«Che ti guardi? Sembri un morto vivente.» disse Hyunjin, con gli occhi stretti in un’espressione fredda e schifata.
Felix non reagì. Il suo volto rimase neutro, privo di reazioni, come se le parole non avessero fatto breccia nella barriera che si era costruito. Tornò semplicemente a fissare il pavimento, con le mani strette una nell’altra che si torturavano a vicenda.
Minho, però, non rimase in silenzio. Si avvicinò di scatto, puntando lo sguardo sul corvino. «Ehi!» esclamò, la voce era ferma ma non urlata. «Che problema hai? Se sei di cattivo umore non significa che puoi scaricarlo su di lui.» le sue parole erano un vero e proprio rimprovero.
Il diretto interessato si fermò sul posto, trovandosi a sostare sulla soglia del corridoio che portava al bagno in camera, e si voltò lentamente verso i due. «Non è questione di umore.» ribatté con tono tagliente. «È questione di realtà. Qualcuno doveva dirglielo.» buttò un'occhiataccia al minore prima di girare i tacchi e sparire dalla loro vista.
In risposta il più grande avanzò di un passo. «E chi ti ha dato il diritto di farlo? Perché non provi a guardarti allo specchio prima di parlare?» scosse la testa voltandosi per dare ragione solamente al biondino.
Il corvino sembrò per un momento sul punto di rispondere, ma alla fine scosse anche lui la testa e sbuffò. «Non ho tempo per queste cazzate. Stanne fuori Minho.» concluse dirigendosi verso il bagno senza aggiungere altro.
Quando la porta del bagno si chiuse con un rumore secco e improvviso, il castano sospirò. «Stai bene?» chiese con una voce più dolce, abbassandosi un po' per cercare i suoi occhi.
Felix annuì piano, ma non rispose. Il suo sguardo era ancora lontano, perso in un punto indefinito del pavimento.
«Non dargli retta. È uno stronzo e non ha diritto di parlarti così.» aggiunse allargando le narici irritato.
«Lo so.» mormorò il più piccolo, finalmente. «Non mi importa. Davvero, non ti preoccupare. Ho capito che persona è e non mi interessa più niente di lui.» disse con fermezza e una sicurezza che il più grande non aveva mai visto. Lo scrutò per un momento, incerto se credergli o meno, ma decise di lasciar perdere.
«Allora, dove eravamo? Ah, sì. Festeggiamo, poi mangiamo la torta e il pollo fritto che è rimasto. Andiamo?» chiese allungando la mano nella sua direzione per aiutarlo ad alzarsi.
Rise piano, quasi impercettibilmente, ma era abbastanza per far sorridere anche Minho.
Il bagno, invece, si riempì del rumore dell'acqua della doccia, ma per un attimo, lì nel soggiorno, la tensione si era dissolta, sostituita da qualcosa di più tranquillo e sincero. Hyunjin con il morale altalenante non fece altro che ignorare tutto attorno a sé per farsi una piacevole doccia bollente, che gli sciolse tutto il sangue secco dalle nocche.
𓄧
L’appartamento di Minho e Jisung era affollato e pieno di vita. Changbin e Chris erano seduti sul divano, mentre Jisung armeggiava con i bicchieri di plastica per apparecchiare il tavolo. Felix si manteneva un po’ in disparte, vicino alla finestra. L’odore del pollo fritto riempiva l’aria, mescolandosi alle risate e alle chiacchiere che sembravano risuonare più forti del solito.
«E poi cosa hai fatto?» chiese Chris a Changbin, cercando di trattenere una risata mentre si versava da bere.
Quest'ultimo sospirò, già rassegnato dal fatto che la storia lo avrebbe reso il bersaglio della serata. «Ho sbagliato palestra, va bene? Ho fatto un’ora intera di yoga con delle signore anziane prima di rendermi conto che non era quella giusta.. è stato imbarazzante.» ammise ricordando tutte le cose ridicole che aveva fatto.
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Run away -hyunlix-
No FicciónVolenteroso di sparire completamente nel nulla, Felix si ritrova per sbaglio in una piccola città a lui del tutto sconosciuta, abbandonata dal tempo e piena di delinquenti. Ciò che non aveva previsto però, erano proprio le conseguenze dell'aver mess...
