suo interno, un po' come la lucina che si lasciava accesa prima di andare a dormire.
«Figurati. Allora, sei pronto?» chiese sedendosi, tirando su i pantaloni per stare più comodo. Ricevette un cenno positivo dal minore che lo guardava attentamente, pronto a memorizzare tutto ciò che le sue labbra stavano per pronunciare. I suoi occhi erano incollati sul viso dell’altro, stava cercando di cogliere ogni sfumatura, ogni parola. Eppure, la voce di Changbin lo colse di sorpresa.
«E se invece mi facessi tu delle domande? Non saprei neanche da dove cominciare.»
Difficilmente sarebbe stato in grado di sintetizzare. Quindi se il minore lo avesse interrogato su qualcosa nello specifico probabilmente gli sarebbe risultato più facile rispondere.
Felix rifletté un attimo, mordicchiandosi il labbro inferiore. «Mmh… Prima hai detto un'espressione particolare, tipo "un'anima dimenticata", cosa significa?»
Changbin sospirò, un’ombra velata attraversò il suo sguardo. «Perché, una volta entrati in questo mondo, i criminali che non riusciamo a fermare cercano vendetta. Vogliono la nostra testa servita su un piatto d'oro. Sanno chi siamo, hanno le nostre foto, conoscono i nostri nomi e passano la vita a cercare questa base, nascosta fra mille palazzi diroccati di questa città. Se cercassimo di fuggire e rifarci una vita al di fuori di qui ci troverebbero immediatamente.»
Felix lo fissò, cercando di collegare i pezzi. «Ma allora perché rischiare così tanto? Cosa c'è in ballo?» Proprio gli sfuggiva. Volevano sacrificare la loro vita per aiutare gli altri, fin'ora aveva capito questo, ma se aveva compreso bene, nemmeno loro erano delle brave persone. Uccidere il male per contrastarlo, era necessario?
Changbin abbassò lo sguardo, scuotendo la testa. «Non posso dirtelo ancora. Ma forse Jisung ti ha già accennato qualcosa...» disse sapendolo antecedentemente dall'amico. Dovevano mettersi d'accordo su ciò che si dicevano e ciò che venivano a sapere dal biondino.
Felix annuì. Era vero, Jisung gli aveva raccontato frammenti di verità, ma erano troppo vaghi per essere certi. Si sarebbe confrontato con Hyunjin una volta per tutte, non ne poteva più dei segreti.
«I tuoi genitori? Dove sono?» chiese buttando fuori la prima domanda che gli era venuta alla mente. Era frustrato di non poter collegare i pezzi, erano tutte supposizioni, necessitava di conferme dopo tutto quel tempo passato a marcire lì dentro.
Changbin si irrigidì per un istante, poi rise amaramente. «Bella domanda. Difficile risponderti con esattezza.»
Felix si affrettò a scusarsi per essere stato così invasivo ma il maggiore lo tranquillizzò subito. «Non scusarti. È solo che non ne parlo da anni e nessuno mi ha più fatto questa domanda.» si schiarì la gola e guardò in un punto a caso della sala. «Diciamo che a loro importava poco o niente di me.» Il suo tono era duro, ma nel fondo della sua voce c’era una ferita ancora aperta.
Il biondino rimase in silenzio, ma il dolore negli occhi del più grande era evidente. Il moro continuò, quasi come se avesse bisogno di sfogarsi. «Avevo meno di diciassette anni quando la fabbrica tessile dove lavoravano fallì. Si rinchiusero in casa poco dopo e divennero alcolizzati. Dovetti prendere una decisione drastica e lasciare la scuola per mantenere tutti; facevo due lavori contemporaneamente per poter arrivare a fine mese e mettere qualcosa da parte per me stesso.. anche se puntualmente i miei risparmi sparivano e io trovavo i miei sempre più devastati in giorni alterni. A ripensarci ora, la mia vita era un vero inferno. Tornavo a casa distrutto la sera, solo per trovarli sul divano, persi in un mare di bottiglie vuote, senza un saluto di ben tornato, senza la cena pronta e la casa in generale..era sempre a soqquadro.»
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Run away -hyunlix-
Non-FictionVolenteroso di sparire completamente nel nulla, Felix si ritrova per sbaglio in una piccola città a lui del tutto sconosciuta, abbandonata dal tempo e piena di delinquenti. Ciò che non aveva previsto però, erano proprio le conseguenze dell'aver mess...
