Minho posò la pentola sul tavolo più lentamente del necessario.
Il vapore del riso si espanse fra di loro e per un attimo gli parve quasi una barriera, qualcosa dietro cui nascondersi. Jisung era seduto già da qualche minuto ma non aveva toccato nulla. Le bacchette erano appoggiate accanto alla ciotola. Quando faceva così, significava solamente una cosa da parte sua.
Il maggiore si sedette di fronte a lui, senza parlare. Sistemò prima il tovagliolo, poi il bicchiere, poi la ciotola. Tutti movimenti inutili, solo per guadagnare secondi. Sentiva arrivare la discussione, come un temporale che si annuncia dall'odore dell'aria.
«Mangiamo prima che si raffreddi.» provò a dire, un po' teso. Si schiarì la gola, cercando di ignorare l'evidente problema.
Il moro non lo guardò. Spinse via il piatto di qualche centimetro, quanto bastava per creare distanza fra lui e il cibo. Il suono della ceramica sul legno ruppe il silenzio.
«Non mangerò di nuovo riso.»
Il maggiore alzò lentamente gli occhi su di lui. Capiva quella reazione, ma avendo le mani legate non poteva farci molto.
«È quello che abbiamo.» disse piano, senza insistere per non peggiorare la situazione.
«Chi doveva occuparsi delle provviste non solo ci ha tradito ma non è ancora di ritorno.» sbuffò, alzando il viso dal tavolo. «E tu fai finta di niente.»
parlò, come se avesse smesso di sperare in qualcosa di positivo. I suoi occhi incontrarono quelli di Minho, che in quell'istante li guardò un po' più a lungo del solito.
Le dita si strinsero attorno alle bacchette ma non le sollevò, nemmeno per mangiare.
«Non sto facendo finta di niente. È da ieri che provo a chiamare Hyunjin.»
Cercò di attenuare, come poteva, senza riuscirci bene. «Sono anche un po' preoccupato..» si lasciò sfuggire.
«Da quando Felix ha messo piede qui Hyunjin è cambiato e lo sai.»
Si alzò dalla sedia senza rendersene conto e iniziò a camminare avanti e indietro mentre parlava. Non riusciva a stare fermo, non quando era nervoso. «È meno cauto... non si controlla più.» si aggiustò gli occhiali, lasciandosi scappare un lungo sospiro.
Minho seguì i suoi movimenti con gli occhi, fermo, immobile sul posto. Non lo interruppe, non era necessario.
«Sai cos'altro ha detto il capo? Tu eri di turno, quindi deduco ti siano sfuggiti alcuni dettagli importanti.» iniziò Jisung. «Che mentre noi stiamo morendo di fame lui si sta divertendo chissà dove.»
La voce si incrinò appena e se ne accorse subito dopo aver parlato.
«Mi ha deluso.» aggiunse più piano. «Lo consideravo il mio migliore amico.» si strinse nelle spalle, non trovando nemmeno una scusante da potergli affibbiare in quella situazione.
Quando era arrivato lì per la prima volta non conosceva nessuno, l'unico con cui aveva legato di più, oltre a Minho, era proprio Hyunjin. Durante i turni di guardia, che si scambiavano a vicenda, aveva trovato una sorta di pace, fatta di risate e mille chiacchiere leggere. Jisung aveva smesso poco a poco di sentirsi fuori posto nella squadra ed era riuscito a non avere più il timore di provare emozioni forti nei confronti di Minho. Se tutto quello era stato possibile, il merito andava solamente al corvino, che lo aveva spinto a fare ciò che il cuore gli diceva di fare, senza vergogna. Strano, per uno come Hyunjin, ma vero.
Dopo l'arrivo di Felix non era geloso ma irrequieto. Vedeva il suo migliore amico sempre più distratto e arrabbiato, e odiava il fatto che qualcun altro avesse preso il proprio posto di persona preferita.
Non era stupido, ci era arrivato da sé che tra di loro ci fosse molta attrazione, fin dai primi giorni, solamente dal modo in cui ne parlava costantemente con gli altri del gruppo per lamentarsi.
Col tempo si era abituato, aveva accettato la cosa gradualmente, per questo fu l'ultimo a presentarsi a Felix.
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Run away -hyunlix-
Non-FictionVolenteroso di sparire completamente nel nulla, Felix si ritrova per sbaglio in una piccola città a lui del tutto sconosciuta, abbandonata dal tempo e piena di delinquenti. Ciò che non aveva previsto però, erano proprio le conseguenze dell'aver mess...
