CAPITOLO 7 - missione -

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Mio padre e Liam stavano tornando a casa.
Appena a casa Kael aprì la porta ed entrò: «Zane siamo arrivati!»
Ma la risposta non fu data.
Kael iniziò a farsi qualche domanda e salì al piano di sopra. Scorse dall'angolo il cassetto semiaperto.
«Mio dio...»
Liam invece, si recò in camera mia. Appena entrò vide l'armadio aperto, dei vestiti sul letto e la finestra aperta.
«Padre!» gridò Liam
Kael si fiondò nella stanza.
«Dimmi? hai trovato Zane?»
«Ehm...no. Ma ho trovato la finestra aperta.»
Kael realizzò ciò che era successo.
«Dobbiamo andare.»
Si diressero verso il vialetto sul retro, ma una sorpresa si presentò. La macchina non c'era.
«La macchina...?»
«Non c'è più.» concluse Kael. «Significa che dovremmo andare a rubare una macchina. Non è andata molto distante.»
Liam stava per cadere ma la gravità lo tenne saldamente per terra.
Kael, tornò in casa, salì velocemente le scale per andare in camera mia.
«Veloce.» disse Kael e si lanciò fuori dalla finestra.
Liam sgranò gli occhi e lo seguì subito dopo.
«Allora che macchina prendiamo?» disse Kael indeciso.
«Una. Basta che andiamo.»
Kael si indirizzò verso una macchina e la aprì senza nessuno sforzo, come se fosse sua.
Si mise al posto di guida e iniziò a partire.

Finito il cocktail mi alzai, misi la mappa nella tasca e mi alzai. Stavo per uscire quando venni fermata dal ragazzo:
«Deve pagare.»
Tornai indietro a modo di gambero e lo guardai negli occhi.
Uno sguardo tagliente.
«tu mi lascierai andare senza pagare e non racconterai nessuno questo evento.»
poco dopo cambiò subito espressione. «Dicevamo?» domandò lui
«Il cocktail, gratis?»
«Certamente. Offre la casa.»
«Perfetto.»
mi girai e tornai verso l'uscita. Stavolta appena fuori guardai sia verso sinistra sia verso destra.
Mentre camminavo, il mio occhio cadde sull'orologio che avevo sul polso.
Erano le 20.00 ormai, Kael e Liam dovevano essere a casa da un bel pezzo. Mi fermai davanti alla chiesa.
Naturalmente era chiusa. Rimasi un paio di minuti fuori per capire, quando svoltasi un angolo e salì sopra il tetto della chiesa.
Appena sopra c'era un vetro, lo smontati e caddi al suo interno con eleganza.
Era di un color mattone, bella, alta.
Appena dentro, la chiesa mi colpì. Era bella, luminosa ma non troppo. Infatti veniva solitamente illuminata dalle luminarie sul soffitto. Dovevo ricordarmi che comunque ero un vampiro, e la chiesa o qualsiasi cosa collegata ad essa mi poteva uccidere. Dovevo essere cauta con qualsiasi cosa che toccavo.
Tirai fuori la mappa e la la girai. Notai un simbolo. Ritraeva un pugnale.
Avevo capito, che per cercare il nascondiglio delle armi, dovevo trovare quel simbolo. Così mi misi a cercare in tutta la chiesa.
Camminai per mezzo delle panchine, l'altare, negli apsidi fin quando mi accorsi che l'unico posto in cui non avevo cercato era uno:
c'era una cella, con dei corpi dentro. Ovviamente erano delle statue. Erano così reali. Forse non erano statue, ma bensì persone imbalsamate.
Erano protette da una ringhiera di ferro, che si prolungava fino a chiuderla tutta.
Tastai con la mano tutta la superficie cercando qualche rientranza. Arrivai fino alla fine della ringhiera di ferro quando sentii qualcosa sul materiale.
Mi abbassai per vedere bene e vidi il simbolo: era piccolo e non si notava. Solo i vampiri ne avevano accesso.
Presi la mappa e la girai nella mano.
Feci combaciare il simbolo con quello inciso e sentii un rumore; come una porta che si apriva.
Mi spostai dal simbolo e feci dei passi indietro.
Cercavo la fonte del rumore e mi guardai intorno.
Vicino alla ringhiera di ferro, notai una porta.
-Prima non c'era - pensai. - sarà quello il posto. -
Mi avvicinai con cautela e aprii la porta con attenzione...mi dovetti abbassare un po' per passarci.
Appena varcata la soglia mi trovai su delle scale che scendevano verso il basso.
Guardai giù e mi vennero le vertigini. Mi dovetti appoggiare al muro per rimanere in equilibrio senza avere un giramento di testa.
Dopo essermi ripresa; Iniziai a scendere. Sembrava infinita.
Sulle pareti c'erano incisi vari segni. Appena scesa, o almeno quasi ad un quarto alla fine; il mio occhio cadde su un foglio appeso alla parete.
All'occhio sembrava un foglio attaccato con imperfezione; da vicino sembrava proprio una mappa.
-è uguale alla mia. - pensai mentre le mie dita cercavano il foglio nella tasca.
Appena tirata fuori, la appoggiai alla parete confrontando la mia con quella del sotterraneo.
Naturalmente, quella più grande era molto più estesa rispetto alla mia.
Dopo, continuai a scendere per poco e mi trovai davanti a una porta di ferro.
-devo dire, che la proteggono bene.-
Stavolta però il simbolo era molto più grande.
La porta era messa tra un arco della parete. Essendo di ferro, il simbolo si notava di più.
Non ci misi molto a capire che dovevo mettere il simbolo del retro del foglio, con quello della porta.
Appena fatto la porta si aprì con un grande rumore; cigolando.
Mentre la porta si apriva un forte vento lo accompagnava. Mi fece andare i capelli sul viso e li scompigliò.
Quando fu del tutto aperta entrai.
Non mi aspettavo che le pareti erano piene di pugnali, spade e altre robe.
-Se è così per ogni chiesa sulla mappa allora le streghe non hanno possibilità. -
Mi scappò un sorriso leggiadro.
Mi misi a guardare i pugnali.
Erano così affascinanti. Ognuno con il proprio design.
Uno di metallo e la presa in oro. Altri solo di ferro e altri di oro bianco.
Io ne avevo già uno, mio padre mi ordinava di tenerne sempre uno con me. Così anche come Liam.

