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Le prime luci dell'alba filtravano fioche attraverso le tapparelle un po' socchiuse, disegnando ombre tremolanti sul letto. Il corvino era ancora lì, avvolto in quel sonno irregolare e troppo profondo, come se il corpo avesse ceduto dopo una lunga battaglia. Anche se erano passate più di tre ore non si era mosso, Felix lo sapeva bene, non aveva distolto lo sguardo nemmeno per un secondo dal suo volto.

Hyunjin sembrava in pace, ma era una pace ingannevole. Il suo viso disteso tradiva in realtà una stanchezza molto lontana dal presente, scavata nei lineamenti. Lo leggeva attraverso le sue ciglia che tremavano ogni tanto, in quel lieve corrugarsi della fronte anche nel sonno.

Il più piccolo allungò la mano con delicatezza, le dita si appoggiarono appena tra i suoi capelli scuri, leggermente mossi, e appiccicati alla pelle calda della fronte. Li pettinò piano, lasciandoli scivolare tra le nocche con un gesto istintivo.

Non serviva un motivo. Lo faceva per passare il tempo, o forse, per pensare ad altro. Era l'unico modo che conosceva per placare il disordine che aveva dentro. Ancora gli batteva forte il cuore per quello che era successo poche ore prima.

Quale definizione poteva avere quel sentimento? Come lo avrebbe etichettato?

Anche se la maggior parte del tempo discutevano l'un l'altro, dentro di sé, c'era sempre quella voglia di risolvere e stare bene con lui. D'altra parte, ammettere di provare qualcosa era fuori discussione.

Inspirò piano, cercando di non pensarci e soprattutto di non muoversi. Sentiva il peso del maggiore sul proprio petto, assieme al calore della sua pelle. Lo infastidiva il fatto che riuscisse a sembrare così fragile quando dormiva e non negava quanto gli faceva male vederlo così, un po' distrutto.

Ormai si era abituato a leggere i suoi silenzi, più delle sue parole.
Quando parlava troppo, stava scappando. Quando taceva... stava implodendo.

Si ritrovava a chiedersi spesso, tra le le altre cose che gli passavano per la mente, se un ragazzo come lui, abituato a sopravvivere giorno per giorno tra mille pericoli, avesse mai avuto il privilegio di conoscere qualcosa di davvero bello nel suo passato.

"Non sei forte, sai?" pensò, con un mezzo sorriso triste mentre gli accarezzava piano i capelli.
"Fingi di esserlo, e la cosa assurda è che ci riesci... anche troppo bene."

Gli occhi si posarono sulla curva delle sue ciglia, sull'ombra netta che gli cadeva sotto lo zigomo. Era bello, tanto bello, perfino nel sonno. Anche quando cedeva tra le proprie braccia come in quel momento.

Sobbalzò appena, quando la sveglia iniziò a suonare sul comodino. Il suono era decisamente fastidioso. Sbuffò piano e si piegò con attenzione per allungarsi verso il comodino con l'intenzione di spegnerla.

D'improvviso si irrigidì quando sentì le dita fredde di Hyunjin sfiorargli la pelle, forse un gesto involontario nel dormiveglia ma il respiro gli si bloccò comunque per un istante.

«Mmh... che fai..?» mormorò svegliandosi poco dopo, senza nemmeno aprire gli occhi, con la voce roca e impastata dal sonno.

Anche se non riusciva a vedere il suo viso, rimase un attimo spiazzato. Sentiva il suo naso premersi contro il petto. Gli stava solleticando la pelle con il respiro lento e caldo che fuoriusciva dalle sue narici, però non gli disse nulla.

«Sto spegnendo la tua maledetta sveglia.» rispose a bassa voce, senza nascondere il tono seccato, ma privo di vera rabbia. Terminò il lavoro dandogli un colpo netto sopra, riportando la quiete.

Si mosse appena, con l'intento di tornare a come stava posizionato prima, ma Hyunjin non si era mosso di un centimetro. Era rimasto lì, con gli occhi mezzi aperti e con le palpebre pesanti. Era abbastanza sveglio da fissarlo con quello sguardo a metà tra il confuso e disorientato.

Run away -hyunlix-Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora