In una serata di sabato nella cittadina di Boston, in una casa si teneva una riunione: «Buona sera popolo delle streghe oh...un saluto anche a voi vampiri» disse la strega.
«Ho deciso di chiamare questa riunione, dopo diverso tempo, per discutere finalmente di quello che realmente è successo in passato e per cercare finalmente degli accordi.» la voce della donna risuonava calma in tutta la stanza.
«Accordi?» Interruppe un uomo.
«Si Kael, penso sia arrivato il momento di stipulare una tregua.» disse avanzando lentamente
«E perché mai dovremmo farla?» gridò kael
Nel mentre che l'uomo parlava, io Zane Colhe guardavo distratta la cerchia di streghe che erano dal lato opposto della stanza. Era una stanza illuminata da una un lampadario antico con decorazioni di cristalli qua e la, erano disposte in modo da fare luce in tutta la stanza senza lasciare nessun spazio di ombra.
«Sono cose accadute anni fa, le nuove generazioni hanno bisogno di pace e sicurezza da parte di entrambi i regni e ciò non può essere possibile se si è in rivalità»
Kael sbuffò. «Ma ti ricordo che siete stati voi ad attaccarci non non vi avevamo fatto nulla.»
Amelia, poco prima distratta dal discorso della madre, si voltò, sentendosi osservata, incontrando gli occhi di Zane che era intenta a fissarla.
«Beh avete sterminato quasi la metà del mio popolo tempo fa per vendetta, quindi sono piuttosto sicura che non sia vero.» continuò.
«L'abbiamo fatto solo per vendetta, siamo persone che si tengono lontane da qualsiasi cosa, ma se ci viene fatto un torto noi lo ridiamo a coloro che l'hanno fatto.»
«Beh oggi sono qui anche per spiegare come sono realmente andate le cose, non si attacca senza motivo e anche colei che anni fa ha sfogato la sua ira contro di voi, avrà avuto dei motivi.
E poi sono accaduti passati, credo che ad oggi sia arrivato il momento di voltare pagina.»
«Assi?» Concluse.
«Sì, non sei d'accordo Kael?»
«Non proprio, dopo quello che ci avete fatto e poi si credeva che eravamo noi i mostri! quindi prima di parlare tenete a buone le vostre streghe chiaro?»
Mio padre, Kael Colhe era un uomo forte e deciso. Era sempre pronto a tirare la corda. Cercava sempre di avere ragione in ogni momento. E se gli facevi un torto ti avrebbe fatto di tutto pur di stare soddisfatto alla fine.
«Le streghe se non istigate non attaccano! Chi è da tenere a bada siete voi!» gridò una voce che non era quella della strega che fino a poco prima stava parlando.
Amelia d'un tratto aveva preso parola, infastidita da come l'uomo le stesse mettendo in cattiva luce.
«Smettetela! Noi non siamo i mostri siete voi!» intervenni «smettila tu di parlare. Qualcuno ti ha chiesto il tuo parere? no, quindi nessuno voleva che parlassi.»
«Mi sembra chiaro che per annunciare una cosa del genere non sappiate tutta la versione della storia!» gridò
«Noi sappiamo perfettamente la storia com'è andata, magari siete voi quelli che non la sanno!»
«L'unica cosa che siete in grado di dire è che noi abbiamo attaccato e voi avete risposto per vendetta, ma non vi siete mai domandati le cause dell'attacco»
la guardai intensamente fin quando non venni tirata via da una forza. Appena mi girai trovai mio padre tenermi per un braccio buttandomi tra le braccia di mio fratello Liam.
Kael sempre girato verso di me si avvicinò. «Non devi intrometterti in questi affari, né tanto meno dare retta ad una strega inutile»
Le sussurrò all'orecchio severo.
Poi tornò a guardare Gwenda, la comandante delle streghe, che come Kael aveva appena finito di fare la ramanzina a sua figlia.
«Come vedi Gwenda volevi creare accordi, ma qui non si fa altro che discutere» Disse indicando sua figlia e quella della direttrice per far intendere il concetto.
«Accetta semplicemente che vampiri e streghe ormai saranno sempre in rivalità e lasciamo perdere questo sciocco tentativo di riappacificamento.»
«Ma se noi cercassimo di spiegare a tutti come è andata, sono sicura ch-»
«Sicura di cosa?»
La interruppe il comandante dei vampiri.
«Tu sai cos'è che è accaduto davvero? Te lo dico io: no.
Tu hai solo la tua parte della storia, mentre io ho la mia
Quello che è certo è che un giorno una delle vostre streghe ha deciso di attaccarci e noi abbiamo risposto come dovevamo.»
«Sì ma ci deve essere un motivo! Non si può di certo attaccare dal nulla, so che ne sei consapevole anche tu! Quello che volete voi è solo metterci in cattiva luce, definendoci i mostri e voi le vittime, senza valutare che ci deve essere stata una causa»
«E qual è questa famosa causa? La conosci? Mi pare di no, quindi smetti di provare a cambiare quello che non si può cambiare
Vampiri e streghe sono destinati ad essere rivali: è stato così all'epoca, è così ora e così sarà per l'eternità.»
Con queste parole zittì la donna e subito dopo un applauso clamoroso provenne da dietro di lui, segno che i vampiri fossero totalmente d'accordo con lui.
Applausi anch'io ero pienamente d'accordo. Non volevo che quelle creature vivessero.
Ero di fianco a mio padre e a mio fratello. Sentivo gli occhi puntati della strega su di me. Quella sensazione di soddisfazione mi invase il corpo.
Le avrei fatto vedere cosa ero io veramente e l'avrebbe pagata per il suo comportamento.
Mentre i vampiri applaudivano, le streghe li guardavano con disprezzo.
Tra queste, anche Amelia, dispiaciuta per il tentativo fallito della madre e arrabbiata a causa delle creature davanti a lei.
Squadrò ogni singolo volto di quei vampiri, ritrovandosi poi a fissare la ragazza con cui aveva discusso prima.
È evidentemente la figlia di Kael...Pensò notando come stavo vicino a lui e come applaudivo orgogliosa.
Presto mi accorsi dello sguardo che Amelia mi stava rivolgendo e la fissai di rimando.
I miei occhi ambrati erano capaci di bruciarti anche con una sola occhiata e, senza bisogno di parole, ero riuscita a trasmetterle tutto il mio odio.
Il mio sguardo fece ribollire qualcosa dentro Amelia: da una parte la paura che esso le trasmetteva, dall'altra tutta la rabbia che la strega provava verso le creature di fronte a lei.
Mentre le due si fissavano intensamente, gli applausi dei vampiri erano cessati ed era calato il silenzio. Silenzio che in poco tempo fu interrotto proprio dalla voce di Amelia che sentiva il bisogno di sfogare la sua collera. «Siete degli stupidi succhia sangue inutili!»
Urlò.
Da lì bastarono giusto una manciata di secondi che la ragazza si sentì scaraventare all'indietro e si ritrovò con la schiena poggiata violentemente al muro:
Ero stata io: avevo saltato tra la folla di streghe e mi ero scagliata su Amelia.
La reggeva dal collo con le mie mani gelide e stringeva forte la presa, lasciandola a malapena respirare.
Amelia la guardava inquieta, dimenandosi e cercando di parlare.
«L-lasciami!»
Riuscì poi a dire con un fiato di voce.
«No.» dissi soltanto, sentendo quella adrenalina sfiorarmi il corpo.
«N-non l-lo f-faresti» Rispose soltanto.
«Vogliamo provare?» dissi provocandola
avevo stretto la presa e la strega non riuscì a rispondere, incapace di parlare. Il suo volto era diventato rosso e l'aria nei suoi polmoni diminuiva sempre di più.
L'unica cosa che riusciva a fare era dimenarsi più che poteva.
Sua madre la guardava agitata, sperando che la figlia reagisse. Non aveva intervenuto per tutto il tempo proprio perché aspettava che si difendesse da sola, come le aveva insegnato...
Ma la ragazza era troppo sotto pressione per poterlo fare e Gwen non poteva non intervenire.
Così la donna allungò il braccio verso di me e d'improvviso dal suo palmo della mano fuoriuscì un fascio di luce viola che colpì dritto in pieno la schiena di Zane e la fece cadere a terra, allontanandola da Amelia.
Kael e Liam spaventati dal colpo subito da Gwenda, si misero avanzando con uno scatti elegante.
Quest'ultima, si inginocchiò anche lei a terra, ansimando pesantemente e mettendosi d'istinto le mani al collo, non credendo che riuscisse ancora a respirare.
guardai furiosa Gwenda per ciò che mi aveva appena fatto e ero lì lì poco da attaccare pure lei, ma sapevo bene che era molto più grande di me. Con Amelia era stato diverso quasi un divertimento, quel momento era stato bello, l'adrenalina crescermi nel corpo... quella sensazione di goduria...
Gwenda guardò anche e poi diede uno sguardo a sua figlia, ancora a terra.
Amelia fissò sua madre senza dire nulla e, dopo essersi ripresa, si alzò e si girò verso la vampira che l'aveva attaccata.
Le fece un sorriso amaro. «Sei contenta ora che hai fatto la tua scenetta?»
Non risposi. La guardai solamente. «E tu ti sei fatta la tua scenetta dove la mamma ti aiuta?»
«Ah beh questo dice tutto su quello che sei.»
Disse ironicamente. Stava per continuare, quando incontrò lo sguardo della madre che scosse la testa come per dirle di lasciar perdere.
Allora Amelia sospirò e poi si rivolse ancora a me.
«In ogni caso ora è meglio finirla qui.»
La guardai dritta negli occhi. «Bene...ci rivedremo molto presto» dissi girandomi e andando da Kael, uscendo da quella casa respirando a profondo per dimenticare ciò.
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Starting The End
FantasíaStreghe e Vampiri non sono mai andati d'accordo. Si sono fatti la guerra per secoli e secoli, ma i risultati erano gli stessi. Una rivalità incalmabile. I due Angeli, cercarono di farli andare d'accordo, ma continuava a essere un odio continuo. Un...