Kael e Liam, ormai erano sul ponte di Londra.
«Carina questa città.»  disse Liam mentre stavano attraversando.
Kael non lo guardò e passò avanti.
«Quanto manca?» domandò Liam
«Non è andata lontana e so anche dov'e.»
«Come?»
Kael aumentò il passo. Ormai era notte. Erano le 20.45 e non c'era quasi nessuno. Liam venne ignorato.
Appena a pochi passi videro la macchina.
«È qui.» disse Kael spostando lo sguardo altrove.
«È lì c'è la macchina.» disse guardando la macchina parcheggiata.
«Vieni andiamo.» disse Kael con un gesto della mano.
Liam lo seguì.
Dopo un po' di tempo; Kael sapeva bene quello a cui io stavo puntando, perciò sapeva dove trovarmi.
«Dobbiamo andare in chiesa.» disse Kael
«Cosa?!?» gridò Liam spaventato da quella affermazione. «Potremmo morire. Ci sono le cose sante!»
«Lo so. Ma tua sorella è lì.»
Liam voleva abbandonare il suo corpo e lasciarsi trascinare via dal vento. Il suo corpo voleva muoversi, per andare a cercarmi e tirarmi fuori da lì. Ma una forza lo trentenne, come un masso su una formica.
«Andiamo Liam!» gridò Kael infondo alla strada.
Come aveva fatto ad essere già lì? poteri da vampiro.
Liam non volle farsi troppe domande e andò da Kael, attraversando la strada.

Appena di fronte alla chiesa; Liam disse: «e così mia sorella è lì dentro?»
Kael annuì.
«Uno. Voglio sapere come ha fatto ad entrare, e due come mai è voluta venire qui.»
«Lascia stare Liam, ora voglio solamente tirarla via di qui.»

Mentre ero nel sotterraneo, indecisa se prendere dei pugnali o lasciarli lì. Venni distratta da un rumore in superficie. Uscii dalla stanza e mi diressi dove c'erano le scale.
Guardai sopra ma non vidi nulla, dato che la porta si era chiusa alle mie spalle.
Vedevo solo buio. Buio che in qualche modo era imbossibile da illuminare.
Mi girai e tornai nella stanza, ma non riuscì neanche a metterci di nuovo piede dentro che si sentì un altro rumore ancora più forte rispetto a quello di prima.
Stavolta salì di corsa le scale a chiocciola e mi trovai davanti alla porta con simbolo in ferro, che si aprì subito appena sfiorata l'uscita. Uscita mi accucciai e mi misi a sbirciare.
Non vedevo nessuno perciò uscì del tutto per esaminare bene.
Fuori; guardai bene ogni angolo. Poteva essere un vampiro.
Di umani mi sembrava un po' improbabile, dato anche perché era sera tardi.
Sentì un fruscio. Era sicuramente un vampiro; riconoscevo quel rumore. Mi girai e ne sentì un altro ancora, poi un tro, poi un altro...e poi senti una presenza mettermi le mani davanti alla bocca e agli occhi.
Caddi per terra e non sentivo nulla. Solamente buio e niente.

«Papà l'hai uccisa?» domandò Liam affianco a me.
«No, l'ho solo messa sotto anestesia.»
«E. che anestesia! La stavi uccidendo.»
«Non muore così.»
Liam volle ignorarlo, per la sua mancanza di delicatezza.
Poi si girò e mi guardò. Avevo gli occhi chiusi. Morta non potevo essere.
«Zane?...» provò a dire, cercando di rianimarmi.
Non fu data risposta. Poi si rivolse al padre: «Questa è colpa tua!» gli gridò infuriato.
«Liam, so come trattarla.»

Nella mia mente sono vuoto assoluto. Non capivo più nulla, mi mancava rivedere la luce.
Cercavo di risalire il mare che mi teneva agganciata sott'acqua.
Sentivo che ero sdraiata per metà sul pavimento e una parte appoggiata a qualcuno. Anche lui era freddo come il marmo, sentivo la sua mano gelata sfiorarmi la guancia andando poi verso il collo.
Poi la sua mano si staccò.

«Non si muove.» ipotizzò Liam.
«Lo so. Ma stai tranquillo che tra poco si riprenderà.» disse Kael con le mani incrociate.

In effetti, Kael aveva ragione. Dopo una decina di minuti mi svegliai.
Ero nella chiesa, ma non più nello stesso posto di prima.
Kael arrivò e mi prese la mappa che avevo in tasca e la nascose.
«Ben svegliata Zane!» gridò Liam abbracciandomi. «Mi sei mancata.»
«Ma davvero?» dissi sarcastica.
Liam si staccò: «Molto simpatica.»
Kael fece il suo ingresso nella conversazione: «Allora Zane; dobbiamo parlare.» disse accovacciandosi.

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